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Fabrizio Danese, calciatore italiano in Bosnia: “Gente fantastica. Ma allo stadio succede di tutto”

Fabrizio Danese è un difensore italiano che gioca nel massimo campionato di calcio della Bosnia. In un’intervista a Fanpage ha raccontato il contesto che troverà l’Italia al Bilino Polje nella finale per le qualificazioni ai Mondiali: “Dicono che ci batteranno e sono convinti che segnerà Dzeko”.
A cura di Fabrizio Rinelli
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Fabrizio Danese è un difensore centrale classe '95, cresciuto nel settore giovanile della Cisco Roma. Dopo una lunga e formativa esperienza in Spagna tra le fila di Linense, Eldense, Cornella, Ceuta e Numancia intervallate da pochi mesi in Andorra con il Santa Coloma, Danese ha deciso di accettare una sfida quasi inedita per un calciatore italiano: la Bosnia. Oggi Danese, che in Italia ha militato con Nuorese, Ostiamare, Chievo, Prato, Akagras, Arezzo e Arzachena, è diventato il pilastro della difesa del Rudar Prijedor, squadra che milita nella massima serie di calcio bosniaca. Danese è di fatto l’unico rappresentante del nostro calcio nel massimo campionato bosniaco.

Una posizione che lo trasforma nel testimone perfetto, una sorta di ‘insider' privilegiato, a poche ore dalla decisiva finale playoff tra la Nazionale di Rino Gattuso e i padroni di casa della Bosnia. Dalle battaglie fisiche della Wwin League al clima incandescente che si respira nelle strade di Sarajevo e Zenica, Danese in un'intervista a Fanpage ci ha aiutato a capire cosa troveranno davvero gli Azzurri al Bilino Polje: un campo che non è solo erba e linee bianche, ma un concentrato di orgoglio nazionale e pressione ambientale. "I miei compagni hanno scherzato subito con me sul nostro gruppo Whatsapp quando hanno saputo della sfida tra Bosnia e Italia dicendo che ci avrebbero ammazzato, calcisticamente (ridendo ndr)". 

Fabrizio, sei passato dal calore dell'Andalusia e dal calcio tecnico spagnolo alla fisicità della Bosnia. Qual è stato l'impatto più forte che hai avuto con il campionato bosniaco nei tuoi primi mesi al Rudar Prijedor?
"Quello spagnolo è un campionato molto tecnico, mentre questo bosniaco è molto più fisico, però, insomma, l'impatto è stato buono. Dall'inizio in cui sono arrivato qui sto giocando tutte le partite e mi trovo bene fisicamente anche a livello di squadra e contesto".

In Bosnia il calcio è molto fisico e agonistico. Quanto ti sta aiutando la tua formazione tattica italiana in un campionato dove i duelli aerei e i contrasti sono la base di ogni partita?
"La formazione italiana è un bagaglio tecnico e tattico che ti porti per sempre nella vita, quindi in un campionato come quello bosniaco è fondamentale. In campo ci sono molti duelli fisici, aerei e devi stare sempre concentrato al massimo. È un calcio un po' meno tecnico però molto complicato, anche se ovviamente ci stanno squadre come il Sarajevo che c'hanno giocatori di qualità, come Ljajic".

Tu vivi quotidianamente la passione dei tifosi locali. Cosa devono aspettarsi davvero gli Azzurri allo stadio di Zenica? È un ambiente così intimidatorio come dicono le leggende o c'è dell'altro?
"Non è una leggenda, ti posso dire che da quando sono arrivato qui ho notato che il tifo bosniaco in generale è caldissimo, ci sono squadre ad esempio che portano credo 10-12.000 persone a partita e ce n'erano tipo 8.000 quando siamo andati noi a giocare l'ultima volta in trasferta ed era un giorno di pioggia. Ci sono ultras qua un po' pazzi, diciamo (ride ndr)".

Danese dopo la sua firma in Bosnia.
Danese dopo la sua firma in Bosnia.

L'Italia potrebbe trovare una situazione del genere.
"L'Italia giocherà nello stadio di una squadra di Serie B bosniaca che ha sui 7-8.000 abbonati ed ha un tifo molto caldo. Lo stadio si trova pure vicino Sarajevo e lì ci sono gli ultras più calorosi".

Pensi che sia stata strategica la scelta di Zenica e perché?
"So che è uno stadio buono e che vanno molti tifosi lì, ma può darsi che sia stata una scelta strategica per far venire sia persone da Banja Luka che da Sarajevo. Ma sicuramente posso dire che l'ambiente sarà acceso".

Nello spogliatoio del Rudar come parlano della nostra Nazionale? C'è timore reverenziale o senti che l'ambiente bosniaco crede fermamente nell'impresa storica?
"Dicono che ci batteranno e sono convinti che segnerà Dzeko. Gli ho detto che parlano troppo, ma vedremo, infatti credo che la guarderemo tutti insieme la partita".

