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Serie A e ‘VAR a chiamata’: il fronte del “Sì” si allarga, ma i dati della C predicano prudenza

Il fronte del “Sì” al VAR a chiamata in Serie A si allarga tra i grandi club, ma i dati della Serie C rivelano che solo il 15% delle sfide lanciate dalle panchine porta a un reale cambio di decisione.
A cura di Vito Lamorte
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Il calcio italiano sta vivendo una metamorfosi silenziosa che dalle polverose sfide della Serie C punta dritto ai riflettori di San Siro e dell'Olimpico. Il caso Bastoni-Kalulu è stato solo l'ultima scintilla di un incendio mai spento: quello di un protocollo VAR che, a volte, sembra incastrarsi nei propri ingranaggi. Nonostante le ultime modifiche dell'IFAB al regolamento, la soluzione invocata a gran voce da alcune società e tanti tifosi ha un nome preciso: FVS (Football Video Support), o più semplicemente, il ‘VAR a chiamata'.

L’idea è quella di restituire il potere a chi il campo lo respira ogni domenica. Immaginate la scena: un contatto dubbio in area, l'arbitro che tira dritto e l'allenatore che, invece di esplodere in una protesta inutile, estrae idealmente il proprio "challenge", costringendo il direttore di gara a confrontarsi con il monitor. È una visione che affascina i grandi nomi della nostra Serie A, ma che si scontra con una realtà statistica ancora acerba.

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La domanda, però, è un'altra: si può introdurre direttamente il FVS in Serie A al posto del VAR? No. Il Football Video Support, o ‘VAR a chiamata', è una sperimentazione autorizzata dall'IFAB e dalla FIFA, ma che non può essere utilizzato nei campionati maggiori. Si tratta semplicemente di uno strumento in fase di sperimentazione, quindi l'utilizzo è tutt'altra cosa.

‘Var a chiamata' in Serie C: le statistiche del FVS

In Serie C, dove il FVS è già in uso, i numeri raccontano una storia di estrema cautela. Nonostante la possibilità per gli staff tecnici di invocare la tecnologia, gli arbitri cambiano la loro decisione originale solo nel 15% dei casi.

È un dato che pesa come un macigno: significa che in 85 occasioni su 100, la chiamata della panchina si infrange contro la conferma del fischio iniziale. Questo accade perché, senza lo schieramento massiccio di telecamere della massima serie, l'immagine "salvifica" che prova l'errore certo è spesso un miraggio.

La spinta delle Big di Serie A per il ‘VAR a chiamata'

Nonostante questi numeri il fronte dei favorevoli non arretra, soprattutto tra le big della Serie A. Il vantaggio psicologico, tuttavia, sarebbe immenso. Dare la chiamata agli allenatori significherebbe responsabilizzarli: se decidi di giocarti il jolly e le immagini ti danno torto, la polemica muore sul nascere.

Si passerebbe da un sospetto costante verso la "macchina" a una gestione strategica dell'errore umano. Sarebbe l'attuazione di quel supporto tecnologico auspicato anni fa da Carlo Ancelotti: un VAR che assiste l'arbitro senza sostituirsi a lui, lasciando che sia l'uomo in campo a mantenere l'ultima parola.

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La strada è tortuosa e complessa ma la sfida è lanciata. Per evitare che il "challenge" diventi solo un modo per perdere tempo nei minuti di recupero, serviranno immagini più nitide e una velocità d'esecuzione che oggi, nei laboratori della Lega Pro, è ancora in fase di rodaggio.

Il fischio d'inizio per il ‘VAR a chiamata' in Serie A non sembra vicinissimo e i dati della Serie C predicano prudenza ma un sassolino nello stagno è stato lanciato.

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