Se la Juventus al tavolo del Risiko calcistico ha diviso l'onere della disfatta della Superlega con gli altri 11 club europei che avevano dato vita al temerario progetto, incluse le italiane Inter e Milan, sul piano personale chi ne esce più a pezzi, più ancora che Florentino Perez, è Andrea Agnelli. Traditore, serpe, Giuda, imbroglione: il presidente bianconero ha fatto il pieno di insulti e la sua espressione mesta mercoledì sera al gol di Alex Sandro racconta meglio di ogni parola il travaglio dell'uomo prima che del dirigente.

Da un grande potere derivano grandi responsabilità e il 45enne Andrea doveva saperlo quando, da uomo tra i più potenti dell'Europa calcistica, spegneva il telefono nello scorso fine settimana per non dover rispondere a chi aveva appena rassicurato che no, che mai e poi mai la Juventus avrebbe dato vita ad un nuovo torneo da contrapporre alla Champions fuori dall'egida dell'UEFA. Doveva saperlo quando nell'Esecutivo UEFA partecipava ai lavori ed approvava la nuova Champions League, individuata come soluzione per le problematiche presenti sul tavolo.

E ancora quando da presidente dell'ECA assicurava all'associazione dei club europei che non ci sarebbe stata alcuna scissione, rappresentando lui in prima persona gli interessi di tutti gli oltre 200 membri. E ancora quando da membro della commissione dei 5 dirigenti incaricata dalla Lega nell'autunno scorso di redigere e presentare in assemblea un documento con le condizioni d'ingresso di fondi di investimento stranieri (con relativi soldi da dividere tra tutte le società di Serie A, 1,7 miliardi per il 10% della Media Company che sarebbe stata creata allo scopo), si metteva di traverso dall'inizio di quest'anno, guidando il fronte delle 7 società che poi avrebbero sfiduciato il presidente Dal Pino proprio sul progetto in questione (che era stato approvato all'unanimità a novembre).

"Hai sabotato la trattativa con i fondi, sapendo che già avreste fatto la Superlega", gli ha urlato Urbano Cairo in una drammatica riunione di Lega. E poi ancora "Giuda, Giuda, Giuda!". Detto che qualche club vorrebbe ora chiedere i danni proprio per questa vicenda, l'aspetto economico e sportivo sembra davvero il meno davanti al danno di immagine colossale che la Juventus e il suo presidente stanno incassando in queste ore. E del resto gli stessi tifosi bianconeri ieri sera hanno esposto un eloquente striscione all'esterno dello Juve Stadium: "La nostra storia non va infangata, barattata e commercializzata. Noi siamo la Juventus F.C. No alla Superlega… Vergognati!". Dove quel "vergognati" ha chiaramente un destinatario ben preciso.

Sarà davvero dura per Agnelli risalire la china, prima di tutto sul piano personale, vista la durezza delle parole dedicategli da Alexander Ceferin in primis: "È la delusione più grande, non ho mai visto una persona capace di mentire così tante volte, in maniera così persistente. Ne ho viste tante nella mia vita, non ho mai visto persone del genere. Non sapevamo di avere delle serpi in casa. Sabato ho ricevuto chiamate da 5 dei 12 club, mi hanno detto che avrebbero firmato. Allora ho chiamato Agnelli e mi ha detto che non era vero, che erano stronzate, che era tutto inventato. Gli ho detto che se era così avremmo potuto uscire con una dichiarazione pubblica. Mi ha detto: ‘Perfetto, prepara una bozza'. Quando l'ha vista ha detto che non gli piaceva molto la bozza, che l'avrebbe cambiata un po' e mi avrebbe richiamato. Ma non ha più chiamato e ha spento il telefono. Potrei essere stato ingenuo, ma dico sempre che è meglio essere ingenuo che bugiardo".

Chi è vicino al presidente dell'UEFA racconta di un rapporto personale definitivamente devastato, del resto il 53nne sloveno è stato il padrino di battesimo di Vera Nil, ultima nata di Andrea Agnelli e Deniz Akalin. Un'amicizia forte, vera, non il rapporto formale tra dirigenti del variegato carrozzone calcistico. O almeno così credeva Ceferin, che ora non ha la minima intenzione neanche di rivolgere la parola al numero uno della Juve, come dimostra il fatto che ha chiamato i boss di tutti i club ‘ribelli' per riannodare il filo rotto. Tutti tranne uno.

"Abbiamo parlato per due anni e poi sono scomparsi nel cuore della notte. Non sarò adesso io a cercarli per parlare", la frase all'emittente slovena '24ur' che marca una ferita prima di tutto umana, che necessiterà di passi decisi di Agnelli, qualora volesse recuperare. E ancora: "Ora nelle riunioni deciderò chi potrà sedersi vicino a me. Così qualcuno potrà mettersi un po' più lontano".

Ma Ceferin non è l'unico ad essersi sentito tradito prima di tutto dall'amico, tono simili si ritrovano nelle parole del presidente del Lione Jean-Michel Aulas all'Equipe: "La forma è ancora più sorprendente della sostanza. Sono molto deluso dall'uomo. Ne ho discusso Ceferin a Montreux. Gli ho detto che domenica avevo provato a chiamare Agnelli e non mi ha risposto. Andrea, a cui ero vicino, aveva la nostra piena fiducia. Almeno avrei voluto che lui dicesse, sabato o domenica, che stava per succedere qualcosa. Aveva sicuramente delle buone ragioni, ma noi non le conoscevamo. Mi sento come se fossi stato imbrogliato, mi ha tradito".

Già il tradimento, la parola più ricorrente. La usa anche Jorge Valdano, ex dirigente del Real ma soprattutto scrittore e uomo di sport: "Agnelli era il rappresentante di 200 squadre e le ha tradite. Non è stata una cosa accettabile".

Zibì Boniek è appena stato nominato vicepresidente UEFA e parla da numero 2 di Ceferin, prima ancora che da ex giocatore bianconero scottato da una vicenda che non può dimenticare: "Preferisco non parlare di lui, mi ha tolto la stella dallo Stadium per quello che avevo fatto con la Juventus. Potrei dire mille cose su di lui, ma preferisco rimanere in silenzio e tenermi tutto per me". In precedenza però qualcosa lo aveva detto al ‘Corriere dello Sport': "Ho letto le interviste ad Andrea Agnelli. E ho scoperto che si voleva fare la Superlega per aiutare il mondo del calcio. Mi viene da ridere. Ad avere problemi economici sono proprio quei club lì. Perché non sanno gestire le loro risorse. Cadono le braccia a pensare che club tanto grandi siano in queste mani…".

La Superlega è stato un grande azzardo, un delirio di potere durato appena poche ore. Eppure ha creato un danno in termini di credibilità che ora appare davvero difficile da riparare. Non è un caso che in queste ore abbiano ripreso vigore le voci di un avvicendamento di Andrea Agnelli con Alessandro Nasi alla guida della Juventus. Per far sì che chi non crede più ad Agnelli, possa tornare a credere alla Juve.