Gattuso e Buffon si sono rimangiati quello che avevano promesso con l’Italia fuori dai Mondiali

Il giorno dopo è tempo di tirare le somme e di riflettere su cosa significa per l'Italia saltare il terzo Mondiale consecutivo. Contro la Bosnia è arrivato il risultato più temuto, quello che condanna gli Azzurri alla fine del lungo percorso di qualificazioni: l'eliminazione si aggiunge alle due precedenti, ma dall'alto tutto tace. Gravina ha già confermato che non darà le dimissioni, così come Gennaro Gattuso e Gigi Buffon che almeno fino a giugno continueranno a svolgere i propri ruoli, spinti proprio dal presidente della FIGC che gli ha chiesto di rimanere.
Le lacrime del commissario tecnico fanno male, ma dopo la disfatta non sono arrivate ancora le reazioni. Eppure fino al giorno prima della finale playoff le prese di posizione non erano mancate: l'allenatore e il capo delegazione della Nazionale negli ultimi mesi ci avevano messo la faccia pensando anche all'eventualità dell'eliminazione e alla conseguente uscita di scena che in questo momento non sembra essere in programma.

Cosa avevano detto Buffon e Gattuso
Senza andare troppo lontano, alla vigilia della partita contro la Bosnia il CT era stato chiaro: "Ho un mio pensiero, ma lo tengo per me. Sia nel bene che nel male io ci metterò la faccia come ho sempre fatto". In passato però si era esposto molto di più, parlando di cosa avrebbe fatto in caso di eliminazione, come dopo la vittoria contro Israele: "I meriti me li prenderò se riuscirò a centrare l'obiettivo, altrimenti andrò a vivere lontano dall'Italia". Parole che non sono state rispettate dopo il terzo disastro consecutivo che ha portato tutti i tifosi a chiedere una rivoluzione definitiva per sanare tutti i mali del calcio italiano che si trova costretto a rialzarsi dopo l'ennesima caduta.

Dello stesso avviso era stato anche Buffon all'inizio del mese di marzo, quando in un'intervista rilasciata al Messaggero aveva addirittura confermato le dimissioni in caso di mancata qualificazioni ai Mondiali. Aveva un'idea chiarissima: "Se l'Italia non va al Mondiale mi dimetto? Confermo. Sono sempre il primo a prendermi responsabilità di tutto. Esco di scena, se serve trovare un capro espiatorio. Prendo e me ne vado a casa". Anche in questo caso però le parole sono state riviste perché l'ex portiere subito dopo la partita contro la Bosnia si è rimangiato tutto: "La stagione sportiva finirà a giugno e fino a lì è corretto e doveroso dare la disponibilità alla Federazione, al presidente, a chi ha avuto fiducia in me. Mi fermo qua, fino a giugno ci siamo, poi per le altre valutazioni vediamo come si dipana la matassa". Rimanda tutto a giugno, quando potrebbero esserci i verdetti definitivi su questa Italia e su chi la guida nel tentativo di mettere un cerotto sulla ferita sanguinante, riaperta per la terza volta con l'ennesima figuraccia per la Nazionale.