Henrikh Mkhitaryan. Al Ferraris è suo il merito della vittoria della Roma (1-2) contro il Genoa. L'armeno è il protagonista indiscusso del match sia per la tripletta realizzata sia per la capacità di essere determinante nelle azioni dei giallorossi. In attacco non c'è Dzeko (fermato dal coronavirus), Borja Mayoral non lo fa rimpiangere ma è la prova dell'ex Arsenal a indirizzare l'esito dell'incontro, a tenere a bada le velleità del Grifone che rialza la testa quando Pjaca (su assist di Scamacca) trova la rete del momentaneo pareggio.

È l'ex Arsenal a cucire il gioco, ad affondare i colpi, a gestire una quantità di palloni (circa 60 tocchi) scanditi da 5 passaggi chiave, 2 dribbling riusciti, 3 tiri nello specchio della porta (2 fuori) di cui 2 andati a bersaglio. E se la traversa (con la complicità della deviazione di Perin) non lo avesse bloccato, il pomeriggio di Marassi sarebbe stato letteralmente da incorniciare. Una rete di testa, un'altra sfruttando l'esterno no look di Bruno Peres e poi una (quasi) magia tirata fuori dal cilindro quando scaglia una bordata dalla distanza che avrebbe meritato sorte migliore.

Tutto qui? No, perché oltre alla doppietta (non accadeva dal 2018, contro il Southampton in Premier League) la ciliegina sulla torta arriva nel finale quanto cala il tris che chiude definitivamente il match. Il cross è di Pedro, da applausi la girata in acrobazia per il 3-1 dei giallorossi: l'armeno porta il pallone a casa.

Mkhitaryan decisivo ma divide il merito di una grande prestazione con Pedro (inseritosi bene nello scacchiere tattico di Fonseca), l'accoppiata di centrocampo costituita da Veretout e Pellegrini, e dal ruolo di lotta e di governo in cui Karsdorp si cala con buona intensità agonistica. Destro ha un sussulto nel finale (rete annullata perché in posizione di fuorigioco). È solo questione di orgoglio, la vittoria dei capitolini è legittima.