Sua madre è morta quando era ancora un bambino. Suo padre è deceduto nei giorni scorsi. Victor Osimhen ha conosciuto i morsi della vita e della fame fin da piccolo. La storia dell'attaccante venuto dal nulla, dal degrado di uno dei quartieri più poveri di Lagos (in Nigeria) inizia in mezzo al traffico, tra le auto ferme ai semafori. Sognare era un lusso che non poteva permettersi. Nemmeno a occhi aperti. Toccava stare svegli per sbarcare il lunario. Vendeva bottiglie d'acqua agli automobilisti perché quello – dirà nell'intervista a France Football – "era l'unico modo per fare un po' di soldi e mangiare".

Il calcio gli salva la vita. È il gancio in mezzo al cielo che lo tira via da quell'inferno. E "Vic" si dedica anima e corpo all'Ultimate Strikers Academy. Vi arriva strada facendo perché una collaboratrice del suo agente attuale (Jean Gerard Benoit Czajka) lo nota, lo prende sotto la propria ala protettiva, gli mette un paio di scarpette in mano e un campo per provare a se stesso che può farcela. È la buona occasione che Osimhen coglie al volo perché in fondo quel ragazzo che bussava ai finestrini delle vetture aveva qualità, talento, prospettive.

Toc, toc… entra sul palcoscenico in punta di piedi. Sale un gradino alla volta, ma lo fa in fretta. Undici gol in 10 presenze con l'Under 17, 3 reti in 4 gare con l'Under 23 fanno di quel ragazzo sbucato dalla periferia del mondo un diamante grezzo da raffinare. Sbarca in Europa nel 2017, a 19 anni, e va al Wolfsburg. Ma non è ancora arrivato il suo momento: prima s'infortuna alla spalla poi contrae la malaria durante un viaggio in Africa e perde una stagione intera, il treno che lo avrebbe portato fino al ritiro della nazionale e poi al Mondiale di Russia 2018.

"Dio è buono", recita il suo cognome. E con "Vic" lo sarà ancora una volta. Osimhen ricomincia dallo Charleroi: realizza 20 gol in 36 partite ed è come urlare al mondo intero "sono qui, venite a prendermi". Lo fa il Lille che nell'agosto del 2019 versa 12 milioni nelle casse del club belga e investe su di lui: oggi – a 21 anni – vale cinque volte il valore di allora grazie alle prodezze esibite tra campionato (13 gol), Champions League (2 gol), Coupe de la Ligue (2) e Coupe de France (1). Alla porta del Losc c'è una discreta fila di pretendenti, tra cui il Napoli (che lo ha messo nel mirino per sostituire Milik).

L'aquila spiccherà (finalmente) il volo? In attacco può ricoprire tutti i ruoli: punta centrale oppure esterno nel tridente, ovunque lo metti è in progressione che dà il meglio di sé. Ha stazza (è alto 186 cm) e presenza "scenica" in area di rigore, perché se impari a resistere agli urti della vita cosa vuoi che sia il fiato sul collo di un avversario? Sarà (anche) per questo che in media vince 4.4 duelli aerei a partita, tira in media 3.2 volte a match, si trasforma in uomo assist (6 nel complesso finora, prima dello stop alla Ligue 1) e non ha paura di niente. Nemmeno di volare.