Flop Tottenham, un incubo per De Zerbi: 0 gol in 4 partite dopo i quasi 300 milioni spesi sul mercato
L'inizio di stagione del Tottenham sotto la guida di Roberto De Zerbi si sta trasformando in un vero e proprio paradosso tattico e contabile, soprattutto dopo l'ultimo pareggio a reti bianche nel 4° turno di Premier contro l'Everton: gli Spurs continuano la loro astinenza realizzativa con zero gol segnati nelle prime quattro giornate, un dato allarmante e che stride clamorosamente con le aspettative della vigilia e, soprattutto, con le cifre investite durante la sessione estiva di calciomercato che hanno sfiorato i 300 milioni di euro.
Un attacco inceppato: l'enigma tattico del De Zerbi-ball a Londra
La situazione in casa Tottenham sta assumendo i contorni di un'inattesa crisi d'identità dopo il pareggio a reti bianche contro l'Everton che ha consolidato il dato statistico allarmante degli uomini di Roberto De Zerbi ancora fermi a quota zero gol segnati che ha offerto il fianco a polemiche sempre più accese. Il celebre De Zerbi ball, il piano di gioco apprezzato anche dagli inglesi caratterizzato dal possesso palla ipnotico e dalla ricerca spasmodica della costruzione dal basso, finora si è tradotto in una manovra sterile e prevedibile: la squadra muove il pallone con lentezza, fatica a verticalizzare e finisce per isolare i propri riferimenti offensivi, rendendo inoffensiva ogni trama di gioco negli ultimi venti metri.
Un investimento da record: quando i milioni non garantiscono i gol
Le cifre spese nel mercato estivo spiegano da sole la portata del problema con la dirigenza londinese che ha sborsato oltre 265 milioni di euro per accontentare Roberto De Zerbi, portando il valore stimato della rosa a circa 800 milioni. Tra gli acquisti di maggior spicco figurano il centrocampista Sandro Tonali, prelevato dal Newcastle per la cifra record 116 milioni di euro e Mateus Fernandes dal West Ham, costato anche lui circa 100 milioni di euro. Affiancati da rinforzi difensivi come Jan Paul van Hecke, su cui sono stati investiti 60 milioni di euro e dagli innesti offensivi di Savinho dal City (87 milioni di euro) e Omar Marmoush, arrivato in prestito.
A dispetto di questi numeri, sul campo la produzione offensiva è nulla e il piano di gioco è pericolosamente involuto: Dejan Kulusevski e James Maddison faticano a verticalizzare, mentre riferimenti d'area come Dominic Solanke restano isolati e dissinnescati, senza riuscire a convertire il possesso palla in occasioni da gol.
Oltre la potenza economica: i limiti della gestione nel Tottenham
La parabola discente attuale del Tottenham mette a nudo una verità ricorrente del calcio moderno: la sola disponibilità finanziaria non equivale al successo sul campo. L'era del fondo ENIC Group e del presidente Daniel Levy, iniziata con il rilevamento delle quote di maggioranza nel lontano 2001, conta oltre 25 anni di gestione, durante i quali la società ha superato la soglia dei 2,1 miliardi di euro spesi complessivamente sul mercato. Un volume d'investimenti enorme che, tuttavia, ha prodotto una bacheca ai limiti del desolante: un solo trofeo vinto in un quarto di secolo, la ormai remota League Cup del 2008.
Sotto questo punto di vista, la dirigenza inglese potrebbe trarre un importante insegnamento da quanto sta avvenendo poco più a sud, in Italia, sulle sponde del Lago di Como. Il club lariano a capo della famiglia Hartono, una delle proprietà più facoltose dell'intero panorama calcistico globale, invece di iniettare liquidità senza un piano preciso, ha canalizzato le proprie risorse in una crescita progressiva e sostenibile, valorizzando l'impianto infrastrutturale, la continuità tecnica e la chiarezza dell'identità di squadra. Trasformando un piccolo sogno in una solida realtà. Segnando.