La bufala dei giovani italiani senza talento: perché le Under vincono ma la Nazionale fa piangere

L'Under 19 si è qualificata da imbattuta all'Europeo di categoria in Galles. L'Under 17 ha staccato il pass per il torneo continentale in Estonia con una serie di belle vittorie (tra cui il 3-2 al Portogallo, campione d'Europa in carica) e i Mondiali in Qatar. E potremmo anche continuare, mettendo in controluce le soddisfazioni che arrivano dalla selezioni giovanili Azzurre rispetto alle cocenti delusione della Nazionale maggiore, questa volta (la terza di fila) esclusa dalla Coppa del Mondo per mano della Bosnia. Due anni fa l'Under 20 ha conquistato il miglior piazzamento della sua storia chiudendo seconda ai Mondiali giocati in Argentina. E sempre nel 2023, a Malta, i baldi giovani (U19) hanno vinto il titolo di campioni d'Europa. Successo identico raccolto nel 2024 dall'Under 17 che pochi mesi fa s'è fermata solo in semifinale ai Mondiali. L'Italia Under 21, eliminata ai quarti di finale di Euro 2025, ha successivamente infilato ben cinque vittorie in sei partite.
Bello, esaltante, incoraggiante… ma tutto risucchiato in quel buco nero rappresentato dall'Italia dei "grandi". E fa sorgere una domanda spontanea: perché vinciamo a livello giovanile ma raccogliamo solo delusioni con la Nazionale capofila? E che fine fanno i ragazzi che dovrebbero costituire una risorsa per il futuro? Eccezion fatta per l'exploit a Euro 2021 nell'estate in cui si sono allineati tutti i pianeti e c'erano ancora calciatori in grado di dare qualcosa, è stata assolutamente deprimente.
La questione della valorizzazione dei talenti
Secondo presidente federale, Gabriele Gravina il vero problema è rappresentato dalla "mancata valorizzazione del talento da parte dei club". Ovvero, di giovani buoni ne abbiamo – lo testimoniano anche i risultati – ma non diamo loro fiducia e spazio abbastanza per consentire loro di farsi le ossa su palcoscenici importanti e non essere mandati in B o in C per giocare con maggiore continuità rispetto alle presenze sparute in prima squadra. La verità, come sempre, sta nel mezzo.
Tra mercato estero e dubbi sui giovani italiani
Da un lato è chiarissimo che la priorità da parte delle società non è valorizzare ventenni italiani di belle speranze ma andare a cercare all'estero pari età sui quali realizzare (anche) cospicue plusvalenze invece di agevolare percorsi virtuosi che dovrebbero essere sistemici. Dall'altro, siamo così sicuri che sulle panchine dei club, nelle retrovie delle squadre, ai margini delle rose ci siano tutti questi fenomeni? E ammesso lo siano, almeno in potenza perché calati in un contesto di generale mediocrità quale la Serie A, quanti sono disposti a mettere la mano sul fuoco per loro?

I calciatori che provano a emergere nei club
A Bologna (piazza che non ha le stesse pressioni di Inter, Milan, Juventus e Napoli) Calafiori trovò in Thiago Motta una sponda preziosa. E appena possibile ha preso il volo ed è andato in Premier League. Cosa buona e giusta perché aiuta a crescere anzitutto in termini di mentalità. Poi torna in Italia e si sente spaesato per il modo in cui si gioca. Nella formazione battuta dai balcanici era l'unico al di sotto dei 25 anni in squadra. Marco Palestra è il gioiellino del Cagliari che adesso tutti vogliono. Davide Bartesaghi è luce agli inferi per il Milan. Lorenzo Bernasconi è il fiore dell'occhiello dell'Atalanta che ha visto partire verso il Borussia Dortmund, Samuele Inacio. Kayode, oggi al Brentford, è stato protagonista suo malgrado di un "qui pro quo" tra Under 21 e Nazionale maggiore. Francesco Camarda è il giovane bomber che promette bene ma l'infortunio lo ha frenato. Niccolò Pisilli della Roma proverà a prendersi quel che può tra campionato ed Europa League, così come Cher Ndour della Fiorentina. E che dire di Luca Koleosho, 21enne attaccante dell'U21, che gioca nel Paris FC, in prestito dal Burnley? Pio Esposito benedice Chivu che lo ha preso sotto la sua ala protettiva all'Inter mentre a Napoli, Antonio Vergara, ha approfittato della congiuntura tremenda per i partenopei (la lunga serie di infortuni) per mostrare cosa è capace di fare. Altrimenti sarebbe stato ceduto.
Un sistema che continua a sbagliare
Per tutti il passaggio dall'Under 21 alla nazionale maggiore resta complicato. Cosa succede? "Inter, Milan e Juventus, le società che storicamente hanno vinto di più in Italia – le parole di Zenga in un'intervista a Fanpage.it -, hanno sempre avuto uno zoccolo duro di giocatori che avrebbero costituito la spina dorsale della Nazionale. Oggi si preferisce portare dieci stranieri invece di far sì che dieci italiani dell'Under 20 vadano in prima squadra a giocare". Da altre parte succede, da noi no. Questo vuole il sistema calcio italiano che più perde e più continuare a sbagliare tutto.