La Premier ha trovato la sua versione delle plusvalenze: il meccanismo quasi legale che gonfia il mercato

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La Premier League sta spendendo cifre record, ma la vera anomalia è la quantità di denaro che i club inglesi si scambiano tra loro. Plusvalenze, ammortamenti e nuovo Squad Cost Ratio possono trasformare le cessioni in ulteriore capacità di spesa: un sistema diverso da quello contestato alla Juventus e che oggi resta quasi sempre dentro le regole.

La Premier League sta spendendo cifre record, ma la vera anomalia non è soltanto quanto spende: è soprattutto quanto denaro continua a scambiare con se stessa. Già a metà agosto circa 785 milioni di sterline, oltre 918 milioni di euro, erano passati da un club inglese a un altro e otto dei dodici trasferimenti più costosi dell'estate erano operazioni interne al campionato.

Dietro a questo enorme giro di denaro c'è un meccanismo finanziario che rende particolarmente conveniente vendere molto caro e continuare poi a reinvestire. Non è necessariamente illecito e non è neppure la copia delle plusvalenze fittizie viste in Italia, ma il principio di partenza è simile: chi vende può contabilizzare subito il profitto, mentre chi compra distribuisce il costo del cartellino negli anni successivi.

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Sandro Tonali è passato in estate dal Newcastle al Tottenham per circa 117 milioni di euro.

Perché vendere un giocatore a 100 milioni permette di spenderne ancora di più

Il primo passaggio da comprendere riguarda plusvalenza e ammortamento. Se un club acquista un calciatore per 50 milioni con un contratto di cinque anni, il costo viene distribuito contabilmente lungo la durata dell'accordo. Dopo quattro stagioni quel giocatore può quindi avere un valore residuo a bilancio di appena 10 milioni. Se viene ceduto per 100, il club registra immediatamente una plusvalenza di 90 milioni. Il compratore, invece, se paga quei 100 milioni e firma un contratto quinquennale, non registra immediatamente l'intera cifra come costo, ma circa 20 milioni all'anno di ammortamento.

È per questo che il mercato dei calciatori può avere effetti così importanti sui bilanci: il beneficio della vendita viene riconosciuto subito, mentre il peso dell'acquisto viene distribuito nel tempo. Il vantaggio può essere ancora maggiore con i giocatori cresciuti nel vivaio, che hanno generalmente un valore contabile molto basso. Venderne uno per 40 milioni significa quindi poter generare quasi 40 milioni di profitto.

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Elliot Anderson è passato in estate dal Nottingham Forest al Manchester City per circa 136 milioni di euro.

La nuova regola che rende le plusvalenze ancora più preziose

Dalla stagione 2026/2027 la Premier League ha sostituito il vecchio PSR (il sistema che limitava le perdite complessive dei club su un periodo di tre anni) con lo Squad Cost Ratio, un sistema simile a quello già applicato dalla UEFA. In Premier i costi della rosa devono normalmente restare entro l'85% dei ricavi calcistici più il risultato netto delle operazioni di mercato. Per i club impegnati nelle coppe europee resta inoltre il limite UEFA del 70%.

Ed è alla luce di ciò che le plusvalenze acquistano un valore ancora maggiore. Non servono soltanto a migliorare il risultato economico del club, ma contribuiscono anche alla base sulla quale viene calcolato quanto una società può spendere per stipendi, ammortamenti e commissioni. In un esempio volutamente semplificato, un club con 500 milioni di ricavi avrebbe una base SCR pari a 425 milioni con il limite dell'85%. Se aggiungesse 100 milioni di profitti dalle cessioni, la base di calcolo salirebbe a 600 milioni e il tetto teorico arriverebbe a 510. La plusvalenza può quindi trasformarsi anche in ulteriore spazio regolamentare per sostenere i costi della squadra.

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Morgan Rogers è stato acquistato dal Chelsea dall'Aston Villa per circa 137 milioni di euro.

Come la Premier può gonfiare il proprio mercato senza accordarsi per farlo

Per produrre questo effetto non serve che due società si mettano d'accordo per scambiarsi giocatori a prezzi artificiali. Il meccanismo può funzionare semplicemente perché la Premier dispone di abbastanza denaro da sostenere valutazioni sempre più elevate.

