video suggerito
video suggerito

Ibrahimovic spiega la sua mentalità con un aneddoto disgustoso: “Mi sono ca*ato addosso, non potevo mollare”

Zlatan Ibrahimovic spiega la sua mentalità vincente con un episodio imbarazzante: “Mi sono ca*ato addosso, non potevo mollare”. Per Ibra fermarsi o “barare” in allenamento significa perdere contro se stessi.
A cura di Michele Mazzeo
0 CONDIVISIONI
Immagine

C'è un'immagine che Zlatan Ibrahimovic usa per raccontare la sua idea di lavoro e disciplina. Non è eroica, non è elegante, non è neppure raccontabile senza imbarazzo. Ma è esattamente il punto: per spiegare la sua mentalità, Ibra sceglie un episodio che non lascia scampo alle interpretazioni.

Ospite del podcast (Ne)uspjeh prvaka, l'ex attaccante svedese, oggi Senior Advisor di RedBird nel Milan, ha svelato cosa gli è passato per la testa durante una sessione di recupero sul tapis roulant dopo un infortunio alle ginocchia. L'allenamento era duro, ripetute ravvicinate, fatica e pochi secondi di pausa. A un certo punto, però, il corpo gli ha presentato il conto: doveva andare in bagno, subito. E lì Zlatan ha preso la decisione più estrema, pur di non interrompere la serie.

"Dovevo finire un allenamento sul tapis roulant dopo che mi ero fatto male alle ginocchia. Sei volte due minuti di corsa veloce con tre secondi di pausa. Ero verso la fine, dovevo andare in bagno, ma non potevo fermarmi. Corro, corro, mi sono ca*ato addosso, ma ho continuato a correre, mi sono fissato in testa che dovevo finire. Se imbroglio, imbroglio me stesso. Perdo io, non tu" ha difatti raccontato il 44enne di Malmoe.

Immagine

La frase chiave è tutta lì, nella logica spietata che si applica da solo: niente scorciatoie, mai. Non per impressionare gli altri, non per fare spettacolo, ma per non "barare" con se stesso. Nel racconto di Ibrahimovic la vergogna non conta: conta soltanto l'obiettivo, e la convinzione che mollare, anche per un motivo umanissimo, significhi perdere terreno dentro la propria testa.

Immagine

Quella stessa impostazione, Zlatan dice di essersela portata dietro nella vita e anche nel presente. Si descrive come uno che non accetta la normalità, che cerca sempre il massimo e che vive con la pressione di dover essere diverso dagli altri. "Tutto quello che ho vissuto da giocatore mi ha formato anche come uomo. Tutto ciò che ho imparato, che avevo intorno a me, mi hanno reso quello che sono oggi. Vado avanti con quella mentalità, con quella disciplina".

Non è soltanto una posa: nel suo racconto la disciplina è un riflesso automatico, quasi una gabbia scelta volontariamente. O fai tutto, o stai imbrogliando te stesso. E se c'è un filo che unisce l'Ibrahimovic calciatore a quello dirigente, è proprio questa idea brutale: il limite non si negozia, si supera. Anche quando il prezzo è ridicolo, anche quando è disgustoso.

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views