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Serie C al bivio tra crisi e riforme: Gravina valuta l’addio al professionismo, Marani ci pensa

La Serie C sta vivendo un’altra stagione tra esclusioni e classifiche ‘falsate’ mentre il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, valuta la svolta radicale: la Lega Pro nei dilettanti. Una riforma annunciata come salvezza che rischia di essere l’ennesima trappola politica e sportiva.
A cura di Vito Lamorte
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Gabriele Gravina e Matteo Marani.
Gabriele Gravina e Matteo Marani.

La Serie C continua a scivolare in una crisi strutturale che, stagione dopo stagione, ne mina credibilità e regolarità. Penalizzazioni a raffica, società che saltano in corsa, proprietà evanescenti e classifiche riscritte a campionato iniziato hanno trasformato la terza serie in un torneo sistematicamente alterato. Dopo Rimini, ora è il caso Trapani a riaccendere l’allarme, confermando un copione che si ripete da anni senza soluzioni definitive.

In questo contesto si inserisce la mossa del presidente della FIGC, Gabriele Gravina, che, mentre rilancia pubblicamente il tema delle riforme del sistema calcio, secondo quanto appreso da Fanpage.it avrebbe avanzato al presidente della Serie C, Matteo Marani, una proposta radicale: togliere alla Serie C lo status di ‘campionato professionistico' e ricondurla nell’alveo dilettantistico.

Gabriele Gravina.
Gabriele Gravina.

Un’idea non che non è stata ufficializzata e viene tenuta sotto traccia, ma è tutt’altro che marginale, perché andrebbe a smantellare l’attuale Lega Pro così come è concepita oggi. Tre gironi, stesso format e promozioni immutate, ma senza più legame diretto con il calcio professionistico: una rivoluzione che Gravina considera necessaria per ‘raffreddare' un sistema ormai ingestibile.

Gravina valuta addio al professionismo della C, Marani ci pensa

Marani, secondo indiscrezioni, non avrebbe respinto l’ipotesi, limitandosi a prenderne atto e a valutarla come proposta eventualmente da sottoporre ai club.

Ed è qui che il progetto assume i contorni di una possibile trappola politica: la Lega Pro, già ridimensionata nel peso federale e nella mutualità economica, rischierebbe di perdere anche l’ultimo simbolo identitario, ‘il professionismo'. Il passo successivo sarebbe l’assorbimento nella Lega Dilettanti, con un drastico calo di appeal e indotto.

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Le criticità, però, non sono solo politiche. Un simile cambio di status aprirebbe scenari giuridici complessi: oltre mille calciatori perderebbero le tutele del lavoro professionistico, contratti pluriennali finirebbero in un limbo normativo e l’AIC, forte del suo peso elettorale, difficilmente resterebbe a guardare. Anche allenatori e altre componenti federali sarebbero chiamate a esprimersi in un’assemblea straordinaria dal finale tutt’altro che scontato.

Serie C tra esclusioni e classifiche ‘falsate': quale futuro?

Il paradosso è che, mentre si discute di retrocedere la C nei dilettanti, non si interviene con decisione su riforme concrete: stop ai ripescaggi, fideiussioni realmente proporzionate ai costi, controlli seri sulle proprietà, sanzioni economiche dirette ai dirigenti anziché penalizzazioni che falsano i campionati. Intanto il torneo resta in piedi tra asterischi e segni meno, con classifiche riscritte e retrocessioni modificate in corsa.

Matteo Marani.
Matteo Marani.

La sensazione, almeno in questi giorni, è che la proposta sul dilettantismo della Lega Pro serva più a coprire l’ennesimo fallimento gestionale che a risolvere il problema.

La Serie C continua a essere il laboratorio degli annunci e delle riforme promosse ma mai applicate, mentre i numeri di penalizzazioni ed esclusioni crescono anno dopo anno. E la storia, ancora una volta, sembra destinata a ripetersi.

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