Aymeric Laporte: “In Arabia se esci di casa resti 5 ore in auto. Sono fanatici, ti filmano ovunque”
Aymeric Laporte è tornato a giocare in Spagna all'Athletic Bilbao l'estate scorsa. Il suo club d'origine l'ha accolto a seguito della sua ultima esperienza in Arabia Saudita, all'Al Nassr. In compagnia di Cristiano Ronaldo e Mané, Laporte ha potuto proseguire la sua carriera dopo una lunga militanza al Manchester City in cui è stato parte integrante del progetto di crescita del club. Dal 2017 al 2024 Laporte ha collezionato qualcosa come 180 presenze diventando una sorta di bandiera per la società inglese.
Ma l'Arabia Saudita resta un'esperienza difficile da dimenticare, non soltanto dal punto di vista sportivo. Laporte ne ha parlato nel corso di un'intervista al podcast di Mario Suarez nella nuova puntata di ‘El Camino de Mario'. Qui Laporte ha parlato proprio della scelta di andare in Arabia dopo la lunga esperienza al City: "Sapevo che avrei avuto meno minutaggio al City e un trasferimento in un'altra squadra in Europa sarebbe stato difficile per via dei costi e così gli unici in grado di offrire una cifra del genere erano i sauditi". Ma spiega: "È stata un'esperienza con luci e ombre. La gente era fanatica del calcio".
Laporte ha spiegato di aver scelto l'Al Nassr anche come prova personale. Capire se per due anni sarebbe potuto essere una soluzione duratura. E invece non è stato così: "Se sei un tipo casalingo può andare bene, ma c'è parecchio traffico – spiega -. Per esempio, vivevo in un complesso residenziale privato, lontano dal centro sportivo, quindi passavo dai 45 minuti a un'ora e un quarto per andare agli allenamenti ogni giorno. E ovviamente si trattava del tragitto di andata e ritorno; in più, se volevi uscire di nuovo nel pomeriggio con la famiglia o altro, significava un'altra ora. Così finivi per passare cinque ore al giorno in macchina".
Il complesso a cui si riferisce Laporte sono i compound, dove tutto è in stile europeo. All'interno ci sono scuole, piscine… tutto ciò che si può immaginare. Si tratta di un quartiere particolare, costituito da una zona delimitata di edifici, in cui possono entrare solamente i residenti e dotato di ogni tipo di comfort. "Questo rendeva un po' difficile fare cose con la famiglia o semplicemente spostarsi nella routine quotidiana, ma insomma, nei limiti del possibile… poi, lì la gente è appassionata di calcio in maniera fanatica; sono sempre su Snapchat a filmare tutto il giorno: qualsiasi cosa tu faccia, sono lì, sempre addosso. Quindi ci sono aspetti davvero positivi e altri molto negativi".
Per Laporte dunque, è stata un'esperienza non particolarmente esaltante. Anche dal punto di vista climatico. "Per quanto riguarda il livello del campionato, credo sia migliorato, ma è vero che è molto dura correre lì a causa del caldo: voglio dire, si raggiungono facilmente i 42 gradi. E ovviamente, per quanto tu sia in forma, a 42 gradi la fatica si sente eccome". Laporte evidenzia lo stile di vita in Arabia Saudita. Per lui non è soltanto una questione di soldi, ma anche di benessere e serenità. Il difensore ha voluto raccontare questa storia anche per far capire che oltre al denaro c'è di più. E infatti, nonostante uno stipendio da sogno, la vita quotidiana alla fine prevale sempre su tutto, specie se si tratta di mettere nelle migliori condizioni possibili la tua famiglia. Non è un caso che diversi giocatori – non tutti chiaramente – abbiano poi pensato di lasciare l'Arabia per fare ritorno in Europa.