Kasper Schmeichel: “Faccio l’autista di Uber a tempo pieno, non ero pronto”. Vuole tornare nel calcio

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Kasper Schmeichel dopo l’addio forzato al calcio per un infortunio alla spalla sta vivendo male la sua nuova vita che lo vede impegnato a 360° in famiglia.

Kasper Schmeichel vuole tornare presto nel mondo del calcio. L'ex portiere 39enne è stato costretto da un infortunio a dire addio alle partite alla fine della scorsa stagione. Avrebbe voluto continuare il figlio d'arte, ma si è ritrovato a dover fare altro. Una ferita che lo sta spingendo a fare il massimo per cercare di rientrare in un'altra veste, ovvero quella dell'allenatore. Al momento sta vivendo un periodo da "disoccupato", con diverse apparizioni da opinionista televisivo, che si sta rivelando però abbastanza stressante. Questo perché si sta dedicando anima e corpo alla famiglia.

Passare dal dedicare gran parte delle sue giornate al pallone e al lavoro, al dover mettersi a disposizione dei suoi familiari non è semplice. Per rendere l'idea infatti Kasper Schmeichel ha spiegato di sentirsi come un autista a tempo pieno: "Se sto lottando contro la noia? "Oltre ogni immaginazione. Ho tre figli. Praticamente sono un autista Uber a tempo pieno. È una transizione strana. Non ero pronto per questo. La vita ti mette davanti a queste cose e mi sto adattando". E l'adattamento è tutt'altro che semplice per l'ex di Manchester City, Leeds United, Leicester, Nizza, Anderlecht e Celtic che sta cercando comunque di studiare e formarsi per diventare un allenatore in tempi brevi.

Ha ancora dentro il fuoco dello sportivo professionista ma il problema alla spalla lo ha messo fuori gioco. Ecco allora la volontà di giocarsi le nuove chance da tecnico: "Poiché non mi sono ritirato alle mie condizioni, ho ancora il mio spirito competitivo. Mi piacerebbe allenare, essere un manager di calcio o avere un ruolo di livello superiore. Il fuoco brucia ancora molto forte. Non mi diverto molto a prendere i patentini, ma devi averli. Quando sono in campo, ad allenare o ad aiutare i giovani a emergere, ne traggo grande soddisfazione. Per tutta la vita sono stato abituato all'aspettativa di dover rendere al massimo, e ne traevo energia. Ora, da un giorno all'altro, tutto questo è svanito. Quel picco di dopamina ha bisogno di essere rimpiazzato".

Per molti calciatori questo passaggio dal professionismo allo stop delle attività è traumatico perché appunto comporta una rivoluzione della propria vita. Soprattutto quando il tutto non avviene in modo "naturale" ma a seguito da un infortunio. In questo scenario emblematiche sono anche le parole del papà di Kasper, l'ex bandiera dello United Peter: "È un periodo difficile per Kasper adesso. Un giorno sei qualcuno. Hai un'identità. E il giorno dopo non hai più nulla. Non c'è niente e non puoi sostituirlo con nulla. Io mi sono ritirato per mia scelta, ma per Kasper c'è stato di mezzo un infortunio. Non sai come sarà il prossimo capitolo della tua vita".

Nessuna ipocrisia o voglia di mostrarsi per quello che non si è dal sincero Schmeichel che sta vivendo un momento di grande difficoltà. Spesso assistiamo e leggiamo dichiarazioni di circostanza di chi ha dedicato tutta la prima parte della sua vita al pallone, e poi si trova a doversi reinventare in un'età particolare. Fondamentale la lungimiranza e il sapersi gestire prima di arrivare ad appendere gli scarpini al chiodo, soprattutto quando non si è magari un top capace di vivere di rendita e giovare anche della propria immagine.

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