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Portanova: “Per il calcioscommesse sono stato malissimo. Non avevo mai fatto una schedina in vita mia”

Daniele Portanova ripercorre a Fanpage.it la sua storia: dalle borgate di Roma alla Serie A, passando per Messina, Siena, Bologna e Genoa, tra spogliatoi veri, allenatori decisivi e grandi piazze. Oggi, dopo il ritiro, il calcio resta sempre la sua casa perché è una passione che non si spegne mai.
A cura di Vito Lamorte
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Daniele Portanova ha sempre avuto la faccia e il carattere del difensore vecchia maniera: duro, diretto e senza troppi giri di parole. Nato a Roma e cresciuto nella borgata di Montespaccato, ha costruito la sua carriera passo dopo passo, partendo dai campi di periferia fino ad arrivare alla Serie A, dove per anni è stato una colonna difensiva di squadre come Siena, Bologna e Genoa. La sua è una storia fatta di spogliatoi veri, di promozioni, di cadute e di ripartenze. Dai primi calci al pallone nelle giovanili della Roma alle notti infuocate del Celeste di Messina, fino all’approdo nella massima serie e alla fascia da capitano di piazze importanti. Ma è anche il racconto di un uomo che il calcio non l’ha mai davvero lasciato: prima da giocatore, poi da vice allenatore e oggi ancora vicino ai giovani che inseguono lo stesso sogno che aveva lui da bambino.

A Fanpage.it Portanova, oggi 47enne, ripercorre tutto: le radici, gli allenatori che lo hanno formato, le piazze che lo hanno segnato e i momenti più complicati della sua vita, dentro e fuori dal campo. Sempre con la stessa schiettezza con cui affrontava gli attaccanti la domenica.

Cosa fa oggi Daniele Portanova?
"Sono sempre nel calcio. Mi piace aiutare i giovani ma non parliamo di procuratore, diciamo ‘gestore'. Mi piace andare a vedere i ragazzi, cercare di aiutarli a realizzare un sogno".

È stato anche vice allenatore dopo il ritiro. Com’è stato cambiare prospettiva?
"È una questione di fiamma che c’è dentro. Quando ho smesso era quasi spenta. Vedevo il calcio in maniera diversa, anche in tv. Poi quando è arrivata la possibilità di fare il secondo a Cosenza si è riacceso tutto: l’odore dell’erba, lo spogliatoio, il gruppo… sono rinato a livello calcistico".

Lei a Cosenza eri stato anche da calciatore…
"Sì, ma ero giovanissimo. Avevo iniziato titolare a Genova, poi con il cambio da Pillon a Gigi Cagni ho trovato poco spazio. A Cosenza davanti avevo pilastri come Silvestri e Malusci. Avevo bisogno di giocare e sono andato a Messina".

Daniele Portanova con la fascia da capitano del Bologna.
Daniele Portanova con la fascia da capitano del Bologna.

Portanova è cresciuto a Montespaccato. Primo ricordo col pallone?
"A cinque anni negli spogliatoi del Montespaccato. Poi il Casalotti, che in periferia era una big. Vincemmo un torneo con Lazio, Roma e Lodigiani, mi prese la Roma".

La Roma, appunto. Che ricordi ha del settore giovanile giallorosso: eravate una squadra molto forte…
"Gruppi fortissimi. Stavamo con Daniele Conti, Storari… un settore giovanile vincente. E allenatori come Ezio Sella e Maldera mi hanno insegnato tutto: tattica, stare in campo. L’applicazione è fondamentale, ma l’allenatore bravo ti alza l'asticella".

Suo padre è originario di Monteverde, provincia di Avellino, e lei ci ha giocato con la maglia dei Lupi irpini: che esperienza è stata?
"Sì, io da bambino andavo sempre a Monteverde. Avellino è una grande piazza. Io ero giovane, c’era Sibilla presidente. L’ho vissuta bene umanamente, ma calcisticamente non è uscito il vero Portanova".

