Il segreto del progetto Como: “Fabregas decodifica la partita in tempo reale alla società, è straordinario”

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Il match analyst Luca Balbinetti ha commentato a Fanpage le dichiarazioni del presidente del Como Mirwan Suwarso sul “piano partita” che riceve da Fabregas: “Nessun dirigente si è mai espresso con così spiccata competenza. A Como è davvero tutto diverso e sorprendente”

Le parole di Mirwan Suwarso, presidente del Como, hanno fatto il giro d’Italia: "Cesc scrive un piano gara e lo presenta 24 ore prima del match, così che la proprietà sia in grado di osservare e capire cosa stia succedendo in campo. Come costruiamo? Col 2+3 oppure col 2+4? Chi scende per aprire lo spazio? Quali sono le aspettative di gol? La proprietà ha tutte le informazioni". Raramente un presidente di Serie A si è mai espresso con un linguaggio così tecnico e competente, scendendo nei dettagli delle strutture di costruzione e delle funzioni di ogni singolo calciatore.

Da queste dichiarazioni, Fanpage.it ha deciso di approfondire il progetto Como, ripartito con il piede giusto anche in questo inizio di stagione e ne abbiamo parlato con Luca Balbinetti, match analyst, che ha approfondito le attuali caratteristiche della squadra di Cesc Fabregas. Punti di forza rivoluzionari per il panorama italiano: "un possesso palla medio del 60%, una media di 7 tiri nello specchio a partita" e un "camaleontismo" tattico che "rende i lariani difficilmente leggibili". E o punti deboli, anche se transitori: "qualche fragilità difensiva di troppo e un numero di gol subiti più alto rispetto alla solidità della scorsa stagione".
Un quadro che rispecchia appieno la figura ormai totale di Fabregas nel progetto in riva al Lago.

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Le parole del rappresentante della proprietà, Mirwan Suwarso, sono apparse decisamente originali: raramente si era sentito un presidente esprimersi con un piglio così tecnico e competente. Ti ha in qualche modo sorpreso?

Sì, assolutamente ma se mi avessero chiesto di indovinare quale club potesse rendersi protagonista di dichiarazioni così sorprendenti, avrei indicato senza dubbio il Como.

In che senso?

È evidente che vi sia una profonda continuità tra la visione strategica della presidenza, l'operato della società e la gestione del campo. Lo si nota anche dal calciomercato, condotto da Fabregas sul modello del classico manager all'inglese, ovvero un allenatore con un enorme potere d'incidenza sulle scelte di rosa.

Tuttavia, vedere un presidente esprimersi con una simile competenza e padronanza del linguaggio tattico mi ha colpito molto. Non si è limitato a un generico "l'allenatore mi illustra il piano partita". È sceso nel dettaglio delle funzioni e degli sviluppi nelle varie fasi di gioco, parlando esplicitamente di strutture di costruzione bassa, come il 2+3 o il 2+4, adottate in base all'altezza e all'intensità della pressione avversaria. Non siamo di fronte a un semplice scambio di battute o a un discorso di circostanza, ma alla condivisione di un vero e proprio match report metodologico.

Possiamo definirlo a tutti gli effetti un metodo innovativo per il panorama italiano?

Assolutamente sì. Credo inoltre che un approccio del genere sia fondamentale per evitare derive comunicative o dichiarazioni spiacevoli a mezzo stampa. Quante volte, nel corso degli anni, abbiamo assistito a presidenti o direttori sportivi che interpretavano l'andamento di una gara esclusivamente a modo loro, privi di filtri oggettivi? In questo caso, lo staff tecnico fornisce alla proprietà un piano gara dettagliato basato sullo studio dell'avversario. Si tratta di una traccia che la dirigenza può seguire alla lettera durante i novanta minuti per decodificare ciò che accade sul terreno di gioco. È uno strumento analitico straordinario che permette anche a chi è fuori dal campo di comprendere le dinamiche del match a un livello molto più profondo.

Questa totale trasparenza con la proprietà non rischia di limitare l'autonomia dello staff, esponendolo a ingerenze dirigenziali?

