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L’Iran sa dove si trovano le calciatrici rifugiate in Australia: costrette a fuggire in segreto

Una delle iraniane accolte dall’Australia avrebbe rivelato per errore al regime dove si trovano le calciatrici rifugiate: l’Iran li accusa di aver “preso in ostaggio le nostre atlete”
A cura di Ada Cotugno
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Il regime iraniano ha scoperto dove si trovano le calciatrici della nazionale accolte dall'Australia dopo la protesta messa in atto durante la Coppa d'Asia, dove si sono rifiutate di cantare l'inno nazionale. Sono sei le ragazze che hanno ricevuto asilo politico, ma una di loro avrebbe rivelato la posizione sicura in cui erano state sistemate dopo aver ricevuto il visto: il Ministro degli interni Tony Burke ha confermato che il gruppo è stato spostato urgentemente in una località segreta che nessuno conosce. L'ambasciata iraniana ha accusato gli australiani di tenere in ostaggio le atlete, mentre nel frattempo il resto della squadra è sull'aereo per fare ritorno a casa dove affronteranno le conseguenze dopo l'accusa di tradimento mossa dalla tv di stato.

La fuga di notizie sulla posizione delle calciatrici

Cinque calciatrici della nazionale iraniana hanno accettato l'offerta di restare in Australia: erano scappate dal ritiro poco prima del volo verso l'Iran, trovando rifugio in un luogo segreto dopo aver ricevuto i visti dal ministro Burke. Poco dopo a loro si sono unite un'altra giocatrice e un membro dello staff, ma una di loro avrebbe cambiato immediatamente idea chiedendo di poter tornare a casa. Una richiesta legittima che è stata assecondata, ma per errore ha rivelato al regime iraniano dove si trovano le compagne di squadra: erano state sistemate segretamente in un hotel per evitare che corressero rischi, ma la loro posizione è stata scoperta costringendole a scappare con urgenza.

La donna ha contattato i funzionari dell'ambasciata iraniana che l'hanno prelevata dall'hotel dove alloggiava insieme alle altre, scoprendo così dove si trovava l'intera delegazione: "Purtroppo, nel prendere quella decisione, le sue compagne di squadra e l'allenatore le avevano consigliato di contattare l'ambasciata iraniana e di farsi venire a prendere". Non è chiaro se l'abbia fatto perché messa sotto pressione dal regime che sta cercando in ogni modo di riportare tutte in Iran: Esmaeil Baqaei, portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, le ha invitate caldamente a fare ritorno a casa e ha accusato l'Australia di aver "preso in ostaggio le nostre atlete", facendo pressione affinché chiedessero asilo politico.

Le iraniane spostate in un luogo sicuro

L'hotel dove alloggiavano non permetteva più alle calciatrici di poter restare in sicurezza e per questo sono state spostate urgentemente in una nuova località segreta, per evitare che venissero intercettate dal regime e prelevate con forza. Attualmente sono sei le calciatrici che hanno deciso di restare in Australia e che hanno ottenuto il visto che presto si trasformerà in residenza permanente: si conoscono i loro nomi e i loro volti, per questo c'è massima attenzione sulla loro sicurezza viste le minacce che sono arrivate dall'Iran. Rischiano loro, ma soprattutto le loro famiglie che potrebbero essere prese di mira dal regime con ritorsioni e azioni violente.

Sono giorni di grande tensione per le calciatrici che in Coppa d'Asia si sono rifiutate di cantare l'inno nazionale alla prima partita, per poi cambiare idea nelle due gare successive probabilmente a causa delle pressioni del regime che aveva chiesto di non essere messo in imbarazzo con gli atti di protesta. Hanno portato avanti un atto di coraggio che ha avuto risonanza in tutto il mondo e che ha cambiato le vite di alcune di loro, ma il caso non è ancora concluso.

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