Qualità. Esperienza. Duttilità e adattamento. Pretese economiche contenute. Sono i quattro punti della relazione segreta (almeno fino a quando il quotidiano sportivo As non desse risalto alla cosa) che il Barcellona ha redatto su Miralem Pjanic della Juventus. Perché prendere un calciatore di 30 anni quando in rosa ha già un profilo come Arthur di ben sette anni più giovane? È la domanda ricorrente di queste settimane dove le notizie di mercato e il chiacchiericcio sulle operazioni future hanno preso il sopravvento per lo stop al campionato.

La risposta è anche nella situazione d'incertezza e nelle sensazioni che lascia sul terreno la pandemia da Covid-19: considerata la difficoltà economica di arrivare a calciatori più giovani (e anche più pretenziosi dal punto di vista economico) è meglio affidarsi, almeno in questa fase, al cosiddetto "usato garantito" che nel rapporto "costi/benefici" si rivela funzionale e "pronto subito" per obiettivi di medio-termine creando quel giusto mix che assicura energie fresche e punti ferme, certezze da cui ripartire senza intaccare troppo il bilancio-

Quanto a Pjanic, il dossier nel quale le prestazioni e l'opportunità dell'affare vengono messe a confronto risale al mese di gennaio. Il primo requisito individuato è la capacità di calarsi subito nel contesto tattico in virtù del know-how già acquisito, confermato da alcuni dati statistici: la percentuale di passaggi riusciti è maggiore del 3-5% nei giocatori 30 anni messa a confronto con quella di colleghi più giovani.

La gioventù non è più (per ora) in cima alla lista delle priorità, le esigenze della squadra sì. Ecco perché, al netto del forte interesse per Lautaro Martinez, il club blaugrana troverebbe il giusto equilibrio con la presenza nella rosa degli attaccanti di un elemento come Luis Suarez, 33enne. Tra gli effetti della pandemia c'è anche il ritardo nel cambio generazionale.