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Covid 19
5 Marzo 2020
21:49

Bernardeschi: “Abbiamo chiuso i porti, ma ora con il Coronavirus siamo noi gli emarginati”

Con un lunghissimo post su Instagram il calciatore della Juventus Federico Bernardeschi parla del Coronavirus, ma non dimentica gli ultimi mesi vissuti dall’Italia: “Abbiamo chiuso i porti a chiunque. Abbiamo fatto morire donne e bambini, perché prima veniva la nostra sicurezza, la nostra ricchezza e poi le loro vite. E adesso siamo noi gli emarginati. Ricordiamocelo quando finirà”.
A cura di Alessio Morra
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Federico Bernardeschi oltre a essere un bravissimo calciatore è un ragazzo intelligente e che vive il mondo, spesso sui social ha mostrato di avere grande sensibilità. E il calciatore della Juventus ha dato l'ennesima prova con un lunghissimo post sul suo profilo Instagram in cui ha parlato del Coronavirus, che sta affliggendo l'Italia da alcune settimane:

Un virus sta dominando le nostre paure. Ci terrorizza, limita la nostra libertà, ci fa disprezzare l'altro. Abbiamo chiuso i porti a chiunque, rintanandoci nella nostra fedele cerchia, criticando gli altri la mattina al bar o in coda al supermercato durante la folle corsa per accaparrarci l'ultimo inutile pezzo di pane, che deve essere il nostro e di nessun altro, manco fosse la fine del mondo. Abbiamo deciso di offendere, cacciare, allontanare.

Il messaggio di Federico Bernardeschi

Bernardeschi è stato molto chiaro, ha ricordato quello che è successo nel nostro paese negli ultimi mesi, non dimenticando i porti che erano stati chiusi, dal precedente governo, a chi aveva bisogno di aiuto. E oggi, ironia del destino, è l'Italia ad avere bisogno di aiuto in un momento così complicato:

Abbiamo fatto morire donne e bambini, perché prima veniva la nostra sicurezza, la nostra ricchezza e poi le loro vite. E adesso siamo noi gli emarginati, siamo noi ad essere discriminati e cacciati, rinchiusi tra i confini di un Paese che soffre. Quando tutto questo finirà, ricordiamoci di questi giorni, di questa sofferenza, di questa isteria che ci ha trasformato in animali mossi solo dall'istinto di sopravvivenza, senza ragione, senza rispetto per nessuno. Ricordiamocelo poi, di come ci trasformano disperazione e paura di morire. Ricordiamocelo quando ad aver paura sarà qualcun altro, che chiede aiuto. 

Un virus sta dominando le nostre paure. Ci terrorizza, limita la nostra libertà, ci fa disprezzare l’altro. Abbiamo chiuso i porti a chiunque, rintanandoci nella nostra fedele cerchia, criticando gli altri la mattina al bar o in coda al supermercato durante la folle corsa per accaparrarci l'ultimo inutile pezzo di pane, che deve essere il nostro e di nessun altro, manco fosse la fine del mondo. Abbiamo deciso di offendere, cacciare, allontanare. Abbiamo fatto morire donne e bambini, perché prima veniva la nostra sicurezza, la nostra ricchezza e poi le loro vite. E adesso siamo noi gli emarginati, siamo noi ad essere discriminati e cacciati, rinchiusi tra i confini di un Paese che soffre. Quando tutto questo finirà, ricordiamoci di questi giorni, di questa sofferenza, di questa isteria che ci ha trasformato in animali mossi solo dall'istinto di sopravvivenza, senza ragione, senza rispetto per nessuno. Ricordiamocelo poi, di come ci trasformano disperazione e paura di morire. Ricordiamocelo quando ad aver paura sarà qualcun altro, che chiede aiuto. #Coronavirus #NoOdio #NoDiscriminazione

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