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L’ex arbitro Rizzoli racconta Roberto Baggio: “Ero un ragazzino, venne da me e disse: ci penso io”

C’è un episodio della carriera che l’ex direttore di gara non dimenticherà mai, è legato al “divin codino”: ha lasciato un segno dentro di lui per l’altissimo profilo umano mostrato. “Certe cose ti fanno capire il livello dell’atleta e dell’uomo”.
A cura di Maurizio De Santis
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L'ex arbitro, Nicola Rizzoli, non dimenticherà mai il gesto e le parole che gli rivolse Roberto Baggio durante LazioBrescia del 2001. Ancora oggi, se gli chiedono di menzionare un episodio della carriera, la prima cosa che gli viene in mente è il "divin codino" che ha lasciato un segno dentro di lui per l'altissimo profilo umano mostrato. Uomo vero prima ancora che campione. L'ex calciatore riusciva a tenere assieme i due aspetti. Cosa fece? Il rewind porta l'ex fischietto a quel match dell'Olimpico che sulla carta sembrava poter filare liscio: senza tensioni o intoppi che avrebbero reso difficile dialogo e gestione dei rapporti coi giocatori. E invece… invece il gol segnato da Di Biagio dopo 4 minuti cambiò completamente il copione dell'incontro e la sfida salì di tono. Il clima si fece elettrico e la conduzione del match si rivelò una sorta di campo minato. Ma il "dieci" del Brescia fece qualcosa che gli trasmise fiducia e sicurezza: si avvicinò a lui e gli disse due frasi che lo aiutarono moltissimo. "Ero alla mia seconda partita in Serie A… un ragazzino di 29 anni  – è il racconto durante il podcast Campus Talk –. Tra primo e secondo tempo Baggio mi venne vicino e mi disse: Bravo, stai arbitrando bene. Se qualcuno dei miei ti crei problemi, tu vieni da me che ci penso io".

Rizzoli e l'importanza del dialogo nella gestione delle gare

Lazio e Brescia stavano rientrando sul terreno di gioco per il secondo tempo. Fu in quel momento che Roberto Baggio si accostò a quel giovane arbitro ancora sconosciuto e alle prime esperienze. Scelse di mettere il suo carisma a disposizione del direttore di gara. Aveva compreso che quello sarebbe stato il modo migliore per aiutarlo a fare il suo lavoro senza mettergli pressione.

"Io ero convinto da giovane arbitro che il dialogo fosse importante – le parole di Rizzoli nel discutere dell'opportunità di incentivare il sano confronto coi calciatori – , che non dovessero esserci barriere tra giocatori e arbitri come una volta, quando l'arbitro era una figura talmente importante di personalità che non venivi neanche a parlargli. Ho sempre pensato che se il dialogo mi serviva a incanalare i giocatori nella direzione che volevo portarli, ovvero nel rispetto del gioco delle regole, era una cosa importante".

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Ecco perché insiste sul concetto e si spinge oltre. "Mi serviva per cercare di comprenderci, di capirci" nel bene e nel male. Senza filtri. Senza il timore di ammettere "ho sbagliato" anche dopo aver preso una decisione errata, frutto di un'interpretazione distorta. "Tante volte ai giocatori dicevo: l'ho vista così, poi posso aver sbagliato. E questo aiutava tantissimo loro a credere in me. Poi sono un essere umano, non può essere che non sbagli mai… e ho fatto degli errori grossi in carriera. Ma ho avuto giocatori che, nonostante l'errore grosso, lo hanno accettato proprio per questo rapporto che si era creato nel tempo".

L'alto profilo umano di Baggio in poche parole: "Ci penso io"

In quell'ottica, c'è un episodio che è rimasto scolpito nella memoria di Rizzoli: è il manifesto della classe, dentro e fuori dal campo, dell'ex "codino". L'interlocutore gli chiede chi sono i calciatori che lo hanno aiutato di più sotto il profilo del dialogo reciproco e della collaborazione. E l'ex direttore di gara non ha dubbi.

"Il migliore è stato Roberto Baggio, non solo dal punto di vista tecnico ma soprattutto umano. È una persona di di altissimo profilo. Io feci la mia seconda partita di Serie A e all'Olimpico di Roma per Lazio-Brescia. Per un ragazzino di 29 anni potenzialmente poteva essere una partita difficile, in realtà io mi sentivo bene". Quel che accadde dopo gli fece capire che nel calcio non esistono copioni. "Ti aspetti che la Lazio potesse vincere 2-0, 3-0 e dopo 4 minuti Di Biagio fece gol e andò in vantaggio il Brescia. La partita cambiò e ci furono tensioni… tra primo e secondo tempo, mentre ritornavamo in campo, Baggio mi viene vicino".

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È stato allora che ha potuto apprezzare la grandezza del calciatore e dell'uomo. La sensibilità del fuoriclasse e lo spessore della persona. "Non mi conosceva, non aveva idea di chi fossi ma Baggio mi disse: Stai arbitrando benissimo, non ti metteremo in difficoltà. Quindi se qualche giocatore dei miei ti prova a mettere in difficoltà, dimmelo, che ci penso io". Una ‘lezione' che a Rizzoli è rimasta impressa dentro, come quelle parole semplici che, pronunciate in quel momento e col giusto tatto, furono molto importanti. "Ti fa capire anche la disponibilità a lasciarti lavorare bene, per quanto io fossi un ragazzino giovane che nessuno conosceva. Questi episodi ti fanno capire il livello degli atleti. Pensa: Roberto Baggio ti guarda e non solo ti tranquillizza ma ti dice addirittura sta arbitrando bene".

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