Giandomenico D'Angiola vive in Argentina da 8 anni ed è il vice presidente del Napoli Club Buenos Aires. Il pezzo di Napoli più vicino a Diego Armando Maradona in questi momenti, quelli successivi alla sua morte. A Fanpage.it ha raccontato come lui e gli altri membri del club, napoletani a Baires, stanno vivendo queste ore nel clima surreale della capitale. "Diego ha unito due popoli e si è sempre prodigato per difensore sia l'Argentina che Napoli", ha raccontato. Un simbolo per un intero Paese che da ieri piange per la morte della sua bandiera, l'idolo di tutti i tempi che ha fatto crescere intere generazioni sognando un giorno di poter emulare il suo Dio. L'immagine della folla che accompagnava il suo feretro, l'entusiasmo delle persone, che nonostante la tragedia, non nascondevano il sorriso per il ricordo di un campione che ha fatto sognare gli amanti di questo sport con le sue magie. Sono questi gli umori di un popolo intero che inevitabilmente porterà per sempre con sé il ricordo di un campione e di un simbolo come Diego Armando Maradona. Un uomo che ha rappresentato per tutti il mondo del calcio.

Giandomenico, quando hai saputo della morte di Maradona?
"Ero in clinica per alcuni accertamenti e ad un certo punto ho visto due infermieri che hanno scattato delle foto alla televisione. Mi sono subito voltato e ho letto: ‘Urgente, è morto Diego Armando Maradona'. Non ci potevo credere, ho chiesto conferme sul web e sui social e purtroppo ho visto che era tutto vero".

Come avete reagito come club?
"Come club purtroppo con la pandemia è difficile riuscire a muoverci in questo momento. Alcuni dei nostri ragazzi si sono però recati all'obelisco dove si sono riuniti tutti i tifosi di Diego, qui a Buenos Aires, e l'abbiamo ricordato cantando tutti insieme. Io ho portato anche una bandiera del Napoli Club. In questo momento, uno dei nostri ragazzi, sta andando alla Casa Rosada a vedere il feretro di Diego cercando di portare la maglietta del Napoli sulla bara. Al momento infatti abbiamo visto che c'è solo quella del Boca e dell'Argentina. Speriamo solo che la sicurezza ce lo permetta".

Raccontaci le strade di Buenos Aires in questo momento.
"La gente qui è distrutta, Buenos Aires è una città molto libera e Diego rappresentava il riscatto per l'Argentina. Maradona è la bandiera degli argentini perché lui si prendeva sempre tutti i colpi pur di proteggere il suo Paese. Gli argentini fuori vengono riconosciuti con Diego, era un simbolo per questo Paese, era tutto. Una persona che ha fatto vincere tutto all'Argentina e la gente lo ama, è come se fosse morta una persona di famiglia. Ieri quando eravamo in piazza la gente piangeva ma sorrideva allo stesso tempo ricordando le gesta di quel campione che ha fatto sognare ogni singola persona".

Per voi del club è un momento particolare.
"Io e i ragazzi siamo stravolti, era una notizia inaspettata. Pensi che Diego sia immortale, infinito e vedere tutto ciò adesso è irreale. Non sono riuscito a vederlo giocare perché ero troppo piccolo, ma Diego ce l'ho nel sangue, il mio bisnonno era argentino e quindi un po' di sangue argentino ce l'ho. Però quando da piccolo vedi i suoi video te ne innamori al primo istante. Da napoletano è impossibile non amarlo".

Cosa vuol dire essere napoletano a Buenos Aires?
"Da quando vivo qui, ogni volta che rivelo le mie origini, mi parlano solo di Maradona. Per noi Diego è tutto, è un Dio e come per noi a Napoli, ovviamente lo è anche qui per loro. Maradona mette in comune due popoli: è il riscatto e la libertà, è stato un pioniere. Ha fatto di tutto per i due popoli. Domenica faremo un omaggio a Diego con la nostra bandiera in occasione della sfida del Napoli contro la Roma in campionato".

Il Napoli è seguito lì?
"Gli argentini seguono molto il Napoli qui. Tanti ragazzi del club sono argentini o figli e nipoti di napoletani che vennero qui in Argentina o argentini che tifano direttamente Napoli. Guillermo, un ragazzo argentino ad esempio, è un fanatico del Napoli e il suo sogno è andare al San Paolo. Ed è lui che sta cercando di andare alla Casa Rosada per far mettere la maglia sul feretro di Maradona. All'obelisco ieri c'erano tante persone con la maglia azzurra. Era come stare a Napoli".

Un'immagine che porterai con te di questi momenti.
"Quella della clinica, dove ho appreso la notizia. Ma porterò per sempre con me il ricordo bello dei tanti sorrisi delle persone nonostante il dolore per la morte di Diego. Ci ha lasciato il più grande di tutti i tempi e le persone l'hanno onorato e festeggiato così come deve essere per un grande campione".