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Massimo Mauro spiega perché non poteva morire: “Devo fare ancora una cosa importante, per Vialli”

Massimo Mauro è tornato a casa dopo il grande spavento dell’infarto che lo ha colpito mentre giocava a padel. L’ex calciatore di Juve e Napoli racconta le tre circostanze fortunate che gli hanno salvato la vita e manda un pensiero a Vialli: “Devo continuare a lavorare per favorire la ricerca sulla SLA, è l’eredità che mi ha lasciato”.
A cura di Paolo Fiorenza
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Adesso che il peggio è alle spalle, dopo l'infarto che lo ha colpito la settimana scorsa mentre giocava a padel nella sua Calabria, Massimo Mauro può raccontare tutta la sua gioia per lo scampato pericolo: "Adesso non ho paura. È più forte la felicità di poter parlare, sorridere, raccontare. So però che dovrò controllarmi con più scrupolo. La fortuna non bussa mica sempre".

Un "uomo fortunato" si definisce l'ex calciatore di Udinese, Juventus e Napoli, che dopo la corsa in ospedale a Catanzaro – dove iniziò la sua carriera – è stato sottoposto ad un intervento di angioplastica. Mauro spiega come tre circostanze favorevoli siano state decisive per salvargli la vita: "Ripeto, sono un uomo fortunato. Ci sono tre cose in particolare a cui penso continuamente da quel giorno… Ho avuto la lucidità di fermarmi; con me c'era un amico che conosce il primario dell'ospedale di Catanzaro; l'ambulanza è arrivata in 7 minuti".

L'ex dirigente, politico e attuale opinionista televisivo ricorda al Corriere della Sera il momento drammatico in cui tutto è iniziato: "Un dolore fortissimo al petto, mi sono fermato perché non riuscivo a respirare. Non ho pensato a nulla, speravo soltanto che passasse in fretta. Il mio amico invece è stato tempestivo e ha chiamato i soccorsi. Cinque minuti dopo essere arrivato in ospedale ero già in sala operatoria. In ambulanza, sì, mi sono passate tante cose per la testa. Anche l'infarto, speravo facessimo in fretta…".

Massimo Mauro con Gianluca Vialli, una grande amicizia
Massimo Mauro con Gianluca Vialli, una grande amicizia

Tornato a casa da due giorni, il 61enne dedica parole toccanti a Gianluca Vialli, l'amico di una vita – scomparso lo scorso gennaio a 58 anni per un tumore al pancreas – con cui aveva dato vita nel 2003 alla ‘Fondazione Vialli e Mauro per La Ricerca e Lo Sport', un'associazione dedita soprattutto alla lotta contro la sclerosi laterale amiotrofica: "Sarebbe stato ingiusto non stare qui a raccontare. Devo fare ancora tante cose, una in particolare ed è piuttosto importante. Continuare a lavorare per favorire la ricerca sulla SLA, è l'eredità che mi ha lasciato Vialli, lo facevamo insieme. Con convinzione".

"Quando sarà stato trovato il farmaco che garantirà la guarigione posso anche immaginare di chiedere a Luca se lì ha bisogno di un'ala destra – spiega Mauro – Roberto Mancini però mi ha già smorzato l'ambizione. L'altro giorno mi dice: Massimo, se sei qui con tutti noi è perché a Luca l'ala non serve! Sono felice di aver sentito la vicinanza di centinaia di persone. In certi momenti apprezzi l'affetto, lo percepisci in maniera diversa. ‘Per una volta non sei stato lento': così mi ha scritto Ciro Ferrara in chat. Mi ha preso in giro, come al solito. E mi ha strappato il primo sorriso dopo lo spavento. Ciro ha ragione, ma la vita non è un campo di calcio".

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