Andrete allo stadio?
"No, allo stadio è impossibile andare. Noi giochiamo venerdì in Liga e sarebbe fisicamente un massacro. Sarebbero 3 ore di macchina quando finisce la nostra partita e dobbiamo vedere tutto quello che succede poi durante la partita".

In che senso?
"Perché poi non lo sai, può essere che rimani chiuso dentro lo stadio e esci tardi, quindi magari a casa arrivi alle 3:00 di notte. Le persone bosniache che ho conosciuto sono tutte fantastiche, però allo stadio può succedere di tutto, purtroppo. Come d'altronde anche nel resto d'Europa e del mondo, niente di diverso".

Danese con la maglia del Rudar Prijedor.
Danese con la maglia del Rudar Prijedor.

Se potessi fare una telefonata a Gattuso, quale aspetto del temperamento dei calciatori bosniaci gli diresti di non sottovalutare assolutamente?
"Quello che ho notato io è l'aggressività in campo. Sono una squadra molto aggressiva ma io credo ciecamente in Gattuso e la nazionale. Sono sicuro che ci riporteranno ai mondiali dopo tutto questo tempo perché ce lo meritiamo".

Cos'è successo nel vostro spogliatoio quando avete saputo della sfida Bosnia-Italia?
"Subito sul gruppo mi hanno scritto: ‘Vi ammazziamo' (come sfottò ndr). Io gli ho risposto che sarà il campo a parlare. Diciamo che anche l'intervista di Dimarco non l'hanno vista bene".

Com'è la vita di un calciatore in Bosnia?
"Come la vita di qualsiasi calciatore tra allenamenti, palestra, e partenze due giorni prima per giocare in trasferta. Insomma, la vita di un calciatore classico. Ovviamente magari non c'hai tutta l'attenzione dei media come un giocatore della Roma, come un giocatore del Milan, è normale. Però è lo stesso, cioè nel senso quando perdi è meglio rimanere a casa".

Cosa succede?
"Qui col fatto che hai la pressione dei tifosi se perdi una partita e ti vedono al bar a prendere un caffè non è vista benissimo. Ci sono squadre in cui magari quando vinci e vai in giro, sei il re, hai tutto pagato, però quando perdi è meglio starsene a casa".

Ti senti un po' un ‘osservato speciale' in questi giorni? Come ti trattano i tifosi e i media locali sapendo che sei l'unico rappresentante del Paese che sfideranno per un posto al Mondiale?
"Sì, mi dicono spesso che vinceranno loro oppure quando io saluto mi prendono in giro dicendomi: ‘Buongiorno eliminati'". Però per quanto riguarda le persone bosniache posso dire che sono spettacolari, è come se mi sentissi a casa. Io avevo un po' di perplessità quando sono arrivato e invece mi ha impressionato come posto, come persone soprattutto. Sono tutte buone e gentili, ti aiutano in tutto, se c'è bisogno di una cosa veramente si spaccano in due per aiutarti. E questo per me la famiglia mia è importantissima."

Danese in partita.
Danese in partita.

Dalla Serie C italiana alla Spagna, poi Andorra e ora la Bosnia. Cosa spinge un calciatore italiano a scegliere rotte così alternative e cosa ti sta dando umanamente l'esperienza a Prijedor?
"In Italia mi sentivo un po' chiuso, ho avuto bisogno di uscire. Sono andato in Spagna, mi sono trovato bene 6 anni, poi ho avuto la possibilità di intraprendere il campionato d'Andorra, che è stata una piccola parentesi e adesso il fatto di venire qui mi potrebbe anche aprire le porte a competizioni europee che è una cosa che mi piacerebbe fare".

Come gestirai quel mix di emozioni tra il tifo per la tua terra e il rispetto per il Paese che ti ha accolto professionalmente in questa fase della tua carriera?
"Il rispetto verso il loro ci sarà dopo questa partita e sempre, però ovviamente io tiferò Italia. Non ho problemi a mettermi dentro un bar con tutti i bosniaci che vedono la partita a esultare a un gol dell'Italia. Poi magari mi menano, eh, però vabbè (ride ndr)".

Hai giocato recentemente contro squadre come lo Zeljeznicar o il Sarajevo, qual è la differenza tra il calore di quegli stadi e quello che l'Italia troverà a Zenica. Il Bilino Polje è davvero il "fortino" inespugnabile di cui si parla?
"Ricordo di aver visto una partita del Celik pure contro il Sarajevo in Coppa e c'erano 7-8000 persone molto calorose. L'Italia quindi si troverà in un ambiente ostile. Affrontare la Bosnia in casa non sarà una passeggiata ma questo renderà eventualmente ancora più bella la vittoria".

Hai scommesso qualcosa per gioco con i tuoi compagni?
"Mi hanno proposto di scommetterci qualcosa e gli ho detto di non avere problemi. Mi sono fatto vedere convinto pure io, però ovviamente ho paura (ride ndr). Tutti noi italiani abbiamo vissuto quanto accaduto con Svezia e Macedonia, e se ci ripenso lo rivivo come un incubo".

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