25 Giugno 2021
17:10

Il lungo viaggio di Marko Arnautovic, dall’Inter al Bologna passando per Italia-Austria

Marko Arnautovic sarà il centravanti dell’Austria nella sfida contro l’Italia. L’attaccante, in procinto di passare al Bologna dallo Shanghai SIPG, ha avuto anche un passato nel nostro Paese, con la maglia dell’Inter, ma è ricordato più per quanto fatto fuori che in campo. Tra scappatelle notturne e ritardi agli allenamenti, il trend non è cambiato nemmeno al Werder Brema, dove è stato protagonista di una rissa con Papastathopoulos, prima di essere messo fuori rosa. Gli episodi controversi non sono mancati nemmeno con l’Austria, tra cui l’insulto ad Alioski.
A cura di Valerio Albertini

A guidare l'attacco dell'Austria, che affronterà gli Azzurri negli ottavi di finale degli Europei, sarà una vecchia conoscenza del nostro calcio, quel Marko Arnautovic passato per Milano e formalmente vincitore del Triplete con la maglia dell'Inter, pur non avendo totalizzato nemmeno un'ora di gioco in nerazzurro, che potrebbe tornare a breve nella nostra Serie A, dove lo aspetta il Bologna. Il club di Joe Saputo aspetta soltanto la risoluzione del suo contratto con lo Shanghai SIPG, per fargli firmare un contratto che lo legherà ai felsinei per i prossimi anni.

Fino a qualche tempo fa considerato il giocatore più forte della sua nazionale, oggi ha indubbiamente perso lo scettro a favore di David Alaba e Marcel Sabitzer, ma resta il leader del gruppo, tanto che il c.t. Franco Foda lo preferisce a Sasa Kalajdzic, uno dei giocatori più promettenti della selezione, reduce dai 16 gol segnati in Bundesliga con la maglia dello Stoccarda. Arnautovic resta anche il calciatore dell'Austria più controverso in assoluto, come testimoniato dalla squalifica per un turno rimediata a seguito del match contro la Macedonia del Nord in cui, dopo aver segnato il gol del definitivo 3-1, ha insultato la madre dell'avversario Ezgjan Alioski.

L'anno all'Inter: dalle scappatelle ai ritardi

Quanto accaduto durante la prima partita dell'Austria a Euro 2020 è soltanto l'ultimo episodio di una carrellata lunghissima, per i quali l'attaccante ha fatto parlare di sé. Classe 1989, fin da quando è un ragazzo e si appresta a muovere i primi passi nel mondo del calcio, viene bollato come non pronto per giocare ad alti livelli perché immaturo. Trasferitosi in Olanda, al Twente riesce a mettersi in mostra non ancora ventenne per quanto fatto in campo, realizzando 12 gol in 28 partite di campionato. Le sue prestazioni lo avvicinano al Chelsea, che si dice pronto ad acquistarlo per 12 milioni di euro, ma una frattura da stress al piede fa saltare l'operazione. A quel punto, si inserisce l'Inter, che lo prende in prestito con diritto di riscatto legato al numero di presenze del ragazzo. La sua esperienza nerazzurra, però, non va come previsto. Arrivato con l'etichetta del nuovo Ibrahimovic, appena ceduto al Barcellona, Arnautovic è costretto a saltare i primi quattro mesi della stagione a causa dell'infortunio e, nello stesso tempo, scopre Milano e comincia a uscire cinque notti a settimana, decisamente troppe per un calciatore professionista:

A Enschede, di fianco a casa, avevo le mucche al pascolo. A Milano c'erano la Fashion Week, i ristoranti, i club, solo belle donne. A quel tempo non avevo la fidanzata e avevo 19 anni. Ho pensato che dovessi farmi rapidamente un nome e ci sono riuscito.

L'austriaco continua a non giocare e durante il ritiro invernale ad Abu Dhabi, si rende protagonista di un nuovo episodio, che lo allontana ancora di più dalle grazie di José Mourinho. È stato lo stesso Arnautovic a raccontare la vicenda:

Non mi sono svegliato per la colazione, primo ritardo. Poi c'è stata una riunione con la squadra a cui non sono arrivato in tempo, secondo ritardo. È successa la stessa cosa prima del ritrovo per la partita e Mourinho mi ha messo fuori squadra per un giorno. Di ritorno a Milano ero convinto che ci fosse l'allenamento di mattina e sono arrivato puntuale, ma non c'era nemmeno una macchina. Mourinho però era lì con il suo staff  e mi ha detto: "Tu sei il mio uomo. Arrivi 5 ore prima all'allenamento. Ti voglio bene. Tieni, prendi il mio orologio". L'orologio lo conservo ancora a casa.

Lo Special One definisce l'austriaco un giocatore di grande talento, ma con il cervello di un bambino. Gli fa giocare solo tre spezzoni di partita e Arnautovic continua a far parlare di sé fuori dal campo, come quella volta in cui gli viene rubata una Bentley che gli aveva prestato Samuel Eto'o. A fine stagione, si laurea comunque campione di tutto, anche se ha più volte ammesso di non sentire quelle vittorie come sue.

Il triennio al Werder Brema: la rissa con Sokratis e la corsa in auto

L'Inter decide di non riscattarlo e il Twente riesce a venderlo al Werder Brema. Sembrerebbe un nuovo inizio per Marko, ma le cose non si mettono bene fin da subito. Il capitano della squadra, Torsten Frings, critica immediatamente il suo atteggiamento:

Ha un modo di fare e un carattere difficile di cui deve disfarsi. Ha bisogno di continua attenzione e questo è pericoloso. Deve trovare il modo di non essere così arrogante. Un comportamento del genere non fa bene alla squadra.

