video suggerito
video suggerito

Perché Edoardo Bove può giocare a calcio col Watford in Inghilterra ma non può farlo in Italia

Dopo 13 mesi dall’arresto cardiaco in campo, Edoardo Bove ha rescisso il suo contratto con la Roma e si avvicina il suo ritorno in campo: c’è il Watford in prima fila.
A cura di Vito Lamorte
114 CONDIVISIONI
Immagine

Edoardo Bove sta per voltare pagina dopo oltre un anno di stop forzato: il centrocampista romano, fermo da dicembre 2024 a causa del malore in Fiorentina-Inter, è pronto a tornare in campo. Il 23enne ha attraversato un percorso di grande resilienza e crescita personale, imparando a convivere con le difficoltà e con la nuova condizione medica, dopo l’impianto di un defibrillatore sottocutaneo (ICD). In Italia, l’ICD impedisce la carriera professionistica per via dei rischi legati a contatti fisici, ma all’estero le normative sono più permissive, aprendo la strada a una ripartenza internazionale.

Con la Roma ha risolto in maniera consensuale il contratto, che lo legava ai giallorossi fino al 2028 con un ingaggio da un milione netto a stagione, e ora potrà firmare con qualsiasi club aprendo a opportunità fuori dall’Italia.

Immagine

Bove vicino al Watford: trattativa in chiusura

Il Watford, attualmente sesto in Championship sotto la guida di Javi Garcia, si è fatto avanti con decisione: un contesto giovane e competitivo dove Bove potrebbe ritrovare continuità e fiducia in campo. A riportare la trattativa quasi in chiusura è Fabrizio Romano

Nel frattempo, Edoardo si allena sotto supervisione, monitorato regolarmente dai medici, pronto a riprendere la carriera senza fretta ma con grande determinazione. Dopo tredici mesi di attesa e sacrifici, il giovane talento è pronto a tornare protagonista e a inseguire nuovamente il suo sogno, consapevole che a 23 anni il futuro è ancora tutto da scrivere.

Immagine

Perché Bove può giocare in Inghilterra e non in Italia

Dopo il malore subito durante Fiorentina–Inter il 1° dicembre 2024, a Bove è stato impiantato un defibrillatore sottocutaneo (ICD) per prevenire nuovi episodi cardiaci. Tuttavia, secondo il regolamento medico-sportivo vigente nel nostro Paese, la presenza dell’ICD rende di fatto impossibile proseguire una carriera professionistica nel calcio. L’idoneità atletica con un ICD viene concessa esclusivamente per attività che prevedono sforzi fisici moderati e prive di contatti diretti con altri giocatori.

Le motivazioni alla base di queste limitazioni sono legate sia al rischio residuo di recidiva, che non può essere completamente eliminato dall’impianto del dispositivo, sia alla possibilità che un contrasto durante una partita possa danneggiare il defibrillatore, mettendo in pericolo la salute del giocatore.

Immagine

La differenza principale sta nei regolamenti medici e sportivi nazionali riguardanti i giocatori con dispositivi cardiaci impiantati come il defibrillatore sottocutaneo (ICD). In Italia, il regolamento federale stabilisce che un giocatore con ICD non può partecipare al calcio professionistico. L’idoneità viene concessa solo per attività che:

  • Comportano sforzi fisici moderati, non intensi come quelli richiesti in Serie A o B;
  • Non prevedono contatti fisici con altri giocatori, per evitare che un colpo al torace possa danneggiare il defibrillatore;
  • Considerano il rischio di recidiva di malore, che non può essere completamente eliminato dall’ICD.

In altri paesi, come Inghilterra, Germania o alcuni Stati europei, i regolamenti sono meno restrittivi. Le federazioni locali permettono di giocare anche con un ICD, purché il giocatore sia seguito da un team medico e siano rispettati protocolli di sicurezza. Questo significa che Bove può tornare a giocare all’estero perché le leghe estere valutano il rischio come gestibile con monitoraggio costante e controlli medici regolari, mentre in Italia il rischio è considerato troppo alto per permettere la carriera professionistica.

114 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views