video suggerito
video suggerito

Real Madrid sotto accusa dopo il ko che regala la Liga al Barcellona: “I calciatori guardano i telefoni”

In Spagna non si capacitano dell’atteggiamento dei blancos anche dopo la sconfitta a Maiorca avvenuta nel recupero. Il giornalista Roncero: “Quando arrivano negli spogliatoi non prendono a calci i loro armadietti”. Catalani lanciati verso il titolo.
A cura di Maurizio De Santis
0 CONDIVISIONI
Immagine

La sconfitta del Real Madrid sul campo del Maiorca (2-1) è stata una mazzata tremenda per i blancos che, dopo aver pareggiato nel finale, hanno addirittura subito il colpo del ko in pieno recupero. E, cosa peggiore, hanno agevolato la fuga del Barcellona verso il titolo: a 8 giornate dalla conclusione della Liga, i catalani sono a 76 punti, +7 sulle merengues (69). Ma più dei numeri e dell'esito rocambolesco, quanto inaccettabile per una formazione imbottita di campioni come quella di Arbeloa, è il clima che si respira intorno alla squadra. "Abbiamo giocatori individualmente bravi, ma non persone che, quando arrivano negli spogliatoi, prendono a calci i loro armadietti e li distruggono. Non lo faranno. Rimangono lì seduti a fissare i loro telefoni". La disamina del giornalista Tomás Roncero fotografa alla perfezione tutti i dubbi mai spazzati via nemmeno col cambio di guida tecnica (Arbeloa per Xabi Alonso).

La mentalità feroce del Real Madrid che non c'è più

È palpabile la sensazione di trovarsi dinanzi a un gruppo di calciatori indiscutibilmente forti e pieni di talento ma che hanno smarrito la cosa essenziale: la cattiveria agonistica abbinata alla fame di vittoria, il pragmatismo della "grande" che sa prendersi anche le "vittorie sporche". Quella che mette da parte i leziosismi e azzanna l'avversario perché il successo, per un club come il Real Madrid, viene prima di tutto. E giungere secondo è una debacle.

"Il Real Madrid ha buttato via il titolo di campione", è la frase molto forte che Roncero durante usa durante la trasmissione Carrusel Deportivo, con un'analisi tanto dura quanto provocatoria. La questione vera non è la qualità dei giocatori (sarebbe anche assurdo metterla in discussione) ma l'assenza di una mentalità feroce, quella che storicamente ha definito i grandi cicli del club. "Questa squadra gioca due buone partite poi in quella successiva vedi i calciatori vagare senza meta. Non reagiscono quando subiscono un gol, non si arrabbiano, non protestano, non fanno pressione sull'arbitro o sugli avversari, non sembrano coinvolti, non sembrano arrabbiati". 

Immagine

L'assenza di leader veri come ai tempi di Cristiano Ronaldo

Una squadra inspiegabilmente svuotata dentro e che trova una spiegazione in un'altra riflessione: manca un leader vero, la figura capace di trascinare gli altri nei momenti critici. Eccezione fatta per singoli exploit da questo punto di vista (è il caso dell'atteggiamento da combattente puro di Federico Valverde), non è certo la "garra" il tratto distintivo di questa rosa. Cosa che invece non accadeva in passato con Cristiano Ronaldo, simbolo di una mentalità competitiva quasi ossessiva. Quella che ti porta a spaccare tutto quando le cose non vanno per il verso giusto: la rabbia di chi vuole vincere sempre. "Quando arrivano negli spogliatoi non prendono a calci i loro armadietti. Rimangono lì seduti a fissare i loro telefoni".

Un'affermazione che tratteggia bene il contrasto tra l'immagine di una squadra costruita con alcuni dei migliori talenti del mondo e la percezione di un gruppo privo di quella furia competitiva che storicamente ha reso il Real Madrid una macchina da trofei. "Una squadra che si lascia andare è una squadra con l'anima persa", è la chiosa amara di Roncero.

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views