Caro Javier Zanetti, c'è una cosa che probabilmente il mondo del calcio ha impiegato troppo tempo a spiegarti: da quando sei vicepresidente dell’Inter non puoi più parlare pubblicamente fingendo di essere soltanto Javier Zanetti. Non funziona così.
Puoi continuare a essere la bandiera del Triplete, il capitano eterno, la Legend che la FIFA invita agli eventi e coinvolge nei propri progetti. Ma sei prima di tutto il vicepresidente dell'Inter. Lo sei dal 2014. Ed è precisamente quel ruolo a dare un peso diverso a tutto ciò che dici.
Per questo la scelta di schierarti apertamente in difesa di Gianni Infantino, proprio nelle ore in cui la FIGC ritira il proprio sostegno al presidente FIFA, non è semplicemente discutibile. È imbarazzante. E soprattutto mette in imbarazzo l'Inter.
Perché possiamo raccontarci quanto vogliamo la favola della "presa di posizione personale". È una formula comodissima, buona per mettere una toppa dopo. Ma se il vicepresidente di una delle società più importanti d'Italia interviene pubblicamente su chi debba guidare la FIFA, quella voce non arriva da un ex calciatore. Arriva da un dirigente dell'Inter. Anzi, meglio, arriva dall'Inter.
Altrimenti facciamo un gioco troppo facile: quando Zanetti inaugura un progetto, partecipa a un evento istituzionale o rappresenta il club nel mondo è il vicepresidente dell'Inter; quando invece prende posizione su Infantino torna improvvisamente una semplice Legend. La giacca societaria, evidentemente, si mette e si toglie a seconda della convenienza.
E il quadro è già sufficientemente surreale senza bisogno di aggiungerci altro. Perché nelle stesse ore Ezio Simonelli, presidente della Lega Serie A, ha sentito il bisogno di prendere le distanze dalla scelta della FIGC, sostenendo che si sia trattato soprattutto di un'iniziativa di Giovanni Malagò e spiegando che lui avrebbe preferito aspettare. Una precisazione a sua volta discutibile, che restituisce l'immagine di un calcio italiano in cui ognuno sembra parlare per conto proprio.
Ma almeno Simonelli, nel bene o nel male, ha fatto una cosa chiarissima: ha delimitato pubblicamente la posizione dell'istituzione che rappresenta. Zanetti invece pretende di fare il contrario: prendere posizione su una questione politica e istituzionale enorme e poi lasciare intendere che lo faccia soltanto come ex calciatore. Se persino il presidente della Lega sente il bisogno di spiegare dove finisce la FIGC e dove comincia la Serie A, il vicepresidente dell'Inter non può pensare che basti definirsi Legend per separare le proprie parole dal club che rappresenta.
Il problema diventa ancora più evidente guardando a ciò che è successo attorno a Infantino. In questi anni la FIFA ha dato alle proprie Legends spazio, visibilità, incarichi, commissioni e un ruolo sempre più centrale. Ed è esattamente questo uno degli argomenti utilizzati oggi da Cannavaro, Vieri, Materazzi e dagli altri ex campioni che si sono mobilitati in sua difesa.
Zanetti, però, è un caso diverso anche qui: dal 2025 è vicepresidente della Commissione FIFA per la Responsabilità Sociale del Calcio. Nessuno può sostenere che questo dimostri uno scambio o una riconoscenza dovuta. Ma è evidente che avrebbe consigliato una prudenza ancora maggiore. Soprattutto mentre la Federazione a cui appartiene il club di cui sei vicepresidente prende ufficialmente la direzione opposta.
Ed è qui che la faccenda smette di riguardare Infantino. Zanetti può considerarlo il miglior presidente FIFA della storia, se vuole. Il punto è un altro: un vicepresidente non rappresenta se stesso soltanto quando fa comodo.
Caro Javier, l'Inter ti ha dato una fascia, una carriera, un posto nella sua storia e infine una vicepresidenza. Tu l'hai sempre rappresentata con enorme attenzione. Stavolta no. Stavolta, per difendere Infantino, hai messo la tua amata Inter in una posizione in cui non avrebbe mai avuto bisogno di trovarsi.