Antonio Pintus dice cosa non funziona in Italia: “Se Carvajal perde in partitina volano bottiglie”

Antonio Pintus è il preparatore atletico più importante, noto e vincente – con 30 titoli centrati – nel mondo del calcio. Un punto di riferimento per diversi club, allenatori e giocatori e un vanto per l'Italia. Oggi al Real Madrid, Pintus ha raccontato i segreti dei Blancos e non solo in una lectio magistralis all’evento “Training in Soccer: all in one day”, che si è tenuto all‘Università degli Studi di Urbino e dedicato all’evoluzione del calcio negli ultimi anni. Le sue parole hanno immediatamente colpito tutti i presenti.
Un discorso brillante, illuminante e assolutamente condivisibile ha coinvolto inevitabilmente tutti i presenti. Tra i segreti di questo lavoro e alcuni aneddoti legati alla sua lunga esperienza nel calcio, Pintus ha sottolineato anche ciò che secondo lui non va bene nel calcio italiano. La differenza tra la Serie A, la Premier e la Liga, sta tutta in un piccolo dettaglio che Pintus spiega subito: "Al Real, tutti vogliono vincere le partitine. Se Dani Carvajal (capitano del Real Madrid, ndr) perde, volano le bottiglie”.
Pintus cerca di far capire a tutti di non concentrarsi troppo su numeri, tempi, dati, analisi e altre cose di questo tipo. Il problema sta proprio nel non riuscire a seguire quel determinato giocatore perché gli addetti ai lavori sono focalizzati su altro. “Se siamo più lenti di inglesi e spagnoli è perché durante l’allenamento loro fanno sul serio – ha detto Pintus che ha poi spiegato il suo punto di vista sulla questione a ‘Il Ducato' -. Io non alleno i dati, io alleno i giocatori. Nel 1995 riuscivo a calcolare il picco di potenza con un semplice cronometro. Potevo allenare una squadra anche usando sedie e secchi di patate".

Pintus e l'esempio di Nedved dopo aver perso la partitina
Oltre all'esempio di Carvajal, in un video diventato subito virale, Pintus spiega anche cosa accadeva ad altri calciatori facendo l'esempio di Pavel Nedved. "Attenzione nuove generazioni, non allenate sti ca**o di dati, allenate un essere umano con il suo spartito e il suo animo – aggiunge ancora -. Se tu hai in squadra Pavel Nedved che per aver perso la partitina d'allenamento si mette a fare 10 volte i 100, è normale che l’intensità aumenta. Se non c’è questo a che intensità vogliamo arrivare?". Insomma, più ascolto e visione del singolo atleta e delle sue attitudini, che concentrazione su dati e altri strumenti.