In Germania, diventa subito Arrogantovic, e i suoi primi mesi a Brema non vanno per il meglio. Si rende protagonista di un insulto in serbo (ha origini balcaniche da parte di padre) rivolto verso la sua panchina e, minacciato di essere multato dal direttore tecnico Klaus Allofs, gli risponde: "Tieniti pure i miei soldi e dalli alla tua famiglia". Nella sua prima stagione a Brema ne combina ancora un'altra, venendo sospeso dalla società per aver passato in un nightclub la notte precedente a una partita di campionato. A fine anno, la Bild lo elegge il secondo flop più costoso della storia del Werder.

Nell'annata successiva prova a rimettersi in riga, tanto che viene elogiato da società e compagni per il suo cambio di atteggiamento. In realtà, la magia dura poco e in ottobre rimedia una squalifica di tre giornate, a seguito di un bruttissimo fallo di gioco contro l'Hannover. Espulso, se la prende sia con il quarto uomo che con un raccattapalle. A tormentare ancor di più la sua avventura tedesca, arrivano anche gli infortuni, in particolare una lesione ai legamenti del ginocchio, rimediata in maniera perlomeno inusuale, ovvero giocando con il suo cane nel giardino di casa. Il piede gli rimane incastrato nell'erba e il suo ginocchio subisce una torsione innaturale, costringendolo ai box per il resto della stagione.

Il suo ultimo anno al Werder è quello più difficile. A marzo, è protagonista di una rissa in allenamento con il suo compagno Sokratis Papastathopoulos e, solo grazie all'intervento dell'allenatore Thomas Schaaf e di alcuni compagni, si riesce ad evitare il peggio. Un mese dopo, l'ultima bravata rappresenta la fine della sua avventura in Germania. Insieme a Eljero Elia, vecchia conoscenza della Juventus, viene fermato alle 3 di mattina dalla polizia tedesca, sorpreso a viaggiare 52 chilometri orari oltre il limite consentito. La società sospende i due fino al termine della stagione e, nell'estate successiva, decide di cedere Arnautovic allo Stoke City.

Tra Inghilterra e Cina: il difficile approccio a Shanghai e la produzione di gin

In Inghilterra, finalmente, raggiunge una maturazione favorita dal matrimonio con la moglie Sarah e dalla nascita delle due figlie Emilia e Alicia, anche se non mancano altri episodi controversi. In Premier League, è deciso a non dare seguito alla sua reputazione di bad boy e il suo rendimento in campo ne risente positivamente. Dopo un paio di brutte stagioni, durante il suo terzo anno allo Stoke City diventa finalmente determinante, formando un bel tridente con Bojan Krkic e Xherdan Shaqiri e segnando ben 11 gol.

Nel 2017 lo acquista il West Ham, che paga 25 milioni di euro per il suo cartellino. A Londra gioca due ottime stagioni, ma la seconda è caratterizzata dalla sua volontà di lasciare l'Inghilterra per accasarsi allo Shanghai SIPG, in Cina, da cui ha ricevuto un'offerta faraonica. A gennaio fa pressioni sulla società per essere ceduto, ma il West Ham resiste e Arnautovic, pur in rottura con i tifosi, resta a Londra fino al termine della stagione. Nell'estate successiva, però, si concretizza il suo passaggio in Cina, Paese in cui, come raccontato da lui stesso, non è riuscito ad ambientarsi subito:

Ho sottovalutato il campionato cinese. Non mi allenavo, non curavo il mio corpo, mangiavo e bevevo Sprite, Coca Cola e Fanta. Mangiavo a orari sbagliati, andavo a letto alle 7 di mattina e mi svegliavo alle 16, andavo ad allenarmi e restavo sveglio fino a notte fonda.

La situazione è migliorata con il tempo e, lo scorso anno, Arnautovic si è anche improvvisato imprenditore, iniziando a produrre gin.

Gli episodi con l'Austria: dalle critiche a Maierhofer all'insulto a Alioski

I suoi problemi non sono mancati nemmeno con la maglia della nazionale austriaca, con la quale ha esordito nel 2008. Il primo episodio controverso risale al 2011 quando, al termine del match perso 2-0 contro la Turchia, ha criticato e si è avventato duramente contro il suo compagno Stefan Maierhofer, reo di aver sbagliato un calcio di rigore. In seguito a questo episodio, non è stato convocato in nazionale per qualche mese.

In patria, lo ricordano anche per una vicenda non proprio elegante accaduta nei pressi di Vienna. Fermato dalla polizia a bordo della sua auto, Arnautovic non l'ha presa bene e ha apostrofato pesantemente le forze dell'ordine:

Leccatemi il c**o. Ho giocato nell'Inter, siete invidiosi per quello che guadagno? Me lo merito… Sapete che potrei comprare le vostre vita? Guardate che sono più alto e grosso di voi, se non mi lasciate andare…

Il suo comportamento gli è costato un'accusa per comportamento aggressivo e una sanzione da parte delle autorità austriache. L'ultima bravata sono stati gli insulti rivolti ad Alioski nella sfida contro la Macedonia del Nord, ma, conoscendo il personaggio, probabilmente ne seguiranno di altri.

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