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Galliani si sfila, Malagò il primo nome: la corsa alla presidenza FIGC tra veti, alleanze e politica

Galliani rinuncia alla candidatura e rilancia Malagò, mentre prende quota anche l’ipotesi di un ex calciatore. Il quadro disegnato a Fanpage.it nelle scorse ore tra manovre, divisioni politiche e strategie dietro le quinte: la partita per la presidenza della FIGC entra nel vivo.
A cura di Vito Lamorte
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La corsa alla presidenza della FIGC si conferma un intreccio complesso di equilibri politici, interessi e strategie, più che una semplice scelta sportiva. Dopo le dimissioni di Gabriele Gravina, il sistema calcistico italiano si è messo in moto tra trattative riservate, veti incrociati e tentativi di trovare una sintesi prima delle elezioni.

In questo scenario si inserisce la decisione di Adriano Galliani, che ha scelto di non candidarsi nonostante le sollecitazioni ricevute da diversi club di Serie A. "Ci ho pensato a lungo, e sono onorato e riconoscente a quei club che hanno pensato a me come candidato della Lega di A per la presidenza federale ma non accetterò l’invito", ha spiegato al Corriere della Sera, sottolineando come l’idea fosse nata su iniziativa di altri dirigenti. L’ex dirigente di Milan e Monza ha poi indicato in Giovanni Malagò il profilo ideale: "Ritengo che il miglior presidente della FIGC possibile […] sia Giovanni Malagò".

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Proprio il nome dell’ex numero uno del CONI resta al centro del dibattito, ma non senza ostacoli. In Serie A non c’è unanimità e, soprattutto, pesano le perplessità di una parte del governo, con tensioni interne che rendono la sua eventuale candidatura tutt’altro che scontata.

FIGC, guerra di potere per la presidenza tra veti politici e alleanze segrete il calcio italiano

Nel frattempo, Gravina continua a muoversi dietro le quinte per favorire una soluzione condivisa ed evitare il rischio di commissariamento, scenario temuto da gran parte delle componenti federali. Sul tavolo restano anche alternative diverse, tra cui la suggestione di affidare la guida a un ex calciatore con esperienza manageriale: tra i nomi circolati figurano Damiano Tommasi, Demetrio Albertini e Paolo Maldini.

Il clima resta incerto, con la Serie A pronta a pesare il proprio voto e le altre componenti divise tra convenienza e convinzione. Nelle scorse ore a Fanpage.it è stato disegnato un quadro abbastanza confusionario perché Giancarlo Abete, ex presidente federale ora alla LND e già inserito nei giorni scorsi tra i papabili, non si espone per evitare di incappare in brutte figure ma avrebbe un appoggio nel ministro Abodi, che prende tempo e si guarda intorno; mentre Francesco Soro, capodipartimento dell’economia del Mef e ex capo di gabinetto di Giovanni Malagò al CONI, si sarebbe mosso per ostacolare l’ascesa dell’ex presidente del CONI alla poltrona più alta della FIGC (i rapporti tra i due si sono incrinati da un po').

Il percorso verso il 22 giugno, data delle elezioni, si preannuncia lungo e carico di tensioni: più che una scelta condivisa, il rischio è che emerga ancora una volta un equilibrio di compromesso.

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