Bryan Dabo: “Il giorno prima che morì Astori parlavamo della morte tra noi. Dicevamo: e se succede domani?”
A distanza di oltre otto anni dalla tragica scomparsa di Davide Astori, l'ex centrocampista della Fiorentina Bryan Dabo ha rievocato i drammatici momenti della morte del suo capitano, avvenuta nel sonno il 4 marzo 2018 in un albergo, durante una trasferta di campionato a Udine. Ha rivelato anche alcuni dettagli più intimi e sconvolgenti di quella notte, nel podcast francese "Addict O Foot", che fu l'epicentro di un trauma collettivo che sconvolse tutti. Con i ricordi di chi ha varcato quella stanza che rimangono ancora oggi nitidi e che ritornano alla memoria con ulteriori particolari inediti come la spaventosa coincidenza che Dabo ricorda: "Proprio la sera prima parlavamo tra di noi e il discorso era caduto sulla morte".
Il tragico aneddoto inedito di Dabo: "La sera prima parlavamo della morte"
L'aspetto più angosciante della vicenda è legato a una drammatica coincidenza avvenuta poche ore prima del decesso di Astori, causato da una cardiomiopatia aritmogena, asintomatica. La sera precedente, un gruppo di giocatori si era ritrovato a chiacchierare in albergo come spesso accadeva per scacciare la noia e allontanare lo stress pre partita.
Per uno strano scherzo del destino, il discorso era caduto proprio sul senso della vita: "La sera prima tra di noi si stava parlando della morte", ricorda Dabo. "Ci chiedevamo quasi per gioco: ‘Se muori domani, a chi lasci i tuoi soldi? E se succede domani?'. Davide è deceduto appena sette o otto ore dopo. Non riuscivamo a darci una spiegazione. Il giorno prima avevamo fatto l'elettrocardiogramma di squadra, due giorni prima i prelievi del sangue. Tutto sembrava perfetto".
Dabo a distanza di anni ricorda lo shock: "Per mesi mi svegliavo la notte…"
Lo shock di quella mattina ha lasciato strascichi profondi nella quotidianità di Dabo. La vulnerabilità di un atleta d'élite, del "capitano", monitorato costantemente dal punto di vista medico eppure spentosi nel sonno a soli 31 anni, ha generato una paura viscerale nella mente del francese, attanagliato per un lungo successivo periodo dagli incubi: "Per un paio di mesi mi svegliavo di colpo nella notte con la mano sul cuore", confessa, "avevo terrore che potesse capitare anche a me".
Una cicatrice ancora evidente, di quella maledetta mattina rimasta scolpita nel cuore e nella mente dei compagni di Astori alla Fiorentina. Solitamente il primo a scendere per la colazione, era proprio il capitano viola, che non era presente. Poi le sirene della polizia, unite a quelle dell'ambulanza che hanno spezzato il silenzio dell'hotel. Nei ricordi vivissimi di Dabo anche il momento più drammatico di Stefano Pioli che in lacrime, aprì la porta della sua camera: "Bryan, il capitano è morto".