Chi era al centro sportivo di Zingonia e lo ha riconosciuto è rimasto piacevolmente sorpreso. Rivedere Josip Ilicic al campo di allenamento dell'Atalanta è la più bella notizia che i tifosi della "dea" e gli appassionati di calcio potessero ricevere in questo periodo scandito dalle scorie (e dai timori) per la pandemia e dal conto alla rovescia per l'inizio del campionato. "Josip mola mia!". "Bergamo è con te". Le frasi e gli striscioni dedicati al calciatore, affissi sulla cancellata nei pressi del quartier generale dei nerazzurri.

Lo sloveno non ha mollato e non molla. Il peggio è passato, la luce in fondo al tunnel è tutta in quel sorriso che accenna quando varca l'ingresso di casa sua: ad attenderlo trova un ambiente che lo accoglie a braccia aperte. È di nuovo lì, nel suo habitat naturale, tra il campo (che gli ha riservato grandi soddisfazioni, in Serie A come in Champions) e la realtà (perché la vita è così, arriva e ti mette di fronte alle prove più dure di qualsiasi altro calcio negli stinchi).

Dove eravamo rimasti? All'11 luglio, giorno della partita contro la Juventus. L'ultima che lo ha visto sul rettangolo verde. L'ultima prima che l'uomo (prima ancora che il giocatore) deponesse gli attrezzi del mestiere nell'armadietto e iniziasse un lungo viaggio per ritrovarsi. La sua assenza ha destato molta curiosità, il rispetto della privacy e il massimo riserbo sulle sue condizioni hanno fatto sì che Ilicic godesse di tutto il tempo e la serenità necessari per rimettersi in sesto. Non c'è mai stata (e mai ci sarà, com'è giusto così in questo caso) una versione ufficiale dei fatti.

Si sta facendo aiutare da dei professionisti – ha ammesso Radenko Mijatovic, presidente della federcalcio slovena, a ‘Fuzbal'  -. Prova una sensazione di angoscia, conseguenza dei fatti accaduti in Italia. Ci vorrà del tempo.

Quel che è certo, e più conta, è che adesso lo sloveno è di nuovo pronto a rimettersi in gioco. Gli servirà ancora qualche settimana e occorrerà un parere medico, oltre alla deduzioni dello staff tecnico. Poco importa. Josip Ilicic è tornato. Ad attenderlo all'uscita del tunnel (dello stadio) c'è stata, c'è e ci sarà sempre la sua gente.