È un'osservazione legittima, ma ritengo che nel caso del Como questo sistema venga adottato proprio per l'esatto contrario: ottenere maggiore autonomia. E qui ritorniamo all'accenno al mercato di cui parlavo sopra.

Spiegati meglio.

Certo. Di recente è emerso che alcuni club inglesi fossero pronti a offrire cifre importanti, tra i 50 e i 70 milioni, per profili come Diao o Baturina. In contesti simili, un conto è dire genericamente al proprio presidente: "No, non vendiamo questo giocatore perché è forte e mi serve". Un altro conto è argomentare dati alla mano: "Presidente, si ricorda come siamo riusciti a eludere la pressione dell'Atalanta di Gasperini nella scorsa stagione? Ci siamo riusciti grazie a Baturina, alla densità che riesce a garantire in mezzo al campo e alla sua capacità di isolare Diao nell'uno contro uno".

Questo tipo di riscontro non solo valorizza il calciatore in chiave strategica, ma legittima le scelte dell'allenatore e rafforza il legame di fiducia tra l'area tecnica e la proprietà.

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Quindi in questo modo Fabregas acquisisce ancor più autonomia su tutto ciò che riguarda l'aspetto sportivo?

Sì, perché l'obiettivo profondo è acquisire credibilità. Non ci si limita a chiedere un acquisto basandosi sul nome o sul blasone del club di provenienza, ma si richiede una specifica tipologia di calciatore perché supportata dall'evidenza dei dati. Se mostri alla dirigenza che in diverse partite la squadra ha sofferto la pressione sul lato sinistro, diventerà chiaro a tutti perché serve un profilo con maggiori attitudini di copertura rispetto a uno di pura spinta. Davanti a questa chiarezza, la dirigenza comprende perfettamente la ratio delle richieste.

Al di là del metodo, cosa dicono concretamente i dati in tuo possesso sul rendimento del Como in questo inizio di stagione?

La stagione del Como si sta sviluppando in perfetta linea con le premesse della scorsa annata, se non addirittura in crescita sotto il profilo qualitativo. Parliamo di una squadra che ha innalzato notevolmente il proprio tasso tecnico. Se l'anno scorso lo staff si adattava a variare gli interpreti a seconda della partita, e in questo caso penso ad esempio all'impiego di Vojvoda in determinate rotazioni, oggi ci troviamo di fronte a un 4-2-3-1 consolidato e ben definito. Na i dati ci dicono anche che il Como ha anche un attuale lato debole.

Quale sarebbe?

E' una squadra destinata a segnare molto, ma che inevitabilmente concederà qualcosa in più in fase difensiva. Non dobbiamo dimenticare che nella scorsa stagione il Como ha fatto registrare la miglior difesa del torneo e quest'anno, pur mantenendo un potenziale offensivo altissimo, ha mostrato già qualche fragilità dietro, subendo gol fin dalle prime uscite, come contro il Parma. La scelta strategica è stata chiaramente quella di valorizzare la qualità del reparto avanzato: i numeri dicono che la squadra è terza per gol fatti e terza per Expected Goals (xG, ndr) prodotti, posizionandosi nell'élite del campionato subito dietro a Inter e Roma.

Inoltre, il Como fa del possesso palla la sua arma d'elezione, con una media del 60% in Serie A. È un dato impressionante se consideriamo il calendario iniziale, che ha visto la squadra affrontare ben tre trasferte consecutive molto ostiche sui campi di Udinese, Genoa e Napoli, oltre alla sfida casalinga con il Parma. Un ulteriore dato d'eccellenza riguarda la produzione offensiva: il Como vanta una media di ben 7 tiri nello specchio a partita. Centrare la porta con questa frequenza è un dato straordinario, che colloca la squadra ai vertici assoluti del campionato insieme a Inter e Roma.

Di contro, l'equilibrio difensivo resta il principale aspetto da registrare: la squadra attualmente occupa la nona posizione per Expected Goals concessi (xGA, ndr) agli avversari, confermando quel leggero passo indietro nella fase di non possesso di cui parlavo prima.

