L’ultima intervista di Sandro Mazzola: “Oggi combatto una partita più grande di me. Ricordatemi così”

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Il commovente addio della leggenda dell’Inter Sandro Mazzola morto a 83 anni: nell’ultima intervista il sogno di riabbracciare papà Valentino e la lotta contro la malattia affrontata come una partita da portare ai rigori.

Sandro Mazzola si è ricongiunto con papà Valentino dopo averne onorato nel migliore dei modi il ricordo in campo e fuori. Dopo una vita dedicata al calcio, l'ex campione dell'Inter e della Nazionale è morto a 83 anni in un sabato decisamente triste per il nostro pallone. Purtroppo la malattia gli impediva di dedicarsi alla passione della sua vita, quella che aveva coltivato prima in campo da memorabile calciatore, poi da dirigente e infine anche da commentatore e opinionista. Le sue tribolazioni però sono finite e forse oggi Sandro Mazzola può aver realizzato quello che era uno dei suoi sogni principali, ovvero quello di ritrovare suo padre ed entrare con lui nello stadio del Grande Torino, mano nella mano.

L'ultima intervista di Sandro Mazzola

Ne ha parlato proprio nella sua ultima intervista, rilasciata la scorsa estate a La Gazzetta dello Sport. La chiusura di un cerchio per un uomo che aveva capito di essere arrivato forse alle fasi finali della sua partita. Una partita che era iniziata con un trauma che l'avrebbe accompagnato per sempre, ovvero la scomparsa del papà Valentino nella tragedia del Grande Torino. Portava con sé i ricordi ancora vividi di quel bambino che aveva solo sei anni e pochi mesi e che si era ritrovato a dover conoscere suo padre attraverso le parole di chi aveva avuto la fortuna di poterlo vivere appieno nel calcio e nella vita. Lui infatti era troppo piccolo per poter collezionare ricordi in quantità. E proprio per questo ha cercato di onorarne la memoria affermandosi nello sport, fino a quando nella notte del Prater di Vienna e della Coppa dei Campioni con il Real Madrid capì di non essere più solo "il figlio di Valentino".

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Un piccolo Sandro Mazzola in compagnia di suo papà Valentino

La ferita della morte del papà Valentino

Quella però è rimasta una ferita insanabile e Sandro Mazzola si è congedato raccontando i suoi pensieri ricorrenti: "Stringo ancora oggi la mano di mio padre: nei sogni entro con lui mano nella mano al Filadelfia. Gli parlerei dei miei figli, Ilaria, Valentina, Sandro e Paolo, e dell’Inter: i due amori che si dividono il mio cuore".

Gli ultimi anni di Mazzola non sono stati semplici, dovendo fare i conti con una partita difficile da giocare e anche da vincere. Impossibile per lui non fare un parallelo con il calcio e la sua carriera, con il pensiero a un match memorabile, ovvero quello del suo esordio in Serie A. Una partita contro la Juventus in cui il presidente Angelo Moratti ordinò all'allenatore Herrera di mandare in campo la formazione giovanile per protestare contro la ripetizione di una partita precedentemente sospesa. Anche quella sfida era impossibile da portare a casa, ma Mazzola trovò comunque il modo di mettersi in mostra con il gol dell'1-9 segnato su rigore.

L'ultimo saluto e l'eredità lasciata in campo e fuori

E ora, nel momento del congedo, come non citare quella sfida in quello che oggi può essere considerato un ultimo saluto? Parole da brividi: "Come vorrei essere ricordato? Come un bravo uomo che se la gioca anche quando è impossibile vincere, come in quel 9-1. Anche oggi combatto una partita più grande di me: proverò a portarla ai supplementari, magari ai rigori. Prima di smettere di giocare, però, ai giovani dico: abbiate sogni, credeteci e sacrificatevi. E agli adulti: date le opportunità che furono date a me da ragazzo".

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