Pirola: “L’esordio all’Inter fu un premio di Conte. Tra calcio e una gara di F1 scelgo sempre la F1”

Dall’Under-14 dell’Inter ai palcoscenici della Serie A, fino alle vittorie in Grecia con l’Olympiacos, Lorenzo Pirola ha costruito la sua carriera passo dopo passo, tra impegno, sacrifici e grandi emozioni. Nato a Monza e cresciuto nei vivaci corridoi del settore giovanile nerazzurro, Pirola ha imparato fin da giovanissimo che diventare un calciatore professionista significa molto più che giocare: disciplina, comportamento e dedizione sono parte del percorso.
Dall’esordio con l’Inter, passando per le esperienze formative in prestito a Monza e Salernitana, fino alla leadership in Nazionale Under-21, Pirola racconta a Fanpage.it la sua crescita dentro e fuori dal campo. In questa chiacchierata sincera e informale, il giovane difensore condivide successi, difficoltà e passioni personali, offrendo uno sguardo autentico su cosa significhi oggi fare il calciatore professionista.
Come sta andando questa esperienza in Grecia all’Olympiacos? Si aspettava di inserirsi così rapidamente nella squadra?
“Sono qui ormai da un anno e mezzo e sta andando molto bene. Quando ho firmato l’estate scorsa avevo grandi aspettative, ma non pensavo di impormi così in fretta, perché l’anno scorso partivo un po’ più indietro nelle gerarchie visto che la squadra veniva dalla vittoria della Conference League. Alla fine ho chiuso la stagione con 35 partite e quest’anno sono praticamente sempre titolare".

Ha già vinto campionato e Coppa di Grecia e hai esordito in Europa League. Che significato hanno questi traguardi?
“Sicuramente sono soddisfazioni importanti. L’Olympiacos è un club storico, con grandi ambizioni: abbiamo vinto il 48° campionato nel centenario, e ora giochiamo anche in Champions League. A gennaio ci sarà la Supercoppa, quindi puntiamo a vincere ancora".
Quali differenze tra il calcio italiano e quello greco?
“La Serie A è più competitiva tra le squadre di medio-bassa classifica, quindi anche le partite ‘facili’ sono dure. In Grecia, invece, il calcio è più aperto, le squadre hanno stili diversi, c’è più libertà offensiva. Anche i derby sono molto sentiti, specialmente quello con il Panathinaikos: un’esperienza incredibile sia in casa sia in trasferta".
Pirola è cresciuto nel settore giovanile dell’Inter. Quanto è stato importante quel percorso?
“Fondamentale. Sono arrivato all’Inter dall’Under-14 e già dai primi anni il club ti forma come giocatore e come persona. C’erano regole precise, sia dentro che fuori dal campo: se non ti comportavi bene, c’erano conseguenze. Questo ti aiuta a crescere, a capire che rappresenti un club importante e che devi essere un esempio, soprattutto se sei capitano o in nazionale giovanile".

A 18 anni ha esordito in Serie A con l’Inter sotto la guida di Conte. Che emozione è stata?
“Indescrivibile. Giocare con l'Inter a 18 anni è un sogno. Durante l’anno mi allenavo sempre con la prima squadra, e il mister mi ha dato fiducia per l’esordio. Fu un suo premio per il modo in cui mi ero comportato durante tutto l'anno. È stata una soddisfazione enorme".
Come ha vissuto il rapporto con Conte?
“Conte è maniacale in tutto: allenamenti, analisi video, alimentazione. Ma ti tratta come tutti gli altri, con la stessa intensità e le stesse responsabilità. È una persona che ti fa crescere, dentro e fuori dal campo. Non era favorevole al mio prestito al Monza, ma io volevo giocare con continuità".

È poi passato in prestito al Monza, la sua città. Che esperienza è stata, considerando anche gli infortuni che ha avuto?
“Monza è stata la mia prima vera esperienza tra i grandi. Il primo anno ho giocato poco, ma nelle ultime partite ho colto le mie occasioni. Il secondo anno ho avuto problemi fisici, con interventi al ginocchio e altre difficoltà, ma sono riuscito a giocare da titolare nei playoff, contribuendo alla storica promozione in Serie A. È stato un periodo fatto di alti e bassi, ma con un finale molto dolce".
Dopo Monza, Pirola è andato alla Salernitana, dove ha segnato i suoi primi gol in Serie A. Come ricorda quella tappa?
“Salerno è stata una stagione di grande crescita. Il primo anno ho trovato continuità, soprattutto con l’arrivo di Paulo Sousa. Il secondo anno, invece, è stato complicato: siamo partiti male e purtroppo siamo retrocessi. Affrontare una retrocessione è difficile mentalmente, soprattutto in una piazza calda come Salerno, dove i tifosi ti seguono ovunque".

Ha fatto tutta la trafila nelle Nazionali giovanili fino a diventare capitano dell’Under-21. Che significato ha per lei?
“Essere capitano dell’Under-21 è stato un grande orgoglio e una responsabilità. Dopo anni di convocazioni continue, aver guidato i compagni in un Europeo è stato un traguardo importante a livello personale".
Ci sono stati compagni o che l'hanno ispirata? Ha dei punti di riferimento?
“Sicuramente tra i difensori più esperti dell’Inter ho avuto ottimi punti di riferimento: Godin, Skriniar, de Vrij. Per il loro modo di comportarsi in campo e nello spogliatoio. Come idolo mi sono sempre ispirato a Sergio Ramos, soprattutto per la sua personalità e il carisma".
Come si è adattato alla vita in Grecia?
“Benissimo. La cultura e il clima sono simili all’Italia. La lingua all’inizio è stata una sfida, ma adesso parlo inglese fluentemente con i compagni, e questo mi ha aiutato molto anche nella crescita personale".

Come trascorre il tempo libero?
“Sono molto tranquillo: mattina al campo, pomeriggio con la famiglia, qualche giro o cena fuori con mia moglie e la bambina. Sono un grande appassionato di Formula 1: seguo sempre le gare e ho una vera passione per le macchine".
Pilota preferito?
"Charles Leclerc. Quest'anno alla fine speravo in Verstappen, perché se lo meritava per la rimonta che aveva fatto. Ti dirò di più, tra una partita di calcio e una gara di F1 scelgo sempre la gara".
Addirittura?
"Sì, senza dubbio. Mio papà mi ha trasmesso questa passione, mi piace andare sui go-kart e mi piacciono le macchine in generale. È una cosa che porto avanti davvero con grande passione".
Pirola, la rivedremo presto giocare in Italia o all'estero ha trovato la sua dimensione?
“Ora sto bene in Grecia, ma se arrivasse una buona proposta da Italia o da un altro campionato europeo, la valuterei serenamente. Dopo questa esperienza all’estero mi sento più pronto ad affrontare qualsiasi contesto. Non ho fretta di tornare, diciamo… dipende da tante cose".