A tuo avviso, questo scotto che la squadra sta pagando in fase difensiva è legato a un fisiologico momento di transizione per ritrovare i giusti equilibri, oppure riflette una precisa e definitiva scelta strategica?

Sono convinto che si tratti di un momento di transizione. Il Como tornerà a essere una squadra solidissima anche dal punto di vista difensivo. Bisogna considerare che la proposta di gioco di Fabregas richiede il 100% della condizione atletica per essere efficace in fase di non possesso, poiché parliamo di un sistema che difende aggredendo in avanti.

Quando la forma fisica non è ancora ottimale, come si è percepito ad esempio in alcuni frangenti della gara contro il Napoli, la squadra fa inevitabilmente più fatica a mantenere la linea alta e a portare la necessaria aggressività sui portatori di palla avversari. Di conseguenza, sono certo che con il passare delle settimane e il progressivo raggiungimento del top della condizione, anche le statistiche difensive registreranno un netto miglioramento.

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C'è un dato particolare o un singolo indicatore che, secondo te, fotografa meglio degli altri l'identità tattica di questo Como?

Assolutamente sì, e riguarda uno dei profili di maggior talento della rosa. Se analizziamo i dati sui duelli, scopriamo che il calciatore del Como con la media più alta di contrasti a partita non è un difensore o un mediano di rottura, ma è Nico Paz.

Questo singolo dato, a mio avviso, spiega tantissimo dell'intero modello Como. Parliamo di una squadra che esprime una qualità offensiva meravigliosa, con giocatori tecnici che amano dialogare nello stretto, associarsi e scambiare il pallone per eludere la pressione avversaria. Eppure, quegli stessi interpreti di fantasia sono i primi a sacrificarsi in fase di non possesso, risultando determinanti nel recupero immediato della palla.

È la perfetta applicazione della tendenza del calcio moderno: non esistono più una fase offensiva e una fase difensiva nettamente separate, ma si ragiona ormai all'interno di un unico flusso di gioco integrato.

Spesso le neopromosse sorprendono al primo anno, ma crollano al secondo quando gli avversari prendono le misure. Perché con il Como questo non sembra accadere?

È un'analisi molto corretta. A mio avviso, il Como mantiene costantemente una marcia in più dal punto di vista tattico perché è una squadra profondamente fluida e, di conseguenza, difficilmente leggibile. Non adotta mai una struttura di costruzione fissa o predeterminata.

A Genova il Como ha ribaltato lo svantaggio "accompagnando" gli avversari verso la propria tipologia di partia. Concretamente, come si traduce sul campo questa imprevedibilità?

Si traduce nel fatto che il Como è una squadra di difficile lettura, strutturalmente ibrida, sia in fase di non possesso che in fase di possesso.

Mi faresti un esempio pratico?

Prendiamo ad esempio la fase di pressing. Se affronti una squadra come l'Atalanta di Gasperini, ti misuri con un sistema di pressing fortissimo ma codificato, basato su duelli individuali a tutto campo. In quel caso, se hai la qualità e la rapidità necessarie, sai che puoi manipolare quegli accoppiamenti a tuo vantaggio, magari portando un difensore centrale fuori posizione per svuotare uno spazio e attaccarlo in verticale.

Mentre il Como non è così "codificabile"?

Sì, perché il Como, pur essendosi classificato ai vertici per PPDA (l'indice che misura l'intensità del pressing alto, ndr), non offre agli avversari punti di riferimento così facili da decodificare. In alcuni frangenti aggredisce l'uomo a tutto campo e in altri, invece, i centrocampisti centrali si concentrano esclusivamente sullo schermare le linee di passaggio centrali.

In altre situazioni ancora, la squadra scivola in un pressing puramente posizionale che ricorda l'impostazione delle squadre di Maurizio Sarri. Disporre di tre soluzioni radicalmente diverse all'interno della stessa partita rende la vita difficilissima agli avversari.

