La Roma non è più la “banda del sesto posto”: la frecciata di Pellegrini dopo il ritorno in Champions

Dopo il successo contro il Verona, nello spogliatoio della Roma è esplosa la festa per la qualificazione alla prossima Champions League tra urla, musica e lacrime. Pierluigi Gollini ha acceso l’atmosfera con la musica a tutto volume, mentre Stephan El Shaarawy, visibilmente emozionato, non riusciva a trattenere le lacrime e continuava a chiedere incredulo: “È successo davvero?”. Dopo le interviste è persino tornato da solo sotto il settore ospiti, prendendosi qualche minuto tutto per sé tra sorrisi e commozione.
Nel frattempo Lorenzo Pellegrini ha pubblicato sui social una foto insieme a Gianluca Mancini e Bryan Cristante, trasformando con ironia il vecchio soprannome polemico ‘la banda del sesto posto' in ‘la banda del terzo posto', una frecciata rivolta a chi aveva criticato duramente il gruppo storico giallorosso nel corso della stagione.
Parole che fanno capire la pressione che c'era su alcuni membri dello spogliatoio giallorosso e il lavoro che ha fatto Gian Piero Gasperini per compattare questo gruppo nonostante l'ambiente romanista in alcuni momenti avesse iniziato, nuovamente, a prendersela sempre con gli stessi singoli quando le cose non andavano per il verso giusto.
Roma in Paradiso: la rivoluzione di Gasperini riporta i giallorossi in Champions
A Verona, proprio dove era cominciata l’era dei Friedkin con la prima gara da proprietari nel settembre 2020, la AS Roma si prende il ritorno in Champions League al termine di una rimonta che fino a poche settimane fa sembrava impensabile.
Dopo il ko contro l’Inter del 5 aprile, molti consideravano sfumato l’obiettivo europeo più prestigioso, invece i giallorossi hanno reagito con forza: cinque successi consecutivi nelle ultime cinque gare e sei vittorie nelle ultime sette hanno rilanciato una squadra che non ha mai smesso di credere nel terzo posto. Certo, i passi falsi di Milan e Juventus hanno inciso, ma il traguardo conquistato dalla Roma resta meritato. Così quel gruppo etichettato con sarcasmo come “la banda del sesto posto” ha chiuso la stagione davanti a club più ricchi e blasonati, tornando tra le grandi d’Europa.

Il simbolo di questa rinascita è Gian Piero Gasperini. In un calcio spesso diviso tra estetica e pragmatismo, il tecnico ha riportato a Trigoria soprattutto un’identità chiara: principi riconoscibili, intensità e un gruppo disposto a seguirlo senza esitazioni. Arrivato tra dubbi e diffidenza, complice anche il passato complicato all’Inter, Gasperini ha invece replicato nella capitale il modello già costruito a Bergamo con l’Atalanta, imponendo il proprio metodo senza compromessi. Diretto nei rapporti con società, giocatori e tifosi, è riuscito a diventare il vero punto di riferimento del progetto grazie anche alla fiducia totale della famiglia Friedkin.
Il tecnico ha ricompattato l’ambiente, ricucendo il rapporto tra la tifoseria e la vecchia guardia composta da Gianluca Mancini, Bryan Cristante e Lorenzo Pellegrini, oltre a rilanciare giocatori che sembravano aver perso centralità. Ha gestito con equilibrio anche Paulo Dybala, decisivo pure a Verona con l’assist dell’1-0, e ha trasformato Donyell Malen in un fattore determinante grazie ai suoi 14 gol in pochi mesi.
Ora però arriva la parte più delicata. La qualificazione in Champions rappresenta un nuovo punto di partenza più che un traguardo definitivo. Gasperini vuole che il club continui a crescere e si aspetta un mercato all’altezza delle ambizioni europee. Tocca ai Friedkin dimostrare di voler consolidare questa rinascita e riportare stabilmente la Roma ai vertici del calcio italiano ed europeo.