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Fatemeh e Atefeh si allenano senza hijab: il Brisbane ha accolto le due calciatrici iraniane fuggite

Fatemeh Pasandideh e Atefeh Ramezanisadeh sono le due calciatrici dell’Iran che hanno resistito a pressioni e minacce per farle tornare sui propri passi e rientrare in patria dopo aver chiesto asilo politico all’Australia. Una decisione dal prezzo umano altissimo: perdere la propria famiglia. Il Brisbane Roar le ha accolte per farle allenare assieme alle proprie giocatrici: senza l’hijab.
A cura di Paolo Fiorenza
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A giudicare dai loro sorrisi mentre si allenano col Brisbane Roar, la 21enne Fatemeh Pasandideh e la 33enne Atefeh Ramezanisadeh stanno cercando di lasciarsi alle spalle le sofferenze laceranti degli ultimi giorni. Momenti durissimi che hanno visto infine le due calciatrici della nazionale femminile dell'Iran essere le uniche rimaste rispetto al gruppo di sette donne (sei giocatrici e una componente dello staff) che inizialmente avevano chiesto asilo politico all'Australia dopo aver concluso (con l'eliminazione nel girone) la Coppa d'Asia giocata lì.

La nazionale femminile dell’Iran dopo la sconfitta in Coppa d’Asia contro le Filippine
La nazionale femminile dell’Iran dopo la sconfitta in Coppa d’Asia contro le Filippine

La disperata fuga delle calciatrici dell'Iran dall'albergo della nazionale in Australia: sono rimaste in due

Le ragazze erano tutte riuscite a sfuggire alla strettissima sorveglianza della sicurezza iraniana nell'albergo che ospitava l'intero contingente della nazionale, scappando dall'hotel e trovando aiuto dalla polizia australiana, che le aveva portate in un luogo sicuro. Dopo le fortissime pressioni per farle tornare sulla propria decisione, usando soprattutto lo strumento delle minacce alle loro famiglie in patria, cinque delle sette avevano ritirato la loro richiesta di asilo al governo australiano, riunendosi al resto della squadra in Malesia, che apposta aveva prolungato la sosta lì, sulla strada del ritorno in Iran.

Fatemeh e Atefeh hanno tenuto duro, sognando per sé stesse una vita diversa da quella pesantemente deprivata dei diritti personali che le aspettava dopo il rientro a casa, in un contesto ulteriormente inasprito dall'attuale guerra tra la Repubblica Islamica e l'asse Stati Uniti-Israele. Uno scenario in cui chi dà segni di insofferenza o non allineamento al regime (come avevano fatto tutte le calciatrici dell'Iran non cantando l'inno prima della partita inaugurale della Coppa d'Asia, salvo poi tornare sui propri passi in occasione dei due match successivi) viene definito senza mezzi termini "traditore della patria" e dunque a rischio di essere imprigionato ma anche condannato a morte.

La 21enne Fatemeh Pasandideh durante l’allenamento col Brisbane Roar
La 21enne Fatemeh Pasandideh durante l’allenamento col Brisbane Roar

Fatemeh Pasandideh e Atefeh Ramezanisadeh si allenano senza hijab col Brisbane Roar

Fatemeh e Atefeh hanno resistito a minacce e preghiere, a messaggi disperati e ricatti terribili, decidendo di restare in Australia. Vi hanno trovato non solo asilo politico, ma anche qualcosa che nutre l'anima e il cuore quando sono soli, disperati al freddo e al buio: sostegno, solidarietà, amore, abbracci. E anche l'amato pallone. Un club della A-League Women (ovvero la massima serie calcistica australiana), il Brisbane Roar, ha accolto le due nazionali iraniane per farle allenare assieme alle proprie calciatrici.

Il club del Queensland ha diffuso le foto dell'allenamento, in cui Fatemeh e Atefeh appaiono sorridenti, indossando le maglie del Brisbane Roar ma non l'hijab (ovvero il foulard che copre i capelli e il collo delle donne), che in Iran è obbligatorio anche durante gli allenamenti. Le calciatrici infatti devono indossare hijab, maniche lunghe e calze alte – in ossequio ai dettami della Sharia – non solo in partita, ma anche negli allenamenti. La legge coranica impone l'hijab come obbligo per tutte le donne negli spazi pubblici, e le strutture sportive, anche se chiuse, rientrano in questa categoria quando coinvolgono atlete che rappresentano il Paese.

Le calciatrici dell’Iran hanno giocato così i loro match di Coppa d’Asia, lo stesso abbigliamento è obbligatorio anche in allenamento
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Un futuro senza patria e famiglia, una scelta impossibile, disumana

Fatemeh e Atefeh sorridono a 13mila chilometri da Teheran, sforzandosi di non pensare a un domani che per loro non risparmierà altre sofferenze. Basti pensare a quello che è successo alla capitana della nazionale iraniana, Zahra Ghanbari, che è stata la quinta componente del gruppo di fuggitive a ritirare la sua richiesta di asilo all'inizio di questa settimana e a lasciare l'Australia per raggiungere la Malesia. Secondo quanto riportato da media indipendenti iraniani, la decisione sarebbe stata presa in seguito a minacce riguardanti sua madre, "convocata per un interrogatorio" in patria.

Zahra Ghanbari è la capitana dell’Iran femminile: è stata l’ultima a tornare sui suoi passi dopo la fuga
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"Nulla è più dolce della patria e della famiglia", diceva con struggimento Ulisse ai Feaci quando era lontano da Itaca. Sia l'una che l'altra saranno negate forse per sempre a Fatemeh e Atefeh: è il prezzo altissimo di una scelta che nessun essere umano dovrebbe essere costretto a fare.

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