La stagione 1989/1990 è rimasta nel cuore di tutti i tifosi del Napoli, per la vittoria del secondo scudetto targato Diego Armando Maradona. In quell'anno, dietro ai partenopei e al Milan, arrivò l'Inter di Giovanni Trapattoni. Di quella squadra, Riccardo Ferri era uno dei punti di forza della difesa nerazzurra. All'ex difensore interista, oggi opinionista televisivo, abbiamo chiesto un commento alla tragica notizia della morte di Maradona.

"La prima reazione che ho avuto è stata senza dubbio di commozione – ha spiegato Riccardo Ferri ai nostri microfoni – Diego lo ricordo come una persona che, oltre ad essere stato un grande giocatore, era anche un grande uomo. Purtroppo non è riuscito con le proprie doti a dribblare anche la morte. Diego è stato uno di quelli che ha sempre pigiato sull'acceleratore sia in campo che fuori, e il grande rammarico è che nessuno è riuscito ad aiutarlo e a portarlo in una condizione tale da poter evitare i problemi che ha avuto nel recente passato. È un rammarico che rimane a noi che non eravamo in prima linea, ma sicuramente anche a chi lo ha vissuto direttamente".

"Il primo pensiero va indubbiamente alla famiglia e ai figli. Per quanto mi riguarda, rimane una figura indelebile di un mio percorso calcistico straordinario, perché andare ad affrontare Maradona, per me e per tutti quelli che hanno avuto la fortuna di giocarci contro, è sempre stato motivo di grandissima soddisfazione. Bastava limitarlo in qualche giocata per avere un po' di soddisfazione, perché Maradona in campo era un extraterrestre. Di lui posso solo dire bene e so per certo, per quello che mi hanno raccontato i suoi ex compagni, che era un vero leader nello spogliatoio. Faceva della generosità nei confronti dei compagni una delle doti più grandi, condivideva con loro le vittorie, anche se erano frutto solo delle sue giocate. Questo la dice lunga anche sul talento umano che aveva".