Sono pochi i calciatori che hanno giocato sia nella Lazio sia nel Bayern Monaco. Edson Braafheid è uno di questi, e alla vigilia dello scontro tra biancocelesti e bavaresi, nel quale ammette di avere il cuore diviso in due, racconta a Fanpage.it la sua esperienza romana e parla degli olandesi d'Italia De Vrij e De Ligt.

Cos'ha pensato quando ha visto il sorteggio che metteva di fronte Lazio e Bayern Monaco?
"Ho pensato che mi avrebbero chiamato per un'intervista, come hai fatto tu! (ride). Ma in realtà ero in preda a una contraddizione tra l'esaltazione e il dispiacere di dover vedere una delle mie due ex squadre uscire agli ottavi".

La Lazio ha faticato a qualificarsi, e sulla carta non c'è partita contro i campioni in carica.
"Il Bayern è attualmente la squadra più forte del mondo. Eppure nel calcio non si sa mai, come dite in Italia ‘la palla è rotonda', il che significa che tutto può succedere. Quel che è certo è che la Lazio perderà molto di più dall'assenza di pubblico allo stadio".

Sta dicendo che il tifo dell'Olimpico è superiore a quello dell'Allianz Arena?
"Assolutamente. Ho sentito un'energia totalmente diversa quando ho giocato a Roma rispetto a quella di Monaco. La passione dei tifosi laziali è assoluta, loro sono veramente il dodicesimo uomo in campo, dando voce a tutto lo stadio, nonostante la distanza della pista d'atletica. Ricordo ancora perfettamente l'intensità e lo spettacolo nei derby contro la Roma e quando affrontavamo la Juventus. A Monaco è diverso, c'è una differenza grande tra il tifoso appassionato della curva e quello che va a vedere la partita come se stesse a teatro nei posti VIP".

Nella sua esperienza romana hai avuto a che fare con Simone Inzaghi, uno dei protagonisti delle ultime stagioni della Lazio.
"O il protagonista principale. Da quando è arrivato è stato capace di trasformare totalmente la squadra a sua immagine e somiglia e soprattutto è riuscito imporre la sua idea di gioco, un'idea di gioco che ha portato a successo e a performance importanti che sono sotto i nostri occhi".

Per chi tiferà in questa eliminatoria?
"Ah, no, non mi fare queste domande (ride). Chiunque andrà avanti sarò contento, ma credo che la Lazio possa sorprendere il Bayern, e in caso ci riuscisse diventerebbe la squadra rivelazione della Champions".

Che ricordi ha di Roma?
"Le prime due settimane vivemmo con mia moglie in un agriturismo a conduzione familiare su un colle vicino Formello. In quel posto, oltre a mangiare benissimo, godemmo di una vista fantastica di Roma e vivemmo due settimane da favola prima di trasferirci a Olgiata. Era impossibile vivere in città, ma anche in provincia la gente ti faceva sentire il suo affetto. In generale ho sentito molto calore umano a Roma".

Come se la cavava con l'italiano?
"Oggi ricordo poco, ma all'epoca qualcosina avevo imparato. Le prime cose, ovviamente, non te le posso dire perché sono parolacce (ride), ma poi ovviamente a livello tattico ricordo ancora a memoria i vari ‘sali', ‘fuorigioco', ‘avanti', che ho imparato fin da subito con Stefano Pioli, che non parlava inglese ma si faceva capire".

C'è un momento in particolare che ricorda con gioia?
"Alla fine della stagione 2014-15 vincemmo 4-2 a Napoli ottenendo una storia qualificazione in Champions League. Al ritorno a casa – dovevano essere le due o le tre di notte – venimmo accolti da tantissimi tifosi in estasi che volevano ringraziarci. Una manifestazione di affetto unica che non ho più rivisto in altre città".

In Italia il problema del razzismo negli stadi è ancora rilevante. Qual è stata la sua esperienza?
"Prima di arrivare avevo sentito tante storie e tanti rumors, ma in due anni a Roma non ho mai sofferto alcun episodio di razzismo, o per lo meno non me ne sono mai accorto. E sui tifosi della Lazio avrei una cosa da dire".

Quale?
"Per loro la cosa più importante non era vincere, ma sudare la maglia. Sia allo stadio sia per strada i tifosi mi hanno sempre valutato per il mio impegno sul campo. Da quando sono calciatore ho sempre dato tutto, a livello fisico e mentale. E i tifosi della Lazio mi hanno sempre mostrato il loro rispetto per quanto facevo in campo, anche dopo una sconfitta".

Com'era la sua relazione con il presidente Lotito?
"Beh, lui non parla inglese e all'inizio è stato molto difficile comunicare. All'epoca non capii alcuni suoi comportamenti autoritari, come quando in alcuni casi ci mandò in ritiro per giorni, qualcosa che non mi era capitato neanche con Van Gaal. Lotito è un presidente che adora la Lazio e prova a fare il meglio per la squadra, e adesso posso capire meglio il perché di quelle decisioni. È una persona speciale. Ma deve molto anche all'operato di Igli Tare, un grandissimo nel suo genere. Da ex calciatore che aveva giocato anche in Germania era venuto a cercarmi lui, e il suo operato era costante giorno per giorno. Tare è sempre vicino ai calciatori della Lazio".

Alla Lazio lei arrivò con De Vrij.
"Un difensore solidissimo che è migliorato in maniera esponenziale in questi ultimi anni. Oggi Stefan è un difensore top, e nella Lazio attuale c'è anche il mio compatriota Hoedt, che ha dimostrato di avere del talento. Eppure credo che nessuno stia al livello di De Ligt".

Cosa vede nel centrale della Juventus?
"È un talento naturale. È già una superstar presente e futura del calcio mondiale. In alcune cose mi ricorda Cannavaro: anche lui è un difensore sereno mentalmente e apparentemente calmo che però, quando occorre, tira fuori tutta la sua grinta. Se De Vrij non sarà titolare nella nazionale olandese è soltanto colpa sua, perché l'altro posto da difensore centrale è di Van Dijk, che fino al suo infortunio era il centrale più forte del mondo".

Per un difensore la Serie A è più esigente della Bundesliga?
"Per una ragione in particolare: si dà molta attenzione alla disposizione tattica. Nella mia carriera ho cominciato da ala sinistra e sono finito a fare il terzino, il che mi ha richiesto un adattamento costante. In Italia ho notato un elevato mix di tecnica e tattica e come difensore ho imparato veramente tanto".

Possiamo dunque dire che Simone Inzaghi è stato più importante di Van Gaal?
(Ride). "Sono diversi, come sono state diverse le situazioni e le epoche. Ma è vero che con Inzaghi alla Lazio sono migliorato tanto, così come fatto con Pioli, che adesso non a caso sta facendo benissimo al Milan…".

In cosa si somigliano la sua Olanda natale e l'Italia calcisticamente?
"Nell'entusiasmo dei ragazzi che giocano per strada. Io mi sono formato giocando dove capitava nel mio quartiere. E a Roma ho visto ragazzini fare lo stesso. E ho notato in loro lo stesso entusiasmo che avevo io da piccolo".