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E per quanto riguarda la fase di possesso palla?

Vale lo stesso identico principio. Nell'immaginario collettivo il Como viene associato quasi esclusivamente a una fitta ragnatela di passaggi e triangolazioni palla a terra per uscire dal basso. Eppure, non è affatto raro vedere la squadra appoggiarsi direttamente sul lancio lungo del portiere Jean Butez. Spesso esaltiamo la capacità dei portieri moderni di avviare l'azione sul corto, ma per il Como ricorrere al rilancio lungo non è una rinuncia o un gesto casuale: è una scelta controllata e pianificata in base alle caratteristiche dell'avversario.

Anche in questo caso, hai qualche esempio pratico?

Ho ancora nitida l'immagine di un match contro l'Inter della passata stagione in cui il Como, in situazione di rinvio dal fondo, posizionava soltanto i due difensori centrali ai lati del portiere Butez, mentre i restanti otto calciatori erano già schierati stabilmente nella metà campo avversaria. Questo fotografa perfettamente la flessibilità del sistema: una squadra capace di incantare palleggiando nello stretto con sette o otto elementi vicini, ma anche in grado di svuotare il campo costruendo con due soli uomini per poi andare alla ricerca della verticalizzazione diretta.

Questa notevole flessibilità tattica presuppone una precisa filosofia di fondo: qual è il segreto del "modello Como"?

Il concetto chiave e che, a mio avviso, riassume l'intero progetto Como è: la qualità guida la quantità e l'intensità delle giocate. Ogni anno il club compie una precisa scelta strategica sul mercato, andando a inserire profili dotati di grande autonomia decisionale e tecnica. Parliamo di calciatori capaci di generare un vantaggio dal nulla per sé e per i propri compagni.

Nel calcio moderno, le armi tattiche destinate a fare la differenza rimarranno sempre il passaggio filtrante e il dribbling. Quando disponi di giocatori che possiedono intrinsecamente questa sensibilità qualitativa, ti trovi già, per definizione, un passo avanti rispetto alla media del campionato.

Al di là dello storico 4-1 sul Lipsia, hai notato accorgimenti o adattamenti tattici particolari per l'esordio in Champions League?

No, nessun compromesso. Credo che l'identità e la forza di una squadra come il Como risiedano proprio nel rifiuto di snaturarsi. Quando vengono applicati dei correttivi strategici, questi sono il frutto di uno studio meticoloso basato sulle caratteristiche dell'avversario, mai di un'improvvisazione dettata dal timore del palcoscenico.

Contro il Lipsia lo staff sapeva di poter impostare una gara di assoluto dominio, e così è stato. Abbiamo assistito a una prestazione speculare alla filosofia di Fabregas: grandissima intensità in fase di prima pressione, un'efficace riaggressione per il recupero alto del pallone e una densità qualitativa impressionante in zona palla.

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Come sul primo gol di Baturina per capirci?

E' l'esempio perfetto: Baturina, che sulla carta agisce da esterno sinistro, avvia lo sviluppo dell'azione sul binario opposto, spostandosi interamente a destra per associarsi e combinare nello stretto con Nico Paz. Perché avviene questo? Perché la squadra attira la struttura difensiva avversaria sovraccaricando una fascia, per poi andare a colpire lo spazio debole sul lato opposto. Non a caso, è lo stesso Baturina che, dopo aver dialogato a destra con Nico Paz, si inserisce centralmente per raccogliere e finalizzare il pallone nel cuore dell'area di rigore, quasi sul centro-sinistra.

Questa specifica azione fotografa l'essenza stessa e l'arma migliore del Como: la capacità di raggruppare i propri elementi di maggior talento nello stesso settore di campo, sovraccaricare la zona e poi cambiare repentinamente il ritmo della giocata. In questo modo si attira la pressione avversaria e, grazie alla superiorità tecnica, si riesce a eluderla con scambi rapidissimi che lasciano sul posto i difensori. È un meccanismo collaudato che continua a ripetersi con straordinaria regolarità, sia in Italia che in Europa.

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