La Nigeria fa ricorso alla FIFA per il ‘caso Congo’: vuole prendere il suo posto ai Mondiali 2026

La Nigeria non intende arrendersi nella corsa al Mondiale 2026 e ha deciso di impugnare la decisione della FIFA che ha respinto il ricorso contro la Repubblica Democratica del Congo.
La Federazione calcistica nigeriana (NFF) contesta infatti l’impiego, nella sfida di spareggio tra le due nazionali, di alcuni giocatori ritenuti non eleggibili. La qualificazione era stata conquistata dai congolesi ai rigori lo scorso novembre, al termine del secondo turno delle qualificazioni africane. Ora la selezione affronterà lo spareggio intercontinentale contro la vincente di Giamaica-Nuova Caledonia, in programma il 31 marzo a Zapopan, in Messico.

Dopo quella sfida, la NFF aveva presentato una denuncia alla FIFA parlando di “presunte frodi” legate al rilascio dei passaporti, che avrebbero consentito a diversi calciatori congolesi di prendere parte alla gara. L’organo di governo del calcio mondiale ha però respinto il reclamo, spingendo la federazione nigeriana ad annunciare un nuovo passo formale.
La Nigeria presenta ricorso alla FIFA per il ‘caso Congo': qualificazione ai Mondiali in bilico
“Abbiamo ricevuto la decisione del Comitato Disciplinare della FIFA in merito alla nostra petizione, ma non siamo soddisfatti della decisione, che ha respinto la nostra richiesta”, ha dichiarato il segretario generale della NFF, Mohammed Sanusi. “Voglio assicurare ai nigeriani che la NFF ha immediatamente avviato la procedura di appello contro la decisione”.
Il nodo centrale della protesta riguarda la normativa sulla doppia cittadinanza. Secondo la NFF, le leggi della Repubblica Democratica del Congo non la consentirebbero, eccezion fatta per casi specifici legati alla nascita all’estero. Sanusi aveva già sottolineato come “molti” giocatori congolesi possiedano anche passaporti europei, sostenendo che ciò renderebbe irregolare la loro posizione.

Dal canto suo, la FIFA si attiene al principio secondo cui il possesso del passaporto nazionale è sufficiente per determinare l’idoneità di un calciatore. Proprio su questo punto si basa la linea difensiva dei congolesi, mentre la Nigeria insiste nel ritenere che l’organo internazionale sia stato tratto in inganno.
La sfida tra le due squadre si era conclusa sull’1-1 nei tempi regolamentari, prima del successo della Repubblica Democratica del Congo per 4-3 ai calci di rigore. Nel post-partita non erano mancate polemiche, con il ct nigeriano Eric Chelle che aveva accusato gli avversari di pratiche “voodoo”, dichiarazioni poi ritrattate con delle scuse ufficiali.
Per la Nigeria si tratta di una battuta d’arresto pesante, che rischia di tradursi nella seconda esclusione consecutiva dai Mondiali. La Repubblica Democratica del Congo, invece, sogna il ritorno sulla scena iridata, dove manca dal 1974, quando partecipò con il nome di Zaire.