Baltazar sta rivivendo l’incubo, anche lui colpì con una ginocchiata un avversario che poi morì: “Segnato a vita”

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Baltazar è stato capocannoniere della Liga e nazionale brasiliano
L’ex nazionale brasiliano Baltazar racconta cosa accadde dopo che colpì in uno scontro violentissimo il portiere avversario Gallardo, causandone la morte dopo qualche giorno: “Ho dovuto imparare ad accettarlo per poter andare avanti. Dio mi ha confortato affinché potessi sopportarlo”.

La morte del centravanti del Tenerife Jesus de Miguel qualche ora dopo essere stato colpito dal portiere dell'Andorra Jesus Owono con una ginocchiata violentissima al petto è una tragedia che ha lasciato attoniti tutti, non solo nel mondo del calcio. Uno in particolare è rimasto molto scosso: Baltazar Maria de Morais Junior. All'ex attaccante brasiliano capocannoniere della Liga sono tornati in mente momenti molto dolorosi della propria vita, quando fu lui a trovarsi al posto di Owono, provocando – ovviamente fortuitamente – la morte di un avversario in seguito a uno scontro di gioco durante una partita. Una vicenda che lo ha "segnato" per tutta la vita e che è riuscito a superare a fatica grazie alla fede.

Il precedente che ricorda la morte di de Miguel: lo scontro fatale tra Baltazar e Gallardo in partita

Sono passati quasi quarant'anni, era il 21 dicembre 1986. Allo stadio Balaidos di Vigo, durante Celta-Malaga di Segunda Division, il portiere del Malaga José Antonio Gallardo Marin, all'epoca 25enne, uscì coraggiosamente per intercettare un pallone diretto verso la porta. In quegli stessi attimi, Balzatar – punta di diamante del Celta, che poi sarebbe diventato Pichichi tre anni dopo sfruttando gli assist di Paulo Futre all'Atletico Madrid – si lanciò a tutta velocità per arrivare prima sulla sfera. I due si contesero la palla in contemporanea, l'impatto fu violentissimo. Il ginocchio del brasiliano, all'epoca 27enne, prese in pieno la testa del portiere.

Gallardo subì una tripla frattura all'osso parietale e fu ricoverato a Vigo. I primi esami non evidenziarono danni neurologici gravi e dunque gli fu dato il via libera per tornare a Malaga a Natale, con la sola raccomandazione di riposare. Il 7 gennaio 1987 il portiere ebbe un'emorragia cerebrale devastante, con la rottura di un'arteria nel lobo temporale, nella stessa zona del colpo. Gallardo entrò in coma e morì il 15 gennaio, a meno di un mese dallo scontro con Baltazar.

Il calciatore brasiliano – che era noto per essere un "atleta di Cristo", molto religioso – dopo l'incidente si recò in ospedale a Vigo per chiedere scusa, ribadì che l'accaduto era stato fortuito e senza alcuna intenzione cattiva, e pregò con la Bibbia insieme alla famiglia. Poi arrivò la morte di Gallardo, Baltazar rimase distrutto. Per lui non ci furono squalifiche, né vennero aperti procedimenti penali: era un rischio di gioco accettato, la famiglia del portiere lo esentò da ogni colpa riconoscendo l'episodio come incidente.

Il ricordo di Baltazar quarant'anni dopo: "Uno dei momenti peggiori della mia vita, è stato molto difficile elaborarlo"

Oggi Baltazar ha 67 anni e ha raccontato ad ‘AS' cosa sta provando e cosa si sente di dire a Owono, autore dell'intervento che è costato la vita al povero de Miguel e che è tuttora sotto shock e molto provato: "Non ho voluto vedere le foto. È terribile che sia successa una cosa del genere, e mi ha riportato alla mente i momenti traumatici che ho vissuto molti anni fa. L'immagine del portiere a terra e di come lo portavano via in barella è ancora impressa nella mia mente. Andai a trovarlo in ospedale, mi scusai e gli dissi una cosa ovvia ma necessaria: che si era trattato di uno scontro fortuito. Non avrei mai potuto immaginare cosa sarebbe successo dopo, una vera tragedia. Uno dei momenti peggiori della mia vita, è stato molto difficile per me elaborarlo. Spesso mi chiedevo come una collisione casuale potesse causare la morte di un calciatore, eppure è successo. Mi ha segnato profondamente".

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Baltazar oggi a 67 anni

L'ex vincitore della Copa America col Brasile nel 1989 ha spiegato come è riuscito a superare quel trauma così profondo: "Con l'aiuto di Dio e la coscienza pulita, sapendo di non aver agito con cattiveria, non ho provato alcun senso di colpa. È stato un terribile incidente e ho dovuto imparare ad accettarlo per poter andare avanti. Dio mi ha confortato affinché potessi sopportarlo e ha dato al mio cuore la forza di superare quel terribile evento".

Il consiglio del brasiliano a Owono: "Non deve ritirarsi dal calcio, è stato un incidente sfotunato"

Nessuno meglio di Baltazar può immedesimarsi in Owono in questi giorni terribili anche per lui: "Immagino che stia passando un inferno. Sono momenti incredibilmente difficili che lasciano un segno indelebile. È chiaro che la tragedia più grande è per la famiglia della vittima, ma anche il portiere soffrirà moltissimo. Anch'io ho vissuto un'esperienza simile, ma sono riuscito a superarla rivolgendomi a Dio e alla Bibbia. Le circostanze sono simili. Se credi di aver fatto qualcosa di sbagliato, dovresti parlare con Dio e chiedere perdono. Ma se, come nel mio caso, si è trattato semplicemente di un'azione molto sfortunata, dovresti tranquillizzare la tua coscienza e continuare a vivere in pace. Questo porterà pace alla tua anima".

"Non credo che debba rinunciare al calcio o sentirsi in colpa perché si è trattato di uno sfortunato incidente – è il consiglio del brasiliano al portiere guineano – È stato il protagonista sfortunato di un evento drammatico finito nel peggiore dei modi, ma deve continuare a vivere e accettare che si è trattato di una disgrazia nata dalla sfortuna. Questi sono momenti duri e dobbiamo essere forti per superarli. Spesso non sappiamo perché accadono le tragedie, ma accadono. È come un incidente d'auto in cui si è coinvolti e qualcuno muore. Non si può smettere di vivere per questo. Bisogna accettarlo e conviverci, se non c'era alcuna intenzione maligna. Non dovremmo punirci cercando la causa, perché probabilmente non la troveremo. Solo Dio conosce il motivo di ogni cosa. Un grande abbraccio a tutta la famiglia del defunto e tanta forza al collega che ora soffre in silenzio".

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