L'Inter ha scucito lo scudetto dal petto della Juventus. L'ha detronizzata. Le ha sottratto corona e scettro. Li deteneva da ben 9 anni consecutivi durante i quali ha dominato in Serie A vincendo altrettanti titoli. Dopo 3282 giorni finisce ufficialmente – e senza nemmeno andare in campo – l'era dei bianconeri. Un esito già noto e per il quale mancava solo l'avallo della matematica: se la squadra di Antonio Conte dovrà attendere ancora un po' per fare festa, è già certo – in virtù del successo dei nerazzurri a Crotone – che per la ‘vecchia signora' non ci sono più opportunità per tentare una clamorosa rimonta in classifica.

È l'epilogo di una stagione negativa sotto tutti i punti di vista, sotto l'aspetto economico (il bilancio è tale che entro il prossimo 30 giugno servono almeno 100 milioni in plusvalenze) e sotto quello sportivo (l'eliminazione per la seconda edizione consecutiva agli ottavi dalla Champions League). Una situazione imbarazzante per un club che aveva ben altre ambizioni e adesso, anche alla luce per vicende extra-calcistiche (dal flop della Superlega fino all'evoluzione del caso ‘esame farsa' di Luis Suarez), si ritrova nell'occhio del ciclone.

La realtà è che la Juventus non è mai stata davvero competitiva per il decimo scudetto. Ed è rimasta fuori dalla corsa per il tricolore come non accadeva da ben dieci anni. Il distacco dalla vetta è un buco nero (16 punti) che risucchia ogni cosa, compresa la possibile vittoria a Udine nel prossimo match di campionato. A 5 giornate dalla conclusione della Serie A l'obiettivo è un altro e spiega bene quali sono le difficoltà incontrate finora: riuscire a restare nelle prime quattro per non perdere (anche) la partecipazione alla Champions.

Sarà rivoluzione a fine stagione. La terza consecutiva dopo aver detto addio a Massimiliano Allegri (al quale non è stato perdonato lil ko ai quarti di Coppa contro l'Ajax e un gioco troppo pragmatico, poco esaltante), aver licenziato in tutta fretta Maurizio Sarri ("inallienabile", così ha definito la squadra dopo l'esonero) e affidato il timone al ‘debuttante' Andrea Pirlo. Tonerà il tecnico livornese e sarà come tornare alla partenza senza passare dal via. Cambieranno molte cose, a cominciare (forse) dai vertici della dirigenza con Andrea Agnelli che potrebbe passare la mani dopo un decennio. E non è detto che resti Cristiano Ronaldo.

Cosa resta? Un trofeo in bacheca è stato messo (la Supercoppa italiana vinta contro il Napoli), resta la finale di Coppa Italia contro l'Atalanta. Poco, poco davvero per una società che era abituata a chiudere i campionati. Mentre a una manciata di giornate dalla fine arriva inesorabile (anche) il verdetto della matematica. È la fine, con poca gloria, di un'epoca.