Rapina a Donnarumma, nove anni al basista: la testimonianza della moglie e la gravidanza interrotta

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Si conclude con la condanna in primo grado del custode e basista della traumatica rapina che Gianluigi Donnarumma e Alessia Elefante subirono in casa nel 2023. Strazianti i dettagli della testimonianza: “Fummo trattati con violenza inaudita”

La Corte d'Assise di Parigi ha condannato a nove anni di reclusione il custode e basista della violenta rapina subita nel 2023 dal portiere della Nazionale e del PSG Gianluigi Donnarumma e dalla moglie Alessia Elefante. La sentenza, emessa dal tribunale francese al termine del processo di primo grado, mette un punto fermo sull'aspetto giudiziario di uno degli episodi di cronaca nera più traumatici che abbiano coinvolto un calciatore di alto livello negli ultimi anni. Le motivazioni della decisione dei giudici hanno confermato la piena responsabilità dell'imputato nel ruolo di "chiave d'accesso" per la banda di malviventi, evidenziando la spietatezza di un'aggressione pianificata nei minimi dettagli e sfociata in conseguenze umane devastanti per la coppia: Alessia Elefante, oggi moglie e allora compagna di Donnarumma, ha infatti confessato di aver interrotto la gravidanza per lo shock.

Il dramma in aula: la testimonianza di Alessia Elefante e l'aborto dopo la rapina

A scuotere profondamente l'aula del tribunale parigino durante le udienze sono state le parole e i verbali depositati da Alessia Elefante. Nel corso del dibattimento, ha ricostruito per la prima volta in sede giudiziaria con dettagli strazianti le ripercussioni fisiche ed emotive patite a causa dell'incursione. Elefante ha rivelato che fosse incinta, nelle prime settimane di gestazione, la notte dell'aggressione e di aver perso il bambino nei giorni immediatamente successivi per via del gravissimo stato di shock e del trauma psicofisico subito.

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Nel settembre del 2024 si sono sposati, Donnarumma e Elefante hanno un figlio: Leo

Nel suo racconto davanti ai giudici, ripreso dagli atti processuali, la donna ha descritto i minuti di terrore vissuti mentre veniva minacciata e picchiata dai rapinatori incappucciati mentre il compagno giaceva immobilizzato: "Ci hanno trattati con una violenza inaudita, non c'era pietà nelle loro azioni. Ho temuto per la vita di Gianluigi e per quella del bambino che portavo in grembo. Quel terrore non ci ha mai lasciati del tutto e ha cancellato la gioia più grande che stavamo aspettando." La perdita della gravidanza, messa in diretta correlazione clinica e causale con lo stress acuto patito durante il sequestro lampo, ha costituito uno degli elementi di maggior peso nella determinazione della severità delle pene comminate.

La ricostruzione della notte di terrore: cosa accadde nella casa di Parigi

I fatti risalgono alla notte tra il 20 e il 21 luglio 2023, quando la coppia si trovava nell'appartamento di lusso situato nell'VIII arrondissement di Parigi. Una banda composta da quattro individui incappucciati e armati era riuscita a penetrare nell'abitazione senza sollevare alcun allarme, cogliendo nel sonno l'estremo difensore e la compagna.

Donnarumma era stato aggredito, percosso, ferito lievemente e immobilizzato con delle fascette da elettricista, mentre i malviventi perquisivano la casa e minacciavano la donna per farsi consegnare oggetti di valore. Il bottino dell'incursione, durata lunghi e agghiaccianti minuti, si era attestato su una cifra stimata intorno ai 500 mila euro tra orologi di lusso, gioielli di alta sartoria e pelletteria di marca. Riusciti a liberarsi a fatica verso le 3:20 del mattino, i due si erano rifugiati in stato di profondo shock presso un hotel di lusso situato nelle vicinanze, dal quale il personale di servizio aveva provveduto ad allertare la polizia e le ambulanze.

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Gianluigi "Gigio" Donnarumma e Alessia Elefante stanno insieme dal 2016

Le indagini della polizia e il ruolo decisivo del custode basista

Le indagini condotte dalla polizia giudiziaria di Parigi avevano subito imboccato la pista del basista interno. L'assenza di segni di scasso sulle porte d'ingresso e la precisione chirurgica con cui i rapinatori si erano mossi all'interno del complesso residenziale suggerivano la presenza di una gola profonda. Gli accertamenti tecnici, l'analisi dei tabulati telefonici e i rilievi sulle telecamere di videosorveglianza avevano incastrato il portiere e custode dello stabile, che forniva mappe, orari e dettagli logistici ai criminali in cambio di una percentuale sul bottino.

Il lavoro degli inquirenti ha consentito prima di stringere il cerchio attorno all'organizzatore interno e poi di risalire agli esecutori materiali dell'aggressione. Con la condanna a nove anni inflitta al basista, la giustizia francese ha riconosciuto l'estrema gravità del reato di sequestro di persona e rapina pluriaggravata. Una sentenza che chiude la parentesi giudiziaria, ma che lascia aperta la ferita profonda per la vita spezzata sul nascere e per la serenità familiare violata da quella notte di terrore.

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