L’operazione USA in Venezuela apre dubbi sui Mondiali 2026: “La FIFA dovrebbe intervenire come fatto con la Russia”

Scoppia la polemica internazionale alla vigilia del Mondiale 2026. Claudio Morresi, ex Segretario allo Sport dell’Argentina ed ex calciatore, ha lanciato una richiesta clamorosa: la FIFA dovrebbe escludere gli Stati Uniti dalla Coppa del Mondo, di cui sono uno dei paesi ospitanti insieme a Canada e Messico.
La presa di posizione arriva dopo la recente operazione statunitense in Venezuela, che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie, successivamente trasferiti negli Stati Uniti per affrontare accuse di narcotraffico e corruzione. Un’azione che, secondo Morresi, rappresenta una grave violazione del diritto internazionale.
Attraverso i suoi canali social, l’ex dirigente ha accusato Washington di aver interferito negli affari interni di uno Stato sovrano, richiamando l’articolo 2.4 della Carta delle Nazioni Unite, che vieta l’uso della forza e l’ingerenza politica tra Paesi. "La FIFA dovrebbe intervenire – ha scritto – come già fatto in passato con la Russia", sostenendo che non possa esserci coerenza etica se una nazione accusata di simili comportamenti resta protagonista del più grande evento calcistico globale.
Dall'Argentina si scagliano contro gli USA: “La FIFA dovrebbe escluderli dal Mondiale 2026”
La proposta di Morresi apre uno scenario senza precedenti: gli Stati Uniti, oltre a essere qualificati di diritto, sono una colonna portante dell’organizzazione del Mondiale 2026. Un’eventuale esclusione avrebbe conseguenze enormi, non solo sportive ma anche logistiche, economiche e diplomatiche.

Al momento, dalla FIFA non sono arrivati commenti ufficiali. Tuttavia, il caso riaccende il dibattito sul rapporto tra sport e politica, e sui limiti entro cui le istituzioni calcistiche possono – o devono – intervenire di fronte a crisi geopolitiche. Una tempesta che rischia di accompagnare il Mondiale ancora prima del calcio d’inizio.