Hajipour ucciso dal regime in Iran, famiglia costretta a dire che è morto in un incidente: l’appello alla FIFA

Mohammad Hajipour, ex portiere della nazionale iraniana di beach soccer, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco dalle forze di sicurezza durante una manifestazione a Rasht l’8 gennaio. Secondo quanto riportato da diversi media, le autorità avrebbero consegnato il corpo alla famiglia imponendo di dichiarare che la morte fosse avvenuta in un incidente stradale.
Hajipour, originario di Shiraz, era noto nel beach soccer nazionale e internazionale: i suoi ex allenatori e colleghi gli hanno reso omaggio definendolo “amico indimenticabile e portiere eccezionale”.

Ucciso durante le proteste in Iran: la verità negata sulla morte dell’ex calciatore Hajipour
Le proteste che hanno portato alla sua morte sono scoppiate il 28 dicembre in tutto l’Iran per tensioni economiche, politiche e sociali. Tra l’8 e il 9 gennaio, fonti indipendenti stimano oltre 36.500 morti, 360.000 feriti e più di 27.000 arresti, mentre il governo ha imposto un blackout di Internet e delle comunicazioni telefoniche, rendendo difficili verifiche indipendenti.
Commentatori locali sottolineano come Hajipour non fosse solo un atleta di talento, ma anche simbolo di una generazione che ha pagato un prezzo altissimo per la libertà e la dignità nel paese. Il club e i compagni lo ricordano con profondo dolore, mentre la vicenda ha riacceso l’attenzione internazionale sulle repressioni in corso in Iran.
Lettera aperta degli ex calciatori iraniani: chiesta alla FIFA una presa di posizione su Teheran
Un gruppo di ex nazionali e figure di spicco del calcio iraniano ha rivolto un appello diretto al presidente della FIFA Gianni Infantino, invitando l’organismo internazionale a condannare le uccisioni e gli arresti di cittadini iraniani, compresi diversi atleti, durante le recenti repressioni operate dal regime di Teheran.
La lettera aperta, firmata da circa venti personalità del mondo del pallone – tra cui l’ex stella Ali Karimi – è stata inviata anche ai vertici delle oltre 200 federazioni affiliate alla FIFA.

Nel documento si denuncia come un “movimento nazionale, popolare e civico” sia stato soffocato dalle autorità iraniane attraverso “repressione sistematica, uccisioni di massa e azioni che costituiscono chiari esempi di crimini contro l’umanità e crimini di guerra”.
Secondo i firmatari, tra le vittime figurerebbero anche numerosi esponenti della comunità calcistica: l’ex giocatore Mojtaba Tarshiz, padre di due bambini, l’assistente arbitrale Saba Rashtian, l’allenatore giovanile Mehdi Lavasani, i calciatori Amirhossein Mohammadzadeh e Ribin Moradi, oltre al portiere della nazionale di beach soccer Mohammad Hajipour.

“Il calcio, in quanto fenomeno sociale più influente al mondo, non può e non deve rimanere in silenzio di fronte a esecuzioni, uccisioni, arresti arbitrari e minacce contro gli atleti”, si legge nel testo indirizzato a Infantino. Gli ex nazionali chiedono alla FIFA e alle federazioni di “condannare pubblicamente tali azioni, esigerne la cessazione immediata, utilizzare tutti i meccanismi legali e disciplinari disponibili per proteggere le figure del calcio iraniano e affermare che la protesta pacifica e l’espressione delle opinioni personali sono diritti umani fondamentali”.
La lettera si chiude con un monito netto: “Il silenzio di fronte a questi crimini equivale ad abbandonare i principi stessi che il calcio mondiale afferma di difendere”.