Nell'estate 2026 il Manchester City ha pagato 116 milioni di sterline (circa 136 milioni di euro) al Nottingham Forest per Elliot Anderson. Poco dopo il Chelsea ha acquistato Morgan Rogers dall'Aston Villa per 117 milioni di sterline (circa 137 milioni di euro). Il Tottenham ha contribuito allo stesso fenomeno con Sandro Tonali vicino ai 100 milioni di sterline (circa 117 milioni di euro) e Savinho valutato fino a 85 milioni di sterline (quasi 100 milioni di euro) considerando i bonus.

Senza entrare nel merito di stabilire se questi calciatori valgano davvero quelle cifre, il problema è che ogni grande affare diventa un precedente per quello successivo. Se Anderson è stato realmente comprato per 116 milioni di sterline e Rogers per 117, diventa molto più semplice giustificare valutazioni da 70, 80 o 100 milioni per altri giocatori già affermati nello stesso campionato. Il mercato interno inglese finisce così per creare da solo i parametri utilizzati per valutare i trasferimenti successivi.

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Savinho è passato dal Manchester City al Tottenham per una valutazione complessiva che può arrivare a quasi 100 milioni di euro con i bonus.

Quando i soldi girano tra gli stessi club: Chelsea-Villa e gli altri precedenti

Ci sono poi casi ancora più evidenti. Nel 2024 il Chelsea acquistò dall'Aston Villa il giovanissimo Omari Kellyman per 19 milioni di sterline (circa 22 milioni di euro). Nello stesso periodo il Villa comprò dal Chelsea Ian Maatsen per 37,5 milioni di sterline (circa 44 milioni di euro). Sempre nella stessa estate Aston Villa ed Everton conclusero separatamente le operazioni per Tim Iroegbunam e Lewis Dobbin, entrambi valutati intorno ai 9-10 milioni di sterline (circa 10-12 milioni di euro). Formalmente erano trasferimenti distinti. Dal punto di vista contabile, però, entrambe le società potevano registrare immediatamente il ricavo della propria cessione e distribuire negli anni il costo dell'acquisto.

Nel mercato 2026 il fenomeno ha assunto forme meno dirette. Il Chelsea ha acquistato Rogers dal Villa per 117 milioni di sterline, mentre giocatori del Chelsea come Garnacho hanno percorso la strada inversa e Nicolas Jackson è entrato nelle trattative tra gli stessi due club. Non significa automaticamente che si tratti di scambi mascherati. Mostra però come due club possano diventare contemporaneamente compratori e venditori l'uno dell'altro, facendo circolare grandi quantità di denaro attraverso operazioni formalmente separate.

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Marco Palestra è passato in estate dall’Atalanta al Chelsea per 60 milioni di euro complessivi.

Perché non sono le plusvalenze della Juventus

Il paragone con le plusvalenze contestate alla Juventus aiuta a comprendere il principio contabile, ma le differenze sono sostanziali. Nel modello delle plusvalenze a specchio il problema riguardava operazioni direttamente collegate e valori ritenuti artificialmente elevati, con due società che potevano ottenere contemporaneamente un beneficio contabile.

Oggi la UEFA ha introdotto una norma specifica proprio per limitare questo comportamento. Due trasferimenti in direzioni opposte possono essere considerati una sola player exchange transaction quando risultano collegati, sono condizionati l'uno all'altro, presentano caratteristiche di pagamento simili oppure vengono conclusi entro 45 giorni. In questi casi il beneficio contabile può essere rideterminato.

Il mercato inglese può però generare un effetto inflazionistico simile senza bisogno di una singola operazione reciproca. È sufficiente che un club venda molto caro a un altro, che quel denaro venga reinvestito su un terzo giocatore e che le valutazioni elevate continuino a propagarsi all'interno della Premier. La differenza è quindi sostanziale: non necessariamente singole plusvalenze artificiali, ma un mercato interno capace di "gonfiare" continuamente le proprie valutazioni.

Questo non significa che i club inglesi siano fuori da qualsiasi controllo. Il 30 giugno 2026 la UEFA ha sanzionato Chelsea, Aston Villa e Newcastle per il superamento dei parametri della Squad Cost Rule relativi al 2025. L'Aston Villa ha ricevuto una sanzione complessiva da 22,5 milioni di euro, mentre Chelsea e Newcastle sono stati puniti con 3 milioni di euro ciascuno; il Newcastle è stato inoltre coinvolto anche in una violazione della Football Earnings Rule.

