Una persona d'oro. Un grande capitano, dentro e fuori dal campo. È così che Jordan Veretout (oggi alla Roma) ricorda Davide Astori, ex compagno di squadra nella Fiorentina, morto a 31 anni perché il cuore gli "fece un brutto scherzo" e smise di battere alla vigilia della gara di campionato contro l'Udinese. Il corpo senza vita dell'ex difensore venne ritrovato nel letto della stanza d'albergo (l'Hotel Là di Moret) dove la Viola soggiornava in ritiro.

Fu uno shock fortissimo per tutta la squadra e l'ambiente gigliato che si strinse intorno alla famiglia del giocatore, alla compagna, Francesca Fioretti, e alla figlioletta, Vittoria. La notizia del decesso di "Asto" (vezzeggiativo con il quale lo chiamavano i compagni) fermò il campionato e ancora oggi il suo ricordo è doloroso. Impossibile dimenticarlo. Impossibile dimenticare quanto accaduto.

Astori era un grande giocatore e un grande capitano, dentro e fuori dal campo – ha ammesso Veretout nell'intervista al Corriere dello Sport -. Era una persona umile ed eccezionale. Faccio il possibile per assomigliare a lui, soprattutto umanamente. Era una persona dal cuore d'oro.

Oggi come allora, Astori è nel cuore di tutti i tifosi della Fiorentina che di recente hanno avuto per lui una ulteriore attenzione: è stato votato dai sostenitori della Viola come difensore centrale nel decennio, lo hanno scelto aderendo a un'iniziativa social del club. Molto più di un capitano… dice German Pezzella, che adesso intorno al braccio reca quella fascia in suo onore.

È una presenza fissa e quotidiana nella vita di tutte le persone che lo hanno conosciuto – ha ammesso il difensore della Fiorentina in una recente intervista -. Sono convinto che anche lui, il suo ricordo, mi hanno dato tanta forza. E come a me anche a tutta la squadra. Porto al braccio la sua fascia e spero di poter tornare presto ad indossarla sul campo.