
La storia di Antonio Vergara racconta molto di più di quello che sembra, un ragazzo di Napoli che nel Napoli si sta pian piano consacrando. Il calcio italiano fra due mesi si gioca tanto, non si gioca tutto perché il tutto non è contemplato nel calcio, ci sono squadre arrivate fino ai campionati non professionistici che poi sono ripartite meglio di prima. Si gioca tanto perché non si va ai Mondiali dal 2014, dopo due tornei a dir poco orribili e una terza "divanata" ci porterebbe ancora più giù, dove puoi davvero iniziare a pensare che il tuo livello sono la Macedonia del Nord e il Kosovo (squadre che non batteremmo facilmente oggi). Nasce qui la domanda che Luigi Comencini si faceva nel 1974, dando il titolo a un suo film: "Dio mio come sono caduta così in basso?" (lì in realtà c'era il punto esclamativo). Sono ormai quasi venti anni che ce lo chiediamo, Fabio Caressa da una spiaggia brasiliana già ne parlava e a guardare il video sembra un ragazzino rispetto a oggi.
Cosa è andato storto? In questi venti anni abbiamo tirato fuori di tutto, dai ragazzini che non giocano più nel cortile alle mamme troppo apprensive che li fanno esercitare con il pallone solo un'ora al giorno e con la maglia di lana sotto. Poi siamo passati alla poca lungimiranza dei politici del calcio e non solo e poi al fatto che i nordeuropei sono più piazzati di noi, in senso fisico, e in questo calcio ci sovrastano. Le ultimissime tendenze sono che sport "borghesi" come nuoto e tennis sono meglio considerati dalle famiglie italiche e che i giovani non hanno voglia di fare niente (beh, questa la usiamo un po' per tutto). Ci sono poi gli evergreen: troppi stranieri in serie A, abbiamo gli stadi di cinquant'anni fa e così via.
Nessuno sa se queste sono cause, concause, dettagli, sciocchezze, ma poi, in un mercoledì sera di gennaio, vedi giocare Antonio Vergara, classe 2003 (ripeto, classe 2003!) e capisci che c'è davvero qualcosa che non va, c'è una sorta di tappo che ostruisce il bello prima di tutto, ma anche il buono se consideriamo quello che il calciatore ha fatto questa sera.

Antonio Vergara a 23 anni già compiuti ha giocato 5 partite in serie A e 3 in Champions League, con un gol all'attivo contro il Chelsea. Adesso diamo questo promtp all'AI, una qualsiasi, chiedendole: "C'è un calciatore spagnolo, Antonio Vergara (il cognome lo teniamo perché ha origini basche ed è la forma castigliana di Bergara), è un grande talento tecnico che gioca da attaccante. Quante partite ha già giocato fra i professionisti un calciatore del genere al Barcellona (e ho detto Barcellona non il Valladolid, con tutto il rispetto)?". L'AI, qualsiasi AI, vi risponderà: più o meno 150 in Liga e circa 50 in Champions League.
Di fronte a questa risposta, cosa pensare? E' difficile pensare qualcosa perché il disastro è così evidente che c'è anche l'aggravio: al suo posto in estate è stato comprato un giocatore inadeguato per 25 milioni di euro più bonus. Di storie vergariane purtroppo il calcio italiano è zeppo e sono una luce nel buio i Filippo Mané che vanno a Dortmund ed esordiscono a 20 anni in Champions League contro l'Inter. Questo andazzo è tipico di ogni società di serie A, anche quelle che farebbero bene a crescere bene e con cognizione di causa i talenti, mettendoli alla prova, invece tutte, le squadre top soprattutto, si affidano a giocatori che solleticano la piazza, hanno procuratori abili nel fare pacchetti da far gestire alla società poi negli anni e a nomi spendibili ovunque, soprattutto nel mondo famelico dei social, dove si decide la posizione in classifica prima dell'inizio dei campionati.
In altri paesi non fanno come noi e rispetto a noi le loro squadre, oltre che per forza di cose le loro Nazionali, hanno calciatori di livello eccelso e un'identità calcistica contemporanea. Antonio Vergara è all'inizio di una carriera di buon livello ma per colpa di non so chi non è detto che arrivi al livello eccelso (ad esempio non riesce a reggere fisicamente dopo i 60 minuti), perché crescere assaporando queste partite a 17 anni non sarà come crescere iniziando ad assaporarle a 23. Antonio Vergara è un bel talento del Napoli e del calcio italiano ma anche il simbolo perfetto del nostro disastro.
Ora però dobbiamo andare ai Mondiali. Perché dovremmo farlo? Perché Gattuso c’ha la grinta.