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Mondiali di calcio 2026

Chi è l’uomo accusato dalla Bosnia di essere una “spia” dell’Italia prima del playoff per i Mondiali

Un soldato italiano della missione EUFOR Althea è stato scambiato in Bosnia per una spia inviata dall’Italia all’allenamento di Butmir prima del playoff Mondiali 2026.
A cura di Michele Mazzeo
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Alla vigilia di Bosnia-Italia, finale playoff che mette in palio un posto ai Mondiali 2026, in Bosnia è esploso anche il caso della presunta "spia" italiana. A far nascere il sospetto è stata la presenza, durante l’allenamento della nazionale bosniaca a Butmir, di un uomo in abbigliamento militare con una toppa italiana visibile, fermato e allontanato dopo essere rimasto nei pressi del campo oltre i 15 minuti aperti a stampa e pubblico.

La partita si gioca oggi a Zenica e vale un pass secco per il Mondiale: anche per questo il clima si è ulteriormente surriscaldato.

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Chi è davvero l’uomo scambiato per una spia italiana

Secondo quanto riportato dai media bosniaci, l’uomo era un soldato italiano della missione EUFOR presente in Bosnia-Erzegovina. Il militare rimasto vicino al terreno di gioco e poi notato mentre filmava con il cellulare la seduta d'allenamento di Dzeko e compagni. Da lì è partita la protesta della federazione bosniaca.

A quel punto, inevitabili, sono partite le dovute smentite dato che non si tratta di un uomo inviato dalla FIGC né da Gennaro Gattuso. L'uomo accusato di essere una "spia" azzurra è infatti un militare presente nell’area per ragioni del tutto estranee alla partita. Il centro di allenamento di Butmir si trova infatti a ridosso della zona in cui opera EUFOR Althea, la forza dell’Unione Europea impegnata nel mantenimento di un ambiente sicuro e stabile in Bosnia-Erzegovina, con quartier generale proprio a Camp Butmir, Sarajevo.

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Perché la Bosnia lo ha accusato di spionaggio

La Bosnia ha letto quell’episodio come un modo per carpire i segreti della nazionale guidata da Barbarez nella cruciale rifinitura della vigilia. Il soldato italiano infatti sarebbe rimasto a bordo campo anche dopo la fine della finestra iniziale aperta ai media, abbastanza da far scattare l’allarme e una successiva lamentela formale ad EUFOR.

Il quadro che emerge, però, è molto meno romanzesco di quanto possa apparire. Si è trattato difatti di un episodio isolato, senza alcun collegamento con la Nazionale azzurra. Più che una spy story internazionale, dunque un militare che nel tempo libero voleva assistere all'allenamento di Dzeko e compagni (e immortalare il ricordo in un video), un caso gonfiato dalla tensione di una partita in cui Bosnia e Italia si giocano tutto in novanta minuti, o poco più.

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