Ha giocato con due campioni del mondo come Materazzi e Gattuso, ha calcato gli stessi campi e indossando la medesima maglia di campioni assoluti come Laudrup, Gascoigne, Richard Gough, Albert. E' Marco Negri, classe 1970, che legò gran parte della sua carriera nel calcio estero, oltre le Alpi, abbandonando una Serie A che non lo ha mai capito fino in fondo e riuscendo a realizzarsi in quel di Scozia con la maglia di una delle più prestigiose squadre di sempre, i Rangers Glasgow. Un'avventura straordinaria che ne determinò la grandezza e la gloria ma che lo condannò oltremodo anche ad un finale tristissimo a causa di una pallina da squash che gli rovinò la carriera proprio nel momento migliore.

La maledetta pallina da squash

Tutto iniziò proprio da quella giornata libera, dalla partita di squash con l'amico Porrini e quella fortuita ‘pallata' nell'occhio durante la sua permanenza a Glasgow: "Avevamo allenamento tutta la settimana tranne il mercoledì e cercavo sempre di tenermi in allenamento. Anziché decidere di andare a correre da solo in un parco avevo deciso di andare a fare una partita di squash con Porrini. La seconda volta che gioco a squash arriva questa pallina a 100 all’ora nell’occhio, distacco della retina, sangue nell’iride, non potevo più vedere. Poi il laser, i mal di testa. E’ difficile da mandar giù. Non torni più quello che eri". Così Negri ricorderà anni dopo quel momento che gli condizionò totalmente l'ultima parte di carriera, quella della maturità: "Vedi tutto quanto, il campionato, la scarpa d’oro e la nazionale scivolare via e inizi a farti un sacco di domande e recriminazioni. Se sei in alto, come si dice, quando cadi ti fai più male. Ed è quello che è successo a me"

E' il gennaio 1998 e Marco Negri si è appena tuffato nell'avventura più bella della sua vita sportiva: i Rangers Glasgow decidono di guardare alla Serie A per rafforzarsi ancor più e così fanno ‘spesa' in Italia: oltre a Marco Negri, allora attaccante del Perugia, volano in Scozia Sergio Porrini, Lorenzo Amoruso e Gennaro Gattuso, già compagno di Negri al Perugia, che scappa dal centro sportivo degli umbri pur di unirsi al club di Glasgow. Formando una squadra impressionante con un Negri ‘Bomber' assoluto che esalta le platee e si trasforma in un vero e proprio cannoniere di caratura internazionale.

La partita perfetta: i 5 gol al Dundee

In quella stagione c'è la consacrazione calcistica di Marco Negri con un clamoroso: va a segno 23 volte nelle prime 10 giornate di campionato. Qualcosa di incredibile che culmina con la seconda giornata contro il Dundee United segnando ben 5 goal. "E' quella che io amo definire semplicemente la partita perfetta perché riuscii a segnare di testa, d’opportunismo, con dei pallonetti". Un bomber compiuto, un rapace d’area che segna di testa, di potenza, di furbizia e di tecnica. "Avevo fatto spalancare gli occhi a tutti. Era tra l’altro il famoso anno in cui si rincorreva il decimo titolo di fila, vincendolo avremmo sorpassato il Celtic, gli acerrimi rivali, che ne avevano vinti 9. C’era un entusiasmo in città davvero incredibile"

La fine della favola di ‘Gol-Machine'

Non solo. Marco Negri e i suoi gol con i Rangers, con cui partecipava anche alla Champions League, avevano attirato attorno al giocatore gli occhi di tutti gli addetti ai lavori. Era l'anno in cui stava lottando per la Scarpa d'Oro, era in odore di Nazionale per Francia '98. E con quella maledetta pallina da squash in un solo attimo perde tutto: "Questo incidente all’occhio mi rovina un po’, un po’ tanto per la verità – ricorderà anche nella sua autobiografia – quella atmosfera quasi magica che era venuta a crearsi. Al rientro faccio si qualche gol, ma non sono più quella Gol-Machine di inizio campionato, come mi chiamavano allora"

Da allora, tutto cambia: Marco Negri perde il posto in favore di McCoist, il pubblico non gli trasmette più lo stesso calore, segna ancora ma senza più strabiliare fino alla rescissione del contratto a fine stagione che sancisce la conclusione della favola. Tornerà in Italia, prima in prestito al Vicenza, poi a Bologna, Cagliari, Livorno e il ritorno a Perugia, prima di appendere gli scarpini al chiodo a 34 anni. Non dimenticando mai quella maledetta "pallina da squash nell’occhio in una giornata libera" che gli rovina "l'atmosfera magica" che mai più tornò.