Daniele Portanova: “Facevamo un falò coi giornali e ci ballavamo sopra. Dovevamo farlo sempre”

Daniele Portanova è stato capitano e leader di più di uno spogliatoio: Messina, Siena, Bologna, Genoa. Al di là della fascia, al roccioso difensore romano è sempre stata riconosciuta un'autorevolezza in tutti i gruppi in cui ha giocato in una ventina d'anni di carriera. Era lui a far rispettare le regole non scritte, ma non per questo il suo ruolo di ‘sceriffo' escludeva la partecipazione a episodi più goliardici, come "il falò settimanale dei giornali", rito che divenne abituale ai tempi del Bologna.
Portanova ha militato in rossoblù dal 2009 al 2013, incrociando nello spogliatoio di Casteldebole gente come Viviano ("un pazzo scatenato, portiere fortissimo ma un pazzo scatenato") e Lupatelli ("quello che metteva allegria"). E proprio quest'ultimo fu "l'inventore" del falò in questione, che Daniele racconta al podcast ‘Pro Football'.

Il rito dei giornali bruciati in un falò a Bologna: "Ci ballavamo sopra"
"Noi bruciavamo i giornali, facevamo una cabala che bruciavamo i giornali – ricorda l'ex difensore, oggi 47enne – Facevamo una specie di falò e tutti quanti ballavamo e saltavamo sopra il falò. Lo facemmo una volta e vincemmo facendo ‘sta stronzata, vincemmo e tutte le settimane dovevamo fare ‘sta cosa qua. Tutte le settimane".
Portanova ci ha sempre messo la faccia, non tirandosi mai indietro, anche in momenti di scambi non esattamente amichevoli con qualche tifoso. Dopo un Bologna-Lazio 2-3, in cui Daniele non esultò dopo aver segnato ("io sono nato in Curva Nord, non ho mai nascosto la mia fede, contro la Lazio mi impegnavo il doppio, gli segnavo sempre ma non esultavo mai"), accadde un alterco con un tifoso rossoblù al centro di allenamenti.
Un tifoso a Portanova: "Sei una merda". La reazione: "Tirai il freno a mano e scesi"
"Ci fu una piccola contestazione a Casteldebole dove un tifoso gridava il mio nome dicendo ‘Portanova, sei una merda, dovevi esultare' – racconta l'ex calciatore capitolino – Io là stavo coi miei figli in macchina, ho tirato il freno a mano, sono sceso e l'ho affrontato. Volevo capire il motivo per cui era incazzato: ‘Ma non ti basta che ho fatto gol?'. ‘No, devi esultare', ha detto. Allora gli faccio: ‘Ma se tu fossi stato giocatore e giocavi contro il Bologna e segnavi, esultavi?', ‘No', ‘ E allora che cazzo vuoi?'. Poi questo qua comunque mi mandò una lettera: ‘Mi scuso Daniele, di qua e di là, sei stato un grande perché ti sei fermato, mi hai affrontato a differenza dei tuoi colleghi'. Questo è Daniele Portanova, ho accettato sempre i confronti".