Ruben Amorim non merita di essere trattato così, guardate il Milan
C’è un'ombra sottile che sembra accompagnare ogni passo di Rúben Amorim da quando ha varcato i cancelli di Milanello. Un'ombra che lo accompagna dalla turbolenta e complessa parentesi sulla panchina del Manchester United ma l'allenatore portoghese del Milan è andato avanti per la sua strada senza pensare a nulla. È vero, siamo alle prime battute della stagione e fare bilanci potrebbe essere prematuro ma il cammino in rossonero finora del tecnico nato a Lisbona recita così: nelle prime 8 giornate di Serie A il Diavolo è imbattuto (5 vittorie e 3 pareggi), con 18 punti su 24 disponibili e una media di 2,25 punti a partita che rispecchia una marcia da alta classifica. I 16 gol realizzati a fronte dell'ottima tenuta difensiva (8 subiti, per una differenza reti di +8) testimoniano come la squadra abbia trovato un equilibrio pragmatico, culminato nel recente e cinico 2-0 sul campo dell'Udinese.
Eppure il tecnico portoghese si sta trovando al centro di un bizzarro paradosso: i giudizi affrettati nei suoi confronti continuano a porlo sotto una lente d'ingrandimento e velata diffidenza ma l'unico verdetto inconfutabile, quello del campo, sta raccontando una storia completamente diversa specie entro i confini nazionali.

Analizzando i dati con lucidità il cammino del Milan è assolutamente positivo e Amorim sembra trovarsi di fronte a quel ‘muro' che spesso accompagna chi arriva in Italia da fuori, ovvero la diffidenza di chi ‘non conosce il nostro calcio‘ che in tanti ripetono a cantilena in occasioni, e per questo anche la sua comunicazione ha fatto discutere in più di qualche occasione perché ha mostrato una rottura con quello che si ascolta spesso tra conferenze e interviste. Prima di Lazio-Milan l'allenatore lusitano ha affermato, in maniera anche piuttosto dirompente: "Mi dicevano che il mio calcio in Italia sarebbe stato difficile, ma le mie intenzioni non cambiano: vogliamo essere dominanti. Capisco che per voi sia difficile accettare un giovane allenatore che arriva dall'estero e vi dice come giocare a pallone e c'era chi aspettava di farmi domande sui punti che abbiamo perso…".
Un modo di rapportarsi al quale in Italia non siamo abituati e che potrebbe essere un'arma a doppio taglio anche per il suo percorso ma che Amorim non sembra avere intenzione di abdicare alle frasette pre-confezionate a cui siamo abituati.
Il fattore rotazioni e la flessibilità tattica di Amorim
Il suo merito principale non sta soltanto nelle cifre, ma nella gestione complessiva delle risorse, smontando pezzo per pezzo l'etichetta di allenatore dogmatico e prigioniero dei propri moduli che gli era stata cucita addosso Oltremanica. A Milano, il tecnico portoghese ha dimostrato una maturità tattica inattesa: ha saputo alternare il marchio di fabbrica del 3-4-2-1 con strutture a quattro (come il 4-4-1-1 visto a Udine), adattando le uscite e l'ampiezza di gioco alle caratteristiche degli avversari e ai momenti della gara.

Questa duttilità passa attraverso un utilizzo chirurgico delle rotazioni. Per mantenere elevata la spesa energetica richiesta dal suo stile, Amorim ha coinvolto quasi l'intera rosa, concedendo spazio a risorse fresche ed elementi emergenti anche della squadra Under 23 senza perdere l'ossatura portante. I soliti punti di riferimento – da Maignan a Rabiot, passando per la regia di Modrić e il ritrovato Pulisic – ruotano all'interno di un ingranaggio in cui anche le alternative sanno rispondere presente quando chiamate in causa.
C'è un Milan da campionato e un Milan da Europa League?
Se il quadro in campionato spinge verso un giudizio ampiamente positivo, è in Europa League che il percorso mostra alcune crepe. Il bilancio di una vittoria e 2 sconfitte nelle prime 3 gare europee (media di 1,00 punto a partita, con una differenza reti di -2) ha fornito ai detrattori argomenti per alimentare il parallelo scomodo con i passaggi a vuoto vissuti in Europa con lo United.
Tuttavia, isolare le difficoltà europee per sminuire il lavoro complessivo – o peggio, leggere il presente attraverso il filtro prevenuto del fallimento inglese – sarebbe un errore d'analisi marchiano. Con un bilancio totale di 6 vittorie, 3 pareggi e 2 sconfitte su 11 gare ufficiali (1,82 punti/gara globali), il Milan di Ruben Amorim si sta dimostrando una realtà in fase di consolidamento che ha già messo in cascina una base di punti pesantissima in Serie A più che un cantiere a cielo aperto o un esperimento malriuscito.
Se Ruben Amorim dovesse riuscire a registrare alcuni meccanismi e ad avere un po' più di continuità nelle prestazioni, persino i più scettici dovranno arrendersi all'evidenza dei numeri e liberarsi, una volta per tutte, dai fantasmi del passato.