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Mondiali di calcio 2026

La fine del calcio italiano è arrivata di nuovo, ma con questa gente non cambierà nulla

L’Italia per la terza volta non parteciperà ai Mondiali e il disastro del nostro calcio, con la complicità di chi lo governa, è così evidente da far pensare che ritornare davvero sia impossibile.
A cura di Jvan Sica
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Quante altre volte dobbiamo finire per poter ricominciare. Quante altre volte dobbiamo perdere per iniziare a vincere. Quante altre volte dobbiamo sperare prima di capire che bisogna agire. Quanto altro tempo bisogna aspettare per non scegliere di cambiare. Se anche dopo il terzo Mondiale mancato dall'Italia qualcuno, un po’ tutti in realtà, riuscirà a salvarsi parlando del cuore che ci hanno messo i calciatori (vorrei vedere, forse era la partita più importante della loro vita), della “stoica” (ah quanto ci piace l’aggettivo stoico) resistenza in dieci contro undici, dell’arbitro che ha preso determinate decisioni e non altre, allora la prossima volta finiremo di nuovo, perderemo di nuovo, spereremo di nuovo senza frutto. E sceglieremo di non cambiare.

Bisogna cambiare prima di tutto due logiche su cui ci muoviamo da ottant’anni. La prima: i giovani si devono “fare le ossa”. No, il mondo di oggi, in tutti i settori e ancor di più nello sport agonistico i giovani hanno la capacità di osare, di avere il coraggio che serve per andare un po’ più in là. Noi li cestiniamo nel frigorifero delle attese, freddandone le voglie, i desideri, lo spirito e li costringiamo a demenziali partite in serie C o addirittura a panchine mentre si vedono calciatori forse meglio vendibili che giocano male (altrimenti non saremmo così scarsi anche con le squadre di club).

Italia fuori dai Mondiali per la terza volta consecutiva.
Italia fuori dai Mondiali per la terza volta consecutiva.

L’altra logica poi è quella tecnica. Le nostre squadre di riferimento e la Nazionale giocano un calcio antiquato, basato sulla corsa, sulla difesa degli spazi e sulla gestione sotto ritmo delle partite. No, sono quasi venti anni che si gioca facendo correre il pallone, sullo sviluppo del gioco per creare spazi e alzando il ritmo sia in possesso di palla che in fase di riconquista. Non è possibile che in queste due ultime partite non pressavamo gli avversari, è una follia. Le ali bosniache sono poca roba, ci sono sembrate Garrincha e Robben perché non le pressavamo e ci attaccavano nell’uno contro uno. Lo hanno fatto per cento volte, mentre noi rinculavamo. Non sappiamo pressare di squadra, né quando la squadra avversaria imposta dal basso né quando perdiamo la palla e dovremmo riconquistarla. Il centrale della difesa a tre deve essere velocissimo, noi giochiamo con il più lento della squadra. Questo per dire che anche le scelte per questa partita sono state sbagliate.

Ma dove sono stati i tecnici dietro la Nazionale in questi ultimi venti anni di calcio?

Ovviamente e ripeto ovviamente si deve azzerare tutta la gestione politica e manageriale del calcio italiano. Il campionato è di una noia bestiale, quest’anno ci sono stati due hype salvifici per reggere la chiacchiera sul tema: nel girone di andata Conte che si lamentava degli infortuni, in quello di ritorno gli errori degli arbitri. Basta, non si può parlare di nient’altro perché non c’è nient’altro.

Alcuni club sono in mano a fondi che cercano compratori, altre in mano a presidenti con orizzonti limitati e quelle poche realtà che cercano di innovare, vedi Como, le sbeffeggiamo. Se poi vogliamo iniziare a parlare di strutture, gestione dei calciatori, acquisti che si fanno, gestione del rapporto club-Nazionali e altro, allora servirebbe un tempo lunghissimo in questa notte ancora una volta amara, ma bisogna dire con la bocca che ormai ci sta facendo l’abitudine.

Gattuso ha fallito la missione di riportare l’Italia ai Mondiali.
Gattuso ha fallito la missione di riportare l’Italia ai Mondiali.

La Nazionale poi è stata gestita malissimo. Questa sconfitta è vecchia. Non sappiamo vincere contro la Germania in Nations League e prendiamo un girone con la squadra di seconda fascia più forte di tutte. Perdiamo senza appello in Norvegia, nella partita che si sapeva avrebbe poi deciso il girone. Cambiamo l’allenatore con cui la squadra aveva letteralmente fatto pena agli Europei, per prenderne un altro che ha dimostrato pochissimo nei suoi anni da tecnico. Giochiamo sempre al ribasso, arriviamo sempre alla partita che deve svoltare la nostra storia perdendola, non può essere un caso e nemmeno colpa delle scelte arbitrali o della sfortuna.

Un signore si è addormentato nel 2000, si sveglia oggi e chiede dei Mondiali di calcio. Gli viene risposto: siamo usciti con la Svezia senza Ibra, con la Macedonia del Nord e la Bosnia. Mamma mia come siamo caduti in basso, risponderà il signore appena sveglio e anche se questa è ormai la nostra caratura, anche se siamo una squadra medio-piccola, anche se possiamo perdere contro le prime 100 del ranking FIFA e la storia non gioca a Zenica, il tonfo del nostro movimento è troppo assordante per non chiedere conto ai colpevoli.

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