Scandalo in Malesia, la FIFA smaschera la “regola del nonno”: l’intera Federcalcio si dimette

Un intero Paese senza più una Federcalcio. È accaduto in Malesia all'indomani dell'epocale scandalo che ha coinvolto la Nazionale dopo che gli investigatori della FIFA hanno scoperchiato la truffa, oramai già passata alla storia come la "regola del nonno", che si celava dietro il tesseramento di ben 7 giocatori. La Federcalcio li aveva inseriti in rosa – e fatti giocare – sostenendo che avessero antichi avi malesi, ma i documenti a supporto della loro naturalizzazione sostenuta dai vertici del calcio malese erano semplicemente dei falsi.
Di fronte all'evidente impossibilità di difendere la propria posizione di fronte alle accuse, formalizzate dalla FIFA, l'intero comitato esecutivo della Federcalcio malese si è dimesso a soli 11 mesi dall'insediamento che prevedeva un mandato con scadenza 2029. La stessa FIFA si è costretta ad intervenire con sanzioni dirette alla FAM (la federcalcio nazionale) con una multa di oltre 450 mila euro e a commissariarla per procedere ad un controllo più approfondito della governance calcistica del Paese che, intanto, è comunque ricorsa in tribunale per provare a salvaguardare ciò che resta della reputazione del calcio malese.
Chi sono i sette giocatori nazionali coinvolti nello scandalo
Le clamorose dimissioni di massa seguono ad una indagine aperta dalla FIFA, risalente lo scorso settembre, quando iniziarono le investigazioni su una serie di documenti che attestavano per ben sette calciatori la possibilità di vestire la maglia della nazionale, grazie ad una naturalizzazione proveniente da avi malesi: Facundo Garcés, Rodrigo Holgado, Imanol Machuca, João Figueiredo, Gabriel Palmero, Jon Irazabal e Héctor Hevel i nomi dei giocatori coinvolti, che avevano anche partecipato ad una gara valida per le qualificazioni in Coppa d'Asia 2027 contro il Vietnam.
La "regola del nonno": i documenti falsi e gli investigatori FIFA
I funzionari malesi avevano sostenuto che tutti i giocatori fossero perfettamente idonei a giocare in Nazionale seguendo le procedure e le regole FIFA, attribuendo ad ognuno dei soggetti un nonno nato in Malesia: peccato che a seguito dei controlli effettuati gli investigatori FIFA hanno scoperchiato la truffa, riuscendo ad ottenere a propria volta altra documentazione che sosteneva il contrario, riuscendo ad ottenere i documenti originali dai Paesi di origine dei giocatori che contraddicevano tali affermazioni.
La difesa della Federcalcio malese: "Dimissioni per preservare la reputazione del calcio nazionale"
Le dimissioni in blocco di una intera Federazione è uno scenario inedito nel panorama calcistico internazionale. La FAM ha però voluto motivare la scelta di rimandare il proprio incarico sostenendo che tale passo indietro garantirebbe che tutte le riforme necessarie possano essere "intraprese senza distrazioni o conflitti percepiti, e su una rinnovata base di fiducia al fine di salvaguardare la reputazione e gli interessi istituzionali della stessa FAM" si legge nella nota ufficiale, per evitare conseguenze che "potrebbero avere ripercussioni sul calcio malese nel suo complesso".
La truffa scoperta dalla FIFA: la squalifica dei giocatori e cosa accade ora
Lo scandalo nello specifico, si riferisce alla presenza dei sette giocatori presenti in campo in Malesia-Vietnam (finita 4-0 per i padroni di casa) in cui la formazione titolare presentava 7 giocatori nati all'estero e "naturalizzati". Un approfondito controllo aveva portato all'evidenza della contraffazione, con tanto di "aggiustamento" dei nomi per farli sembrare – pur essendo nati in Argentina o in Spagna – originari malesi, attraverso rispettivi avi, scientificamente localizzati in diverse città del Paese. La "regola del nonno" è costata ai sette giocatori l'immediata squalifica di un anno, ma possono continuare a giocare e ad allenarsi in attesa del verdetto finale che dovrebbe arrivare, dopo il ricorso in appello della FAM, non prima di fine febbraio.