Dare il nome di Paolo Rossi al titolo di capocannoniere in Serie A. Un omaggio al bomber della Nazionale che in Spagna, in quell'estate d'oro per il calcio italiano, fece la storia con i suoi gol. Sei reti: 3 fecero "piangere il Brasile", 2 schiantarono la Polonia, 1 aprì il tris che avrebbe rispedito a casa la Germania Ovest battuta in finale con Spillo Altobelli e l'urlo di Tardelli. Nel giorno in cui la camera ardente ha riunito allo stadio Romeo Menti di Vicenza una folla commossa e silenziosa, a commentare la possibilità che Figc e Lega rendano onore così all'ex attaccante morto a 64 anni (a causa di un tumore) è il presidente del Coni, Giovanni Malagò. Esprime consenso per un'iniziativa che può solo dare lustro allo sport tricolore riconoscendo la grandezza di un atleta e di un gruppo che ha fatto sognare e gioire il Paese.

Quella di dedicare a Paolo Rossi il titolo di capocannoniere del campionato italiano di Serie A è una bellissima idea – ha ammesso Malagò a margine di un evento commerciale -. È un diritto che devono esercitare la Figc e la Lega Serie A ma mi sembra che l'idea sia straordinaria. Lui, assieme a un gruppo meraviglioso e a un grande allenatore, ci ha permesso di battere le leggende del calcio e di farci salire sul tetto del mondo e renderci orgogliosi e uniti.

L'omaggio nella camera ardente allo stadio Menti

Il lungo addio a Pablito si completerà nella giornata di sabato, quando verranno celebrate le esequie nel Duomo di Vicenza (trasmesse in diretta tv). È nel club della mitica Lanerossi che spiccò il volo verso il grande calcio, indossando le maglie della Juventus (la società alla quale è rimasto intimamente legato) e della Nazionale. C'erano circa duemila persone, raccolte in una fila di quasi un chilometro, a rendergli l'ultimo saluto passando nei pressi della bara in noce chiaro sistemata all'uscita degli spogliatoi, sotto la tribuna centrale dello impianto vicentino. Era riparata da una struttura metallica ornata di fiori bianchi e rossi, sciarpe.

Il feretro di Rossi era arrivato in città da Siena: nell'ospedale Le Scotte ha trascorso gli ultimi giorni di vita, circondato dall'affetto dei suoi cari, la moglie (Federica Cappelletti), il figlio Alessandro, le piccole Maria Vittoria e Sofia Elena. "Rossi gol" era il leit-motiv degli striscioni esposti ai balconi e dei manifesti che hanno tappezzato le mura della città. Il giorno del dolore e del cordoglio vivranno domani mattina il momento clou per dare l'estremo saluto a Pablito Mundial.