Le sanzioni dimostrano che un limite esiste e che la UEFA può intervenire quando i parametri vengono superati. Il nodo più controverso, però, è ciò che può accadere prima di oltrepassare quella linea, sfruttando plusvalenze, ammortamenti e valutazioni prodotte dallo stesso mercato per aumentare lo spazio disponibile senza violare apertamente le regole.

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Alexander Isak è passato nell’estate 2025 dal Newcastle al Liverpool per 125 milioni di sterline, circa 146 milioni di euro.

Perché questo sistema è quasi tutto legale

Un calciatore non ha un prezzo ufficiale. Non esiste un listino che stabilisca con certezza quanto debba costare Morgan Rogers o Elliot Anderson. Le regole prevedono controlli sul fair market value, cioè sul valore che due soggetti indipendenti e informati attribuirebbero normalmente a un'operazione. Premier League e UEFA possono intervenire quando un trasferimento non sembra concluso a condizioni di mercato.

Ma il sistema inglese produce un paradosso evidente. Se due società realmente indipendenti hanno pagato 116 e 117 milioni di sterline per Anderson e Rogers, quelle stesse operazioni diventano precedenti utili per stabilire il valore di mercato del calciatore successivo. Più la Premier compra caro dalla stessa Premier, più diventa quindi complicato dimostrare che il prezzo successivo sia stato gonfiato artificialmente. Finché esistono una domanda reale, denaro effettivamente trasferito e club indipendenti tra loro, parlare di plusvalenze fittizie diventa molto più difficile.

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Erling Haaland è il simbolo del potere economico del Manchester City e della Premier League, al centro del mercato inglese che continua a muovere cifre record.

Il vantaggio della Premier League rispetto al resto d'Europa

Ed è propio in virtù di ciò che il fenomeno smette di riguardare soltanto il bilancio di una singola società e diventa un possibile vantaggio competitivo dell'intero campionato inglese sugli altri top-campionati europei.  La Premier parte già da ricavi televisivi enormemente superiori rispetto a tutti gli altri tornei del Vecchio Continente. Una parte crescente di quel denaro viene utilizzata per comprare giocatori da altri club inglesi. Il compratore spende, il venditore incassa e può generare una plusvalenza. Quel profitto può migliorare la sua posizione rispetto allo Squad Cost Ratio e creare ulteriore spazio per nuovi investimenti. Parte di quei soldi può quindi tornare nuovamente sul mercato della Premier, producendo altre cessioni e altre plusvalenze.

Il vantaggio non si esaurisce però all'interno dei confini inglesi. Più margine regolamentare significa anche maggiore forza quando i club della Premier vanno a comprare all'estero. Una società che ha appena generato una grande plusvalenza interna può presentarsi in Serie A, Liga, Bundesliga o Ligue 1 con più spazio per sostenere nuovi ammortamenti e soprattutto stipendi che molti concorrenti europei non possono permettersi.

È così che il denaro prodotto e redistribuito dal mercato interno può trasformarsi in potere d'acquisto anche sui mercati stranieri: i club inglesi possono pagare cartellini più alti, offrire ingaggi superiori e accettare valutazioni che per società di altri campionati sarebbero molto più difficili da sostenere senza compromettere i propri parametri finanziari.

Il meccanismo finisce quindi per alimentarsi su due livelli. Prima i grandi ricavi della Premier dai diritti TV sostengono gli acquisti tra club inglesi; poi le plusvalenze generate da quelle operazioni possono creare nuovo margine da utilizzare anche fuori dall'Inghilterra, aumentando ulteriormente la distanza economica dal resto d'Europa. Non significa che gli stessi 100 milioni diventino magicamente 200 milioni di denaro reale. Significa però che, passando da un bilancio all'altro, possono produrre benefici finanziari e regolamentari per più club dello stesso campionato e, successivamente, essere trasformati in maggiore capacità di spesa anche sul mercato internazionale.

Ed è questo il paradosso finale: il Fair Play finanziario è nato per impedire che avere più soldi significasse poter spendere senza limiti. La Premier ha costruito un mercato talmente ricco che vendersi i giocatori a vicenda a cifre folli può contribuire a trasformare quegli stessi soldi in nuovo spazio per spenderne altri, anche fuori dall'Inghilterra.

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