Portanova si è rifatto a Messina…
"Messina mi ha fatto diventare uomo. Il Celeste pieno tremava. Non abbiamo mai perso in casa in tre anni. Era una famiglia, tifosi e società. Il presidente Franza era fantastico. È stata la mia prima tappa importante".

Portanova ai tempi del Napoli.
Portanova ai tempi del Napoli.

In Campania ha giocato anche a Napoli, dove ha vissuto il fallimento del club: che clima si respirava nello spogliatoio in quei momenti difficili?
"Per un giocatore andare a Napoli è un sogno. Mi allenavo dove si era allenato Maradona. Calcisticamente ho fatto bene, mi sentivo apprezzato. Poi è successo quello che è successo e ti cade il mondo addosso".

Portanova debutta in Serie A con il Siena e diventato uno dei giocatori con più presenze in Serie A del club toscano: quando ha capito di essere diventato un punto fermo della squadra?
"Si esaurisce un sogno. Primo anno ero capocannoniere a dicembre con quattro gol. Ti confronti con i campioni e capisci che ci puoi stare. Ogni anno mettevo un tassello".

Poi il passaggio al Bologna, altra tappa importantissima…
"Parentesi bellissima. Sempre grandi gruppi. Un anno senza presidente ma ci siamo salvati con la forza mentale. Quando una società ti tiene 4-5 anni vuol dire che hai fatto bene".

Portanova con la maglia del Siena.
Portanova con la maglia del Siena.

Lei ha vissuto anche la vicenda del calcioscommesse. Quando il 2 aprile 2012 ha saputo di essere indagato, qual è stata la sua prima reazione a livello umano e come ha vissuto quei giorni di grande esposizione mediatica? 
"Sono stato malissimo. Non avevo mai fatto una schedina in vita mia. Mi diedero quattro mesi per ‘omessa denuncia', per una percezione: dovevo percepire qualcosa nell’aria e denunciarlo. Mi faceva male che mettessero in dubbio la persona".

Dopo una breve esperienza da giovanissimo, Portanova torna al Genoa e diventa capitano dopo Marco Rossi: una responsabilità enorme…
"Fascia pesante. Grande responsabilità. Genoa è stata l’ultimo amore. Con Preziosi ho avuto uno dei migliori presidenti a livello calcistico. Con Gasperini? Un litigio, poi ci siamo riabbracciati. È uno degli allenatori più forti".

Dopo il Genoa, Portanova ha chiuso il cerchio tornando a Siena in Serie D: scelta romantica o normale chiusura di carriera?
"Avevo 37 anni, due anni di contratto a Genova. Ho seguito il cuore. Siena mi aveva dato la Serie A. Ho giocato due anni gratis. A 39 anni ho smesso: mi confrontavo con ragazzi dell’età dei miei figli. Ho guardato mia moglie e ho detto basta".

Portanova nell’ultima esperienza con il Siena in Serie D.
Portanova nell’ultima esperienza con il Siena in Serie D.

Ecco, i figli. I suoi giocano tutti a calcio: che effetto le fa?
"Non è scontato. È una fortuna. È entrato nel loro sangue".

Abbiamo toccato l'argomento familiare e non posso non farle una domanda sulla vicenda giudiziaria che coinvolge suo figlio Manolo (calciatore della Reggiana, in Serie B): com'è la situazione?
"Manolo sta in piedi perché c’è una grande famiglia. È una situazione imbarazzante. Quando un personaggio è famoso diventa una questione mediatica e politica".

Però c'è una condanna in primo grado a sei anni per violenza sessuale di gruppo: perché parla di questione mediatica e politica?
"Noi abbiamo 28 prove a favore e ho fatto vedere le carte a 46 avvocati, che mi hanno risposto tutti lo stesso: ‘Non è possibile'. Qui parliamo di una causa farlocca e Manolo dice sempre: se in appello mi assolvono riprendo la mia vita calcistica. Io spero solo nella giustizia. È pesante. Ma noi